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Visit Industry Marche - Carta

Difficoltà media
Industria, cultura e territorio in un solo viaggio

Ci sono luoghi del lavoro marchigiano, tecnologici o artigianali, che conservano nei loro musei, nei loro spazi operativi, un patrimonio di storia, conoscenze, bellezza meritevole di essere conosciuto. Visit Industry-Marche offre ai visitatori il piacere di conoscere dal vivo una selezione di eccellenze di questi luoghi del ‘Made in Marche’, sotto forma di itinerari turistici di innovativa concezione. Il soggetto principale è quindi la visita alle imprese d’eccellenza, che hanno portato alla regione ricchezza, qualità e innovazione: da queste si dipana un filo conduttore simbolico, sensoriale ed esperienziale che coinvolge anche i capolavori dei grandi Maestri dell’Arte e le produzioni dell’artigianato di qualità, per accompagnare il turista nei vari itinerari a tema. 

Visit Industry-Marche nasce da una rete che ha creato nel tempo il ‘Paesaggio dell’Eccellenza’. L’Associazione infatti si è costituita nel 2005 per valorizzare il patrimonio industriale del territorio recanatese, per poi estendersi all’intera Regione, accogliendo le più significative realtà produttive che hanno tracciato la storia marchigiana in vari settori: industriale, fashion, design, tecnologia d’avanguardia, produzione artigiana. 

I percorsi di Visit Industry-Marche: dalla visita all’impresa di eccellenza si dipana un filo conduttore esperienziale che accompagna il turista nei vari percorsi: sette itinerari tematici definiscono le aree delle migliori produzioni del manifatturiero marchigiano unite a luoghi, atmosfere e percorsi paesaggistici, culturali e di piacere. 

Carta: nell'itinerario 'Carta' non poteva mancare il settore del patrimonio letterario e delle biblioteche storiche delle Marche, che inizia dalla visita ad aziende che stampano libri e produzioni editoriali con impianti all'avanguardia, abbinate alla Biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati, alla Biblioteca Planettiana di Jesi e alla Biblioteca del Monastero di Fonte Avellana a Serra Sant'Abbondio. Il viaggio del sapere tra cartiere, tipografie e fantasie artistiche è una vera e propria immersione nel regno della Carta, a partire dalle cartiere storiche più celebri di Fabriano, per procedere in quelle di Sassoferrato, Matelica e Fermo, storiche e attuali.

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Target: Business & Meeting

Le tappe dell'itinerario

  • Serra Sant'Abbondio
    0721.730120
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Serra Sant'Abbondio
    Serra Sant'Abbondio si trova sul versante sinistro dell'alta valle del Cesano, al confine sud-occidentale della provincia pesarese, a ridosso delle boscose pendici orientali del Monte Catria. Il territorio comunale, abitato sin dall'età del bronzo, fu teatro, durante la prima guerra italica (295 a.C.), degli scontri tra i romani e la coalizione gallo-sannitica, nonché, nel 552 d.C., della battaglia tra l'esercito bizantino di Narsete e quello dei Goti di Totila.
    Il centro storico conserva due delle quattro antiche porte d'ingresso: la Porta Santa, con sovrastante torre dell'orologio, e la Porta Macione (sec. XIII). 
    Di notevole interesse architettonico sono la Chiesa di San Biagio, con la cripta paleocristiana risalente al V secolo, e l'antico Eremo camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana, che si trova sulle pendici del Monte Catria. Le sue origini risalgono alla fine del primo millennio e sono strettamente legate alla storia della congregazione dei Camaldolesi. L'eremo fu fondato da San Romualdo nel 980 e fu ricordato da Dante Alighieri che vi soggiornò nel 1310. Decisamente monumentale il complesso medievale costituito dalla chiesa con cripta, dalla sala capitolare, dal chiostro e dal suggestivo scriptorium. Da ricordare inoltre, fuori dell'abitato, l'edicola detta della Santa Maria della Canale, abbellita da un affresco del sec. XV.

    A Serra Sant'Abbondio esiste ancora oggi una Comunanza Agraria, erede della medioevale Università degli Uomini Originari.

    L'evento più importante di Serra Sant'Abbondio è il Palio della Roccauna rievocazione storica nata nel 1987, che prevede una disfida che ha luogo la seconda domenica di settembre fra i 3 antichi borghi e i 3 castelli che componevano il territorio medievale di Serra Sant'Abbondio, disputata tramite la corsa delle oche.
  • Biblioteca di Fonte Avellana
    0721/730261
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Biblioteca di Fonte Avellana

    Nel novero delle biblioteche più antiche è da includere la Biblioteca dell’Eremo di Fonte Avellana, nata nel lontano 980 insieme al monastero stesso, il quale comprende anche la cripta (del secolo X), la chiesa (del secolo XII), la sacrestia (del secolo XVIII), il chiostro (del secolo XI) e lo scriptorium ( del secolo XII).

    E’ di proprietà della Congregazione dei Monaci Camaldolesi dell’Ordine di S. Benedetto. Sin dall’epoca medievale offriva accanto allo scriptorium utilizzato per trascrivere le opere dei Santi Padri e per la redazione di nuove opere, un ricca biblioteca voluta da San Pier Damiani ad uso della comunità avellanita (sec. XI), incrementata in periodo umanistico dal Cardinal Bessarione, commendatario dell’Abbazia .

    La Biblioteca storico-monastica fu fatta allestire nel 1733 dall’abate Giacinto Boni, grande amante delle scienze e delle lettere, ed è disposta nella ricca scaffalatura in noce del sec. XIX e divisa in scomparti per materia.

    Essa fu depredata per ben due volte dei suoi libri: nel 1811, a seguito della soppressione napoleonica i libri più importanti furono trasferiti nella biblioteca di Brera a Milano e gli altri a quella di Urbino. Questi ultimi furono recuperati nel 1816 ma con la nuova soppressione del 1866, la biblioteca fu nuovamente spogliata e i libri trasferiti alla Biblioteca Marini di Pergola. Fortunatamente il monastero riuscì di nuovo a rientrarne in possesso nel 1933.

    Oggi contiene quasi tutto il patrimonio librario antico di Fonte Avellana che è costituito da circa 25.000 volumi tutti stampati a partire dalla scoperta della stampa (il libro più antico è un incunabolo del 1470) fino alla fine del sec. XIX. Tali volumi comprendono alcuni incunaboli e circa mille cinquecentine, con una prevalenza di testi di teologia, patristica e scienze umane

    Oggi la Biblioteca storico-monastica non è più solo un luogo di conservazione dei testi ma anche centro di incontro e di promozione culturale.

    A sinistra del corridoio d’ingresso, in una sala solida e massiccia del sec. XI, inizialmente utilizzata come foresteria per i pellegrini, è situata la biblioteca moderna dedicata a Dante Alighieri e inaugurata nel 1965, in concomitanza al VII centenario della nascita di Dante che, nel Canto XXI del Paradiso della Divina commedia, dialogando con San Pier Damiani, descrive il luogo dove si trova Fonte Avellana, tanto da far pensare ad una sua presenza nell’eremo intorno al 1318, anno in cui era in esilio nella vicina città di Gubbio.

    Essa custodisce circa settemila volumi, di contenuto prevalentemente teologico, letterario, filosofico, storico e patristico.



  • Jesi città di Federico II, di G.B. Pergolesi e del Verdicchio
    0731 538420 - 0731.5381
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Jesi città di Federico II, di G.B. Pergolesi e del Verdicchio

    Jesi è situata nella valle bassa del fiume Esino ed è la città più importante della Vallesina. È la terza maggiore città della provincia di Ancona, dopo il capoluogo e Senigallia.
    Nel1969 è stata segnalata dall'UNESCO come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.

    COSA VISITARE
    La cinta muraria, perfettamente conservata, fu edificata sul precedente tracciato romano tra il XIII e il XIV secolo. Dotata di porte, torrioni quadrati, poligonali e cilindrici e cortine coronate da beccatelli, fu ampliata dal grande architetto militare Baccio Pontelli nel Quattrocento.

    In Piazza Federico II, l’area dell’antico foro romano, dove nacque l’imperatore Federico II di Svevia il 26 dicembre 1194, si erge la Cattedrale di San Settimio.
    Nei pressi sono situati l’ex chiesa di San Floriano, ora adibita a Teatro Studio, e il Museo Diocesano, allestito all'interno di Palazzo Ripanti.

    In Piazza Ghislieri si trova il Museo Federico II Stupor Mundi, primo grande museo multimediale dedicato alla figura dell'imperatore di Svevia, che attraverso sedici sale tematiche racconta la vita e le gesta di Federico II.

    In Piazza Colocci, si erge il Palazzo della Signoria, della fine del sec. XV, capolavoro di architettura civile rinascimentale, progettato da Francesco di Giorgio Martini, che ospita la Biblioteca Planettiana e l’Archivio storico comunale.
    Notevole è la Sala Maggiore, con soffitto ligneo del ‘500 e antica scaffalatura del ‘700 proveniente da Palazzo Pianetti Vecchio di via Valle, oggi sede dello Studio per le Arti della Stampa.

    In Piazza della Repubblica prospetta il Teatro Pergolesi, originariamente denominato “della Concordia”, edificato tra il 1790 e il 1798. e dedicato al noto compositore Giovan Battista Pergolesi, nato a Jesi nel 1710.
    Nella parallela di Corso Matteotti, in via XV Settembre, si erge Palazzo Pianetti (sec. XVIII), con giardino all’italiana, sede della Pinacoteca Civica, che vanta un consistente gruppo di opere di Lorenzo Lotto e una magnifica Galleria a stucchi Rococò.
    Degna di nota è la Chiesa di San Nicolò, lungo Corso Matteotti, la più antica di cui si conservi memoria scritta, di origine romanica ma rimodellata in forme gotiche.
    Fuori dalla cinta muraria sorge la Chiesa benedettina di San Marco, del sec. XIII, in stile gotico.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Il prodotto tipico della zona è il vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei vini DOC più famosi e conosciuti delle Marche; il vino Verdicchio Castelli di Jesi Riserva è anche riconosciuto DOCG.
    Tra i vini rossi si segnala il vino Doc Lacrima di Morro d’Alba, prodotto nel territorio del comune di Morro d’Alba .
    Un vino tradizionale dello jesino è il vino di visciola, bevanda alcolica, dolce e aromatizzata, ottenuta da ciliegie selvatiche fatte fermentare nel vino rosso.

    La lonza di fico, una leccornia di fichi essiccati, noci, mandorle e sapa, è una golosa specialità locale.
    L’Enoteca Regionale, ubicata presso Palazzo Pianetti, è un centro di promozione e degustazione di vini tipici e delle prelibatezze della zona; nello stesso Palazzo ha sede Italcook, una scuola italiana di cucina.

    Tra gli eventi di rilievo che hanno luogo a Jesi durante l’anno si segnalano: il Monsano Folk Festival in agosto, il Festival Pergolesi Spontini in autunno, la Fiera di San Settimio a settembre e la rievocazione storica del Palio di San Floriano, la prima settimana di maggio, in occasione del quale la città si tuffa nel medioevo e nel pomeriggio del Palio stesso, con l'annuncio dell’araldo banditore, si dà il via ad un ricchissimo calendario di appuntamenti con la storia.

  • Biblioteca Planettiana
    0731/538345
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Biblioteca Planettiana
    Nel 1907 il marchese Bernardo Pianetti cedette al Municipio di Jesi la sua celebre e copiosa libreria la cui origine risale indietro di alcuni secoli.
    Infatti, Cardolo Maria Pianetti così si definiva dovendo presentare le sue referenze per l’ammissione all’accademia veneziana di Almorò Albrizzi: "scienziato negli studi di umanità ed erudizioni, nella filosofia, in matematiche, dottore dell’une e dell’altre leggi… possiede in Jesi un’insigne biblioteca fornita di rarità de libri di tutte le Scienze, ereditata dallo zio Monsignor Giuseppe Pianetti Vescovo di Todi" (1708).
    Questa raccolta libraria, ereditata con vincolo testamentario di consentirne l’uso pubblico rispecchia la vasta cultura umanistica e di giurista dello zio, il vero collezionista della famiglia Pianetti. Cardolo Maria per favorire l’uso pubblico della libreria, accresciuta nel frattempo con altre due collezioni, quelle avute in dote dalla moglie Susanna Mannelli – riguardanti soprattutto classici latini e greci oltre a libri sul diritto, la storia, la geografia e i viaggi – e quelle appartenute ad un altro zio, Carlo Maria vescovo di Larino, fratello del già noto Giuseppe, fece redigere nel 1738 un splendido catalogo manoscritto dai frati minori osservanti del convento di San Francesco di Ancona.
    La libreria risulta essere ricca di quindicimila libri, per la maggior parte dei secoli XVI e XVII e di famose edizioni che si riferiscono a luoghi come Venezia, Roma, Padova, Parigi, Lione, Basilea, Colonia, Francoforte, Londra. Vi sono contenuti anche 16 incunaboli, quasi tutti di argomento classico. Degna di considerazione è anche una ricca raccolta di gazzette datate dal 1655 al 1723, e una collezione di Lunari o Almanacchi, dei secoli XVII e XVIII.
    La già copiosa biblioteca venne accresciuta nel 1787 con ulteriori lasciti da parte del Cardinale Gaspare Bernardo Pianetti, Vescovo di Viterbo, e donata appunto nel 1905 al Comune di Jesi da Bernardino Pianetti. Oggi questo fondo arricchito anche dell’archivio Pianetti costituisce uno dei complessi documentari più notevoli della Biblioteca Planettiana.

    La Biblioteca comunale Planettiana ha sede nel suggestivo e rinascimentale Palazzo della Signoria, opera del celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini, che affaccia la sua possente mole sulla celebre piazza Colocci, sita nel centro storico jesino. La struttura è stata edificata fra il 1486 e il 1498, mentre la torre è stata parzialmente ricostruita nel 1661 (in seguito al terremoto che la distrusse nel 1657). Particolarmente caratteristico è l’orologio posto sulla torre, la cui macchina venne ricostruita ex-novo nel 1939 dall’orologiaio marchigiano Edoardo Marconi. L’antica macchina oraria sita sulla torre del palazzo era stata realizzata nel 1723 dal costruttore veneto noto col nome di Antonius Molinarius, come si apprende da un’incisione presente sul telaio della macchina.
    Al secondo piano del palazzo, nella sala che ospita la rara e preziosa collezione libraria Pianetti, donata dalla nobile famiglia jesina al Comune agli inizi del Novecento, si possono ammirare anche due splendidi globi della fine del XVII secolo, la cui circonferenza supera i 3 metri, realizzati dal cosmografo veneto Vincenzo Coronelli.
  • Sassoferrato
    0732.9561 (Centralino) - 0732.
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Sassoferrato

    Sassoferrato sorge sul versante orientale dell'Appennino con il centro abitato posto su due livelli: il rione Borgo a circa 310 m s.l.m. ed il rione Castello a circa 400 m s.l.m, dominato dai resti della Rocca, massiccia costruzione militare risalente al XIV sec, costruita per ordine del Cardinale Albornoz nel 1365.

    Nel territorio di Sassoferrato si trova l'antica città romana di Sentinum, teatro della celebre Battaglia delle Nazioni (295 a.C.), che vide la vittoria dei romani sui Galli e i Sanniti e nella cui area archeologica, di notevole interesse, sono visibili le strade selciate, il cardo e il decumano, i resti di un tempio termale ed il quadriportico di una grande costruzione fuori dalle mura della città.

    Il Museo Civico Archeologico è allestito all’interno del Palazzo dei Priori, un edificio costruito nel 1355 in seguito alla nascita del libero Comune. Le sale principali di questo settore del Museo sono caratterizzate dalla presenza di pavimenti a mosaico e l’allestimento riproduce idealmente l’ingombro dei muri delle stanze in cui si trovavano in origine. I reperti illustrano diversi aspetti della vita quotidiana e della società nell’antica città romana di Sentinum. Al piano terra di Palazzo dei Priori è ospitata la Sala Perottiana, in cui è custodita una preziosa raccolta di reliquari bizantini e fiamminghi, tra cui l’Icona di San Demetrio del XIV sec. Questa opera d’arte, di piccole dimensioni, è un mosaico su supporto ligneo rivestito in lamina d’argento sbalzato e dorato di rara fattezza.

    Interessante è la Civica Raccolta d'Arte, custodita presso Palazzo Oliva, che comprende ventisei pregevoli dipinti databili dal Quattrocento alla fine del Settecento. Tra le opere che compongono la Raccolta figurano due tele di Giovan Battista Salvi (Sassoferrato 1609 - Roma 1685), il grande pittore universalmente conosciuto come Il Sassoferrato, protagonista del classicismo europeo, a cui è dedicata la Rassegna Premio internazionale d'arte contemporanea G. B. Salvi, che si svolge durante il periodo estivo.

    Da visitare: il Museo della miniera di zolfo, ubicato nella frazione di Cabernardi, che illustra la storia di quello che per lunghi anni è stato il più importante centro minerario solfifero d’Europa; il Museo delle Arti e Tradizioni popolari, ubicato in un ex convento, dove è stata ricostruita una tipica casa colonica sassoferratese; la raccolta Incisori Marchigiani, che comprende oltre quattrocento opere grafiche (tra cui diciassette disegni), realizzate da duecentodieci artisti marchigiani.

    Altro sito da non perdere nei pressi di Sassoferrato, è l'Abbazia di Santa Croce, costruita nel finire del XII secolo dai Conti Atti con materiali provenienti dalla vicina Sentinum.

  • Fabriano città della carta
    0732.7091
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Fabriano città della carta
    Fabriano è nota per la produzione della carta e per la filigranatura dei fogli, invenzione introdotta dai mastri cartai fabrianesi nella seconda metà del XIII secolo.
    È, oltre a Bologna, l'unica città italiana appartenente alle Città creative dell'UNESCO; nel 2013 è stata inserita nella categoria Artigianato e Arti popolari, titolo riconosciuto soprattutto grazie alla produzione della carta fatta a mano.
    COSA VISITARE
    Gli edifici di architettura religiosa più significativi sono la Cattedrale di San Venanzio, risalente al 1600 che custodisce la cappella di San Lorenzo affrescata da Allegretto Nuzi nel 1360; il complesso conventuale di San Domenico, nel cui interno (ora adibito a Museo della Carta e della filigrana) si possono ammirare due pregevoli chiostri quattrocenteschi e la decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano; la chiesa diSan Filippo, la chiesa diSan Biagio eSan Romualdo, nella cui cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell'Ordine Camaldolese, morto nel territorio comunale; la chiesa di Sant’Agostino, di epoca tardo-duecentesca, impreziosita da due importanti cappelle gotiche interamente affrescate agli inizi del XIV secolo dal Maestro di Sant'Emiliano, pittore di scuola giottesca riminese; la chiesa diSan Nicolò, la chiesa diSan Benedetto, con preziose testimonianze figurative databili tra Cinquecento e Settecento con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi e Pasqualino Rossi.

    Degni di nota sono anche l’Oratorio del Gonfalone, con uno straordinario soffitto intagliato e decorato in oro zecchino agli inizi del Seicento dallo scultore francese Leonardo Scaglia e l’Oratorio della Carità, con un prezioso ciclo affrescato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. In località di Poggio San Romualdo sorge l’abbazia di San Salvatore in Val di Castro, risalente al Mille, mentre, in località Campodonico da non perdere è l’eremo di San Biagio in Caprile.
    Nella centrale e scenografica Piazza del Comune sorge il Palazzo del Podestà, uno degli edifici di architettura tipicamente medievale, eretto a metà del Duecento; siti di architettura civile degni di nota sono anche la Fontana dello Sturinalto, commissionata nel 1285 a Jacopo di Grondolo, che s'ispirò alla Fontana Maggiore di Perugia, il Palazzo del Comune, il Loggiato San Francesco, l’ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù, elegante esempio di architettura tardogotica che ospita la Pinacoteca Bruno Molajoli e che vanta preziosi dipinti su tavola e affreschi di Allegretto Nuzi, del Maestro di Staffolo, di Antonio da Fabriano, Ottaviano Nelli, Orazio Gentileschi e Andrea Boscoli; l’ottocentesco Teatro Gentile, impreziosito da un sipario opera del bolognese Luigi Serra. TIPICITA’ ED EVENTI
    ll rinomato salame di Fabriano, tipico salame coi lardelli marchigiano, è Presidio Slow Food e promosso dal Consorzio di Produzione e Tutela.
    Nell'area è stata selezionata una razza ovina tipica, la fabrianese, mentre tra i vini si segnala il Verdicchio di Matelica DOC. A giugno si svolge il Palio di San Giovanni Battista, che si chiude con la Sfida del Maglio dove 4 fabbri, uno per ogni quartiere (dai nomi delle quattro Porte cittadine), si sfidano nel forgiare una chiave.
    Oltre alla sfida del Maglio, ci sono altre rievocazioni storiche nel corso della manifestazione, come i Borghi Medievali che rappresentano scene di vita medievale, il Corteo Storico e i Giochi Popolari che comprendono gare di tiro alla fune, la corsa con i trampoli, la corsa con le brocche ed il torneo degli Arcieri.
    Dal 2009, a fine maggio la città ospita Poiesis, un festival che promuove e valorizza la poesia, integrata con altre forme d'arte.
  • Museo della Carta e della Filigrana
    +39 073222334;+39 0732709297
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo della Carta e della Filigrana
    Ospitato nel complesso monumentale dell'ex Convento dei Domenicani, recentemente restaurato, il Museo rappresenta l'immagine di settecento anni di tradizione cartaria locale. In un'ampia sala trecentesca del piano terra è stata ricostruita la gualchiera medioevale per la fabbricazione della carta a mano. Il Museo si articola in sezioni, che dalla fabbricazione a mano della carta e relativa utilizzazione del manufatto, passano all'esposizione delle filigrane, con ragguagli sulle tecniche per ottenerle, alla visualizzazione del viaggio storico della carta, alle fasi di sviluppo di questa arte nella terra di Fabriano, ai suoi processi di lavorazione e alla connessa tecnologia, mediante documenti e schede storico-tematiche.

    Per info ed orari visitare il sito del Museo della Carta e della Filigrana
  • Loreto e la Santa Casa
    071.750561
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Loreto e la Santa Casa

    Loreto deve la sua fama al Santuario che è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.
    La città, circondata da una cinta muraria eretta a partire già dal XIV secolo come difesa, soprattutto dalle incursioni turche, si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù. La Storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l'arrivo della casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret. Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa. Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l'autenticità della Santa Casa.

    COSA VISITARE
    La Basilica è stata elevata fino al tamburo da Giuliano da Maiano e voltata nella calotta da Giuliano da Sangallo. Tra il 1610 e il 1615 fu affrescata dal Pomarancio. Deperiti quegli affreschi e staccate alcune loro porzioni, la cupola fu nuovamente dipinta da Cesare Maccari tra il 1895 e il 1907. L’edificio fu completato con la costruzione del campanile ad opera del Vanvitelli.
    Un ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa e fu progettato dal Bramante ma edificato dal Sansovino. Fra le cappelle e le sacrestie, sono notevoli: la Sacrestia di S. Giovanni o del Signorelli per gli affreschi di Luca Signorelli, e la Sacrestia di San Marco o del Melozzo per i meravigliosi affreschi di Melozzo da Forlì. La volta della Sala del Tesoro è decorata con affreschi raffiguranti scene della vita della Madonna, eseguite nel 1605-1610 dal Pomarancio.

    Il santuario di Loreto è un bellissimo esempio di basilica fortezza, caratterizzata da camminamenti di ronda, torrioni, corpi di guardia e sistemi difensivi piombanti. Il lato nord est di Piazza della Madonna è chiuso dal grandioso Palazzo Apostolico, che ospita il Museo dell’Antico Tesoro del santuario. Fra i vari oggetti d'arte spiccano le pregevoli tele di Lorenzo Lotto, la prestigiosa collezione di ceramiche rinascimentali e i dieci arazzi raffaelleschi. Al centro della piazza si staglia la mirabile Fontana Maggiore, capolavoro barocco di Carlo Maderno e Giovanni Fontana. Sul lato sinistro del sagrato si scorge il monumento a Papa Sisto V.

    L'Aeronautica Militare è profondamente legata alla città: attualmente Loreto è sede della Scuola Lingue Estere Aeronautica Militare; la Madonna di Loreto è stata infatti proclamata patrona dell’Aviazione da Papa Benedetto XV nel 1920.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Uno dei piatti tipici di Loreto è il coniglio in porchetta, a cui si accompagna il vino Rosso Conero DOC.

    La Rassegna Internazionale di Musica Sacra si svolge la settimana successiva alla Pasqua e vede la partecipazione delle più qualificate corali provenienti da tutto il mondo. La notte del 9 dicembre, in occasione della "Festa della Venuta", che ricorda il trasporto a Loreto della casa della Madonna, le campagne intorno a Loreto si accendono di fuochi e tutte le campane suonano a festa. Il giorno 10 dicembre la festa religiosa culmina con la celebrazione in Basilica del Solenne Pontificale.


  • Rotopress International
    Pigini Group", nato per passione mezzo secolo fa nel cuore delle Marche e diventato un vero e proprio distretto industriale apprezzato in tutto il mondo. Stampa, editoria didattica e tradizionale. Pubblicazioni enogastronomiche. Volumi scolastici per le scuole alberghiere. Campus di formazione sulla cultura italiana.
  • Eli - La Spiga Edizioni
    La casa editrice ELI-La Spiga Edizioni è da oltre trent'anni protagonista nell'editoria scolastica in Italia e nel mondo. 

    Le sue pubblicazioni parascolastiche, i mensili linguistici per ragazzi, i corsi di lingua e le pubblicazioni per la scuola dell'infanzia, la scuola primaria, la scuola secondaria e l'Università, l'hanno fatta conoscere in tutto il mondo come azienda affidabile e creativa.
  • Osimo
    071.72491
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Osimo

    Arroccata su un poggio a 265 m. slm, Osimo si estende su un territorio collinare. Il centro storico sorge su due colline affiancate, la più alta delle quali, su cui si trova il Duomo, si chiama Gòmero. L'avvallamento fra le due colline, un tempo visibile nella linea del centro storico, è stato pareggiato sempre più ad ogni rifacimento del manto. 
    A circa 3 km da Osimo scorre il fiume Musone e, a poca distanza, si trova la Riviera del Conero

    Popolazioni antichissime si sono succedute sul suo territorio, dai Piceni ai Greco-Siculi, dai Celti fino ai Romani. Proprio questi, a partire dal III sec. a.C., la renderanno grande nominandola addirittura colonia e dotandola di quelle mura possenti (174-175 a.C.) che ancora oggi costituiscono un unicum tra le città marchigiane, e di una fonte, Fonte Magna, il cui nome è attribuito al passaggio di Pompeo Magno ad Osimo durante la guerra civile contro Cesare. In realtà deve il suo appellativo al fatto di essere una delle più importanti fonti di approvvigionamento idrico della città; dallo studio del tipo di opera cementizia utilizzata nella realizzazione, la fonte si può datare tra I secolo a.C. e il I secolo d.C. 

    COSA VISITARE
    Gli edifici religiosi di maggiore interesse architettonico sono: il Duomo di San Leopardo, eretto nell’VIII secolo e più volte rimaneggiato, la cui pianta, a croce egizia, è a tre navate; all'interno della cattedrale è visitabile anche la cripta, costruita nel 1191 da Mastro Filippo, in cui sono custoditi i sarcofagi con le reliquie dei santi martiri osimani; la chiesa di San Nicolò, costruita nel XII secolo con pianta ellittica, con un pregevole portale gotico e affreschi trecenteschi; il Santuario di San Giuseppe da Copertino, a tre navate, che conserva al suo interno le spoglie di San Giuseppe da Copertino, patrono di Osimo e protettore degli studenti; la Chiesa di San Marco, il cui fastoso interno barocco, a navata unica, custodisce una solenne pala d'altare raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena, opera del Guercino.
    In località Campocavallo di Osimo sorge il Santuario della Madonna di Campocavallo, che venne dedicato alla Vergine Addolorata in seguito ad un prodigio avvenuto nel 1892. 

    Tra gli edifici di architettura civile da visitare è il Palazzo comunale, realizzato nel corso del Seicento in stile barocco; la parte più interessante del complesso è senz'altro l'atrio, dove ha sede il Lapidarium: la raccolta comprende statue, epigrafi, bassorilievi di epoca romana ed elementi architettonici provenienti da edifici medievali e rinascimentali. Le sculture, che rappresentano personaggi romani in toga e in seminudità eroica, hanno tutte la particolarità di essere acefale: questa loro caratteristica ha dato luogo ad un nomignolo attribuito agli abitanti di Osimo, chiamati appunto "i Senza Testa". 

    Da scoprire nel centro storico altri edifici come Palazzo Campana, progettato dall’architetto Andrea Vici, oggi sede dell'Istituto Campana per l'Istruzione Permanente, il Teatro La Nuova Fenice (1892), a tre ordini di palchi e con soffitto affrescato dal Pomarancio, e Palazzo Gallo, fatto costruire come residenza privata da Antonio Maria Gallo, vescovo della diocesi di Osimo, nel primo ventennio del XVII secolo. 

    Molto interessanti sono le Grotte; il sottosuolo di Osimo è percorso da una fitta rete di gallerie, cunicoli ed ambienti sotterranei scavati a più livelli, spesso collegati tra loro verticalmente mediante pozzi o camini percorribili tramite tacche o pedarole. Molteplici e differenti sono le rappresentazioni che si ritrovano all'interno delle grotte: dai bassorilievi di carattere religioso custoditi all'interno delle Grotte del Cantinone, ai simboli legati alla presenza dei cavalieri Templari e del Sovrano Militare Ordine di Malta, come la "triplice cinta" e la croce a otto punte, visibili all'interno delle Grotte Simonetti.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    A Osimo si possono degustare eccellenti varietà di pasta di grano duro accompagnate da un bicchiere di Rosso Conero, uno dei 15 vini DOC della regione Marche.
    Tra gli eventi di rilevo che hanno luogo ad Osimo durante l’anno si segnalano la Fiera di San Giuseppe da Copertino a settembre e la Festa del Covo, in località Campocavallo, ad agosto.

  • Studio Conti
    L'azienda nasce dall'unione di due realtà ed esperienze per andare oltre la sfera tecnologica, dove web e creatività si fondono per suscitare emozioni, interesse, partecipazione
  • Recanati città di Giacomo Leopardi
    071 981471
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Recanati città di Giacomo Leopardi

    Situata al centro della Regione Marche, in una posizione strategica, tra costa e l’entroterra, Recanati è la tipica "città balcone" per l'ampio panorama che vi si scorge.
    Qui nacquero Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana e Beniamino Gigli, noto cantante lirico. Recanati è stata candidata a Capitale Italiana della Cultura 2018.

    COSA VISITARE 
    Tra i principali siti di interesse turistico spiccano i luoghi leopardiani: la piazzetta del "Sabato del villaggio", su cui si affacciano il settecentesco Palazzo Leopardi, casa natale del poeta, che custodisce la preziosa Biblioteca contenente oltre 20.000 volumi, e la Casa di Silvia; l'Orto sul Colle dell’Infinito, la sommità del Monte Tabor che ispirò l'omonima poesia composta dal poeta a 21 anni, con l'antico orto del monastero delle suore Clarisse, recentemente aperto al pubblico grazie alla collaborazione con il FAI,  il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, il Centro Nazionale Studi Leopardiani, punto di riferimento per tutte le iniziative leopardiane, sia in Italia che nel mondo; la Torre del Passero Solitario, ubicata nel cortile del chiostro di Sant'Agostino, Palazzo Antici Mattei, casa della madre di Giacomo.

    Nel 2014 il film "Il Giovane Favoloso", incentrato sulla vita del poeta, è stato girato per gran parte a Recanati.

    Gli edifici di architettura religiosa più rilevanti sono: la Chiesa e il convento dei frati Cappuccini, risalenti al 1600, la Chiesa di Santa Maria in Montemorello, nel cui fonte battesimale fu battezzato Giacomo Leopardi, la Chiesa di San Vito dalla facciata vanvitelliana, la Chiesa di Sant’Agostino con il bel portale in pietra d’Istria, opera di Benedetto da Maiano (1485), la Chiesa di San Domenico, che conserva il“San Vincenzo Ferrer in gloria “ affresco eseguito da Lorenzo Lotto, la Chiesa di Sant’Anna e la Concattedrale di San Flaviano, impreziosita dal bellissimo soffitto a cassettoni in legno, che custodisce la tomba dii Papa Gregorio XII e l’adiacente Museo Diocesano nel Vecchio Episcopio con le suggestive carceri pontificie.

    Esempi di architettura civile sono: Piazza Leopardi e il neoclassico Palazzo Comunale, costruito alla fine dell'Ottocento in occasione del centenario della nascita di Giacomo Leopardi; la Torre del Borgo, costruita nella seconda metà del secolo XII come simbolo della fusione in un unico Comune degli antichi castelli, ora riaperta al pubblico; il Teatro Persiani, inaugurato nel 1840, che ospita al secondo piano il Museo dedicato a Beniamino Gigli, con costumi di scena, fotografie e cimeli del grande tenore recanatese; Palazzo Venieri, fatto costruire dal cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Maiano e Villa Colloredo Mels, sede dei Musei Civici con la Pinacoteca Comunale, la cui la sezione rinascimentale raggruppa quattro tra le più significative opere di Lorenzo Lotto, e del MEMA - Museo dell'Emigrazione Marchigiana.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Tipicità della zona sono i "piccicasanti", una sorta di minestra collosa, i secondi piatti preparati con gli animali da cortile, i prodotti derivati dalla lavorazione del maiale e l'olio extra vergine di oliva.

    Ad accompagnare questi piatti due vini del territorio,  Rosso Piceno DOC e  Colli Maceratesi DOC, bianco e rosso.

    Tra gli eventi da non perdere ricordiamo:  il Giugno Leopardiano, Lunaria, rassegna di concerti che si svolgono a luglio in piazza Leopardi; “Amantica”, che si svolge a luglio nel quartiere di Castelnuovo e propone un programma incentrato sulla musica tradizionale e sullo strumento dell'organetto; la Festa di San Vito, patrono di Recanati che ha luogo il 15 giugno.

  • Biblioteca Leopardi
    071/7573380
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Biblioteca Leopardi
    La Biblioteca del Conte Monaldo Leopardi (1776-1847) documenta in modo significativo quanto ancora fosse vivo l’interesse per la ricerca antiquaria e la storia locale presso i ceti colti marchigiani, in linea con tutta una tradizione di studi storici che nella Marche si afferma alla fine del Settecento con l’opera monumentale dell’abate Giuseppe Colucci, le Antichità Picene.
    Di dimensioni ragguardevoli per il suo tempo (16.000 volumi circa) occupava quattro camere in cui i libri erano distribuiti per materie ad eccezione della seconda stanza riservata unicamente alla letteratura religiosa, dalla presenza dei padri della chiesa ad una nutrita sezione di teologia, prevalentemente dogmatica e polemica, ma anche protestante. Accanto a questo spiccato interesse religioso la raccolta è ricca di testi illuministici ma anche del versante antiphilosophique del Settecento, di letteratura straniera coeva, cui attinse il giovane Giacomo per elaborare una visione del mondo e della storia opposta a quella del padre.
    Il nucleo più consistente della biblioteca si deve ad una serie di acquisti che il conte effettuò nelle fiere di Recanati, di Senigallia e in alcuni viaggi a Roma. L’occasione fu la soppressione – durante e dopo la prima Repubblica Romana - di conventi e congregazioni religiose. Monaldo acquistò molti libri greci per "secondare", scrive nel Commentario, gli studi del figlio Giacomo, ma soprattutto per una sua innata vocazione antiquaria. Lo spirito appassionato del collezionista non solo di libri ma anche di monete, medaglie, iscrizioni e una vasta conoscenza dei documenti che egli scelse e ordinò sistematicamente si riflettono del resto anche nelle sue opere di storia locale.
    Da una piccola lapide apposta nella biblioteca leggiamo che Monaldo Leopardi nel costituire la raccolta pensava non solo a sé ma anche ai suoi concittadini. Fu, infatti, sempre aperta agli studiosi ed oggi anche ai semplici visitatori attratti dal valore museale della sede e della sua raccolta libraria.
    La biblioteca è all’interno di Casa Leopardi – che si affaccia sulla piazza del sabato del villaggio – è rimasta così come la volle il conte padre e con le sue quattro sale occupa quasi interamente il primo piano del palazzo, di cui fanno parte anche la Sala dell’Alcova, la Sala dei Manoscritti e lo studio di Monaldo. La prima sala è composta da soffitto e cassettoni; la seconda – più piccole delle altre – ha un affascinante soffitto in tela con dipinti in tipico stile pompeiano; La terza e quarta sala, infine, hanno entrambe forma rettangolare e contengono centinaia di libri riposti in enormi scaffali.
  • Matelica
    0737.781811; ufficio turistico
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Matelica

    Matelica sorge al centro dell’Alta Valle dell’Esino, circondata ad est dalla catena del Monte San Vicino e ad ovest dall’Appennino Umbro-Marchigiano. L'antico nome della città era Matilica. Antico insediamente piceno, fu poi cittadina romana, di cui restano una domus e vari mosaici visibili lungo Corso Vittorio Emanuele, protetti da una teca trasparente.

    Fulcro della città è Piazza Enrico Mattei (fondatore e primo presidente dell'ENI), al centro della quale si trova una fontana cinquecentesca dalla forma ottagonale, in pietra bianca, risale al 1587, progettata dall'architetto della Santa Casa di Loreto, Lattanzio Ventura di Urbino. Dalla vasca centrale emergono quattro statue di divinità marine, sui pannelli figurano stemmi papali di Sisto V e di alcuni Cardinali.
    Sulla piazza si affacciano alcuni dei principali palazzi matelicesi: il Palazzo del Governo e l’annesso loggiato, Palazzo Ottoni con la suggestiva loggetta e il Palazzo Comunale.
    L'inizio della costruzione del Palazzo del Governo risale al 1271 ad opera dell'architetto Benincasa da Firenze, coadiuvato dal cottomista Bruno da Fabriano. Il palazzo, che fa corpo con la Torre Civica, fu rimaneggiato più volte e questo lo ha danneggiato dal punto di vista dell'unità stilistica.

    Lungo le vie e i vicoli sorgono numerosi palazzi nobiliari e chiese che conservano pregevoli opere d’arte; fra di esse la Cattedrale di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Francesco, ricca di opere d’arte del sec. XV, e il Teatro Comunale, opera di Giuseppe Piermarini, l’architetto che progettò la Scala di Milano. A Palazzo Piersanti è ospitato l’omonimo museo che prende il nome dalle collezioni di Venanzio Filippo Piersanti, donate nel 1901 al Capitolo della Cattedrale. Tra le notevoli opere conservate dipinti di Bellini, Antonio da Fabriano, Francesco di Gentile da Fabriano, Salvator Rosa, Carlo Maratta, argenti pregiati, mobili rari e di pregio. Da non perdere è il Museo Archeologico, allestito all'interno di Palazzo Finaguerra, ubicato nei pressi del complesso monumentale di San Francesco. Particolarmente ricca è la sezione dedicata alla civiltà picena, con i ricchi corredi di tombe dei secoli VIII-VII a.C. Di particolare rilievo sono le tombe della fase "orientalizzante" (fine VIII-inizio VI secolo a.C.). Di eccezionale interesse, anche per la sua rarità, è l'orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come Globo di Matelica, datato tra il I e il II secolo d.C.

    Merita una visita anche la frazione di Braccano, originale museo a cielo aperto con circa 70 murales di vari artisti sulle facciate delle case. 

    La manifestazione più importante che ha luogo a Matelica tra luglio e agosto è il Festival Internazionale del Folklore.
    Matelica aderisce all'Associazione nazionale Città del Vino e all'Associazione Nazionale Città del Miele. Rinomato è il vino Verdicchio di Matelica DOC; il Verdicchio di Matelica Riserva è riconosciuto DOCG. La particolare attenzione e l’estrema cura con cui vengono prodotti questi vini ha valso a Matelica l’ambito premio Spiga Verde, ma non solo. Anche le partecipatissime iniziative di promozione turistica e culturale, come la Summer School e il Festival del Sigaro, hanno permesso al comune di ottenere tale riconoscimento.

    I PRODOTTI TIPICI
    La cucina locale è semplice, ma dai sapori forti e decisi, che rispecchiano le caratteristiche geografiche della regione.
    La gastronomia, profondamente legata ai prodotti del territorio, ma capace di grandi raffinatezze, propone antipasti come la crescia con gli sfrigoli o i crostini con fegatini di pollo o coratella di agnello, e primi piatti caratteristici come i vincisgrassi, dalla storia affascinante ed antica, le “tagliatelle della trebbiatura”, i cappelletti in brodo e gli gnocchi con la papera. Tra i secondi, oltre alla carne bovina proveniente da razza marchigiana e fabrianese, che merita particolare menzione, ritroviamo anche i prodotti tipici dell’aia: polli e conigli in potacchio (cottura in bianco con aggiunta di aglio, rosmarino e vino bianco) o nella variante in porchetta, con aggiunta di finocchio selvatico. 

    Matelica è anche Città del miele, prodotto che si abbina perfettamente al formaggio. I migliori mieli locali vengono raccolti nell’Alta Valle dell’Esino tra colline e campi dove la flora è ricca di fiori spontanei e l’inquinamento è pressoché assente. Millefiori, miele di castagno e di acacia si affiancano al prodotto tipico che è la melata di quercia, ottenuta dalla linfa fuoriuscita dalle piante a causa dell’azione dei parassiti, dal sapore amaro, ma molto apprezzato.

    La quantità e varietà dei salumi prodotti dipende direttamente dalla storia della realtà agricola di quest’area. Quella che anticamente era chiamata “la pista”, cioè la fase di preparazione dei salumi, oggi viene continuata dalle numerose norcinerie artigianali. Non si può perdere l’occasione di assaggiare il ciauscolo, definito il principe dei salumi che l'affumicatura al camino rende particolarmente morbido. Prodotti altrettanto prelibati sono il salame lardellato, la coppa, la lonza ed il salame di fegato.

    La produzione dei formaggi è stata sempre molto apprezzata nel tempo. L’allevamento ovino, tradizionalmente costituito da capi di razza vissana e sopravissana, ha dato vita ad una produzione dedicata soprattutto al pecorino e alla ricotta. Il primo, ottenuto esclusivamente da latte di pecora, può essere consumato fresco (in tal caso la forma è cilindrica e la pasta bianca) o stagionato (pastagiallastra e consistenza giallastra e scagliosa).

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni scrivere al Numero Verde del Turismo della Regione Marche (numeroverde.turismo@regione.marche.it) o contattare i telefoni indicati sotto.

  • Fermo
    0734.227940
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Fermo

    Fermo sorge sulla vetta e lungo le pendici del Colle Sàbulo (319 m s.l.m.), così denominato sin dal tempo degli antichi Romani probabilmente perché di formazione prevalentemente tufacea.
    La città si presenta oggi divisa in due parti: la parte storica, cresciuta attorno e sulla sommità del colle Sabulo, rimasta quasi intatta nei secoli con il suo splendido aspetto medioevale, ed una parte nuova.

    OFFERTA TURISTICA BALNEARE
    Fermo ha 3 km di litorale a sud di Porto San Giorgio (località Marina Palmense - Bandiera Blu 2017) e 4 km di litorale a nord (località Lido di Fermo - Bandiera Blu 2017, Casabianca e Lido San Tommaso). 
    Le spiagge di Lido di Fermo e Marina Palmense sono di sabbia e ghiaia; nella zona sorgono numerosi campeggi, villaggi turistici e appartamenti per vacanze.
    L’area è tranquilla e dotata di attrezzature turistiche con impianti sportivi, bar, ristoranti e discoteche.
    Le due località, direttamente sul mare, sono circondate da verdeggianti e rigogliose colline che le proteggono dai venti e ne rendono mite il clima.
    È presente una pista ciclabile che parte da Località Casabianca di Fermo e arriva fino a località San Tommaso.

    COSA VISITARE
    Il cuore della città è la rinascimentale Piazza del Popolo, già Piazza Grande, dove si trova il cinquecentesco Palazzo dei Priori, che ospita la Pinacoteca Civica (con importanti dipinti di scuola veneziana e marchigiana, oltre alla "Natività" del Rubens) e la Sala del Mappamondo (che prende il nome dal mappamondo disegnato dal cartografo Moroncelli di Fabriano nel 1713); all'interno della stessa struttura è ospitata la sezione archeologica "Dai Villanoviani ai Piceni". Altri edifici di notevole interesse circondano la piazza: il Palazzo degli Studi, che ospita la biblioteca comunale “Spezioli”, tra le più importanti e insigni per consistenza in Italia, e il Palazzo Apostolico, eretto nel 1532 come residenza dei governatori e dei legati pontifici.

    Fermo custodisce un preziosissimo teatro storico, il Teatro dell'Aquila, che si colloca tra i più imponenti teatri del Settecento delle Marche. 

    Testimonianza della Fermo romana sono le cisterne romane, un'opera edilizia ipogea di età augustea (40 d.C.), della superficie di circa 2.000 metri quadrati, divise in 30 camere poste su 3 file parallele, realizzate allo scopo di accumulare acqua.

    Salendo in cima al colle Girfalco si raggiunge la Cattedrale, che conserva la stupenda facciata romanico-gotica del 1227.
    Da non perdere sono: la Chiesa di San Francesco, che conserva resti di affreschi di Giuliano da Rimini, uno dei più importanti seguaci di Giotto; la Chiesa concattedrale di San Domenico, la cui edificazione iniziò nel 1233 sull’area stessa dove sorgeva la chiesa di San Tommaso di Canterbury; la Chiesa di Sant’Agostino, uno degli edifici religiosi più conosciuti nel territorio di Fermo, impreziosita da affreschi di scuola giottesco-riminese, fabrianese e bolognese.
    Da non perdere la sede museale di Palazzo Paccarone, con il Museo di Scienze "Tommaso Salvadori", che include la collezione ornitologica, e il Museo Polare Silvio Zavatti.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    I più noti prodotti tipici del fermano sono la caciotta del fermano, il ciauscolo e il vino cotto.

    Il frustingo è il dolce natalizio tipico di Fermo: l’impasto è a base di fichi secchi, uva passa, mandorle, noci, vino cotto, aromatizzato con l’aggiunta di cacao, caffè, rhum, buccia grattugiata di arancio e limone, canditi  e spezie come la cannella e la noce moscata.
    L’evento di maggior rilievo di Fermo è la Festività di Maria Assunta, celebrata il 15 agosto, data in cui si svolge il Palio della Cavalcata dell'Assunta a partire dal 1982. 

    Durante l'anno il Festival Tipicità celebra i sapori e altre eccellenze del Made in Marche.