Indietro Sul balcone delle Marche: Cingoli e Apiro

Sul balcone delle Marche: Cingoli e Apiro

Difficoltà media
Una terrazza fra gli Appennini e il mare

C’è un borgo in provincia di Macerata da sempre luogo d’incanto per i visitatori grazie alla splendida veduta panoramica che spazia sulle dolci colline marchigiane fino al mare. Merito dell’ampia terrazza situata sulle mura, Cingoli, inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, è un gioiello tutto da scoprire.

Entrando nel centro storico a piedi, attraverso la maestosa Porta Pia, si percorre Corso Garibaldi, asse principale della città su cui si affaccia lo storico Palazzo e Casa Museo Castiglioni, importante abitazione patrizia del XVII secolo. Qui nacque Papa Pio VIII, e vi sono tutt’oggi conservati importanti arredi e oggetti personali del celebre Pontefice. Il giro continua nella Chiesa di San Filippo Neri, con i notevoli esempi di decorazione barocca, nella Pinacoteca Comunale dove sono raccolti i dipinti dell’artista cingolano D. Stefanucci, e nella Chiesa di San Domenico, che conserva la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto.

All’interno del palazzo comunale c’è poi il Museo Archeologico, ricco di reperti rinvenuti sul territorio, mentre per gli amanti dei motori c’è il Museo del Sidecar, unico nel suo genere, che ripercorre oltre un secolo di evoluzione tecnica del mezzo. Nel tardo pomeriggio, imperdibile è il tramonto sul vicino lago di Castreccioni, dove assaggiare in una delle numerose trattorie del posto la golosissima crescia marchigiana di Cingoli,tradizionalmente cotta sulla griglia e poi farcita.

Nella mattinata successiva, la vicinanza al lago consente di intraprendere numerose attività all’aperto: pedalò, canoa, beach volley, carpfishing e passeggiate in bici. Per le famiglie con bambini c’è il parco Cingoli Avventura tra carrucole, liane e tronchi galleggianti. Se si hanno ancora energie, un salto ad Apiro permette di ammirare in Piazza Martini la Collegiata di Sant’Urbano, in stile barocco a tre navate, il Teatro Mestica dagli splendidi affreschi, la Chiesa di San Francesco e l’antichissima Abbazia di Sant’Urbano, straordinario esempio di architettura romanica.

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Target: Trekking
Stagionalità: Estate

Le tappe dell'itinerario

  • Cinema - Teatro Farnese
    +39 0733601911 (Municipio);+39
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cinema - Teatro Farnese
    Prende il nome dalla via “Farnesia” su cui si affaccia, (attualmente C.so Garibaldi) che a suo tempo fu dedicata ad Alessandro Farnese, eletto Papa con il nome di Paolo III.
    Di proprietà della Soc. Coop. a r.l. Circolo Cittadino che lo gestisce direttamente. Fu costruito come cinema-teatro nel cortile del settecentesco palazzo Mucciolanti. Vi si accede tramite un ampio ingresso. Inaugurato nel 1954, è stato ristrutturato una prima volta nel 1972 e nel 1999 è stato di nuovo rammodernato e dotato di attrezzature all’avanguardia, soprattutto per il cinema e congressi, e messo a norma secondo le più recenti disposizioni di legge.
    Attualmente dispone di 224 posti in platea e 102 in galleria in comode poltrone di velluto rosso.
    Per quanto riguarda la stagione teatrale, pur essendo tutt’ora l’Ente legato all’AMAT, la stessa viene programmata dall’Arco Coop. e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cingoli in collaborazione con la Comunità Montana del S.Vicino.

    Oltre alla stagione teatrale, vi vengono messe in scena altre manifestazioni durante l’anno, quali: l’operetta organizzata direttamente dal Circolo Cittadino; “Il Pulcino d’Oro”, rassegna canora per bambini, organizzata dal Cine-club “il Faro” di Cingoli; Fantasie di Walt Disney organizzata dagli Amici della Fantasia, Teatro per le scuole, ecc.
    Dispone inoltre di sufficiente attrezzatura e sale adiacenti il teatro per organizzare convegni, seminari e dibattiti di ogni genere.
    Come Cinema, oltre alla normale programmazione commerciale, è associato alla F.I.C.E. Federazione Italiana Cinema d’Essai. Organizza, insieme al Cine-Club “il Faro” e l’Agis Marche due rassegne annuali di film d’autore: (cinemania e cine-cult)
    È sede di giuria dell’Ente David di Donatello e svolge un’intensa attività di Agiscuola.

    A causa del sisma del 2016, il cinema teatro risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Cattedrale di S. Maria Assunta
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cattedrale di S. Maria Assunta
    Per diversi secoli la chiesa principale di Cingoli è stata la pieve di Santa Maria, documentata a partire dal 1230, i cui resti sono inglobati nell’odierna San Filippo. Per la realizzazione del progetto della chiesa, affidato all’architetto Ascanio Passari di Pergola, furono necessari ben 35 anni di lavori (1619-1654), oltre alla demolizione delle case circostanti e della piccola chiesa di San Salvatore, mentre l’elevazione a Cattedrale risale al 1725. La facciata risulta incompleta a causa della la mancanza di fondi che non ne ha mai permesso l'ultimazione. L’interno, ad aula unica con transetto e abside, è stato invece ornato a più riprese. A partire dalla seconda metà del Seicento venne abbellito con sontuosi apparati decorativi di gusto barocco, successivamente fu arricchito con opere scultoree tra cui gli interessanti monumenti funebri ed infine arrivò la pittura.

    A causa del sisma del 2016, la chiesa risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Chiesa di S. Domenico
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Domenico
    La chiesa di San Domenico fu costruita all’inizio del XIII secolo, secondo la tradizione fondata da San Domenico poco prima della sua morte. Della originaria struttura duecentesca rimane ben poco avendo subito nel corso dei secoli diverse modifiche e adeguamenti. Nel 1500 in particolare la chiesa fu oggetto di numerosi interventi che la modificarono secondo il nuovo gusto architettonico, all’esterno fu eretta una nuova torre campanaria ma fu l’interno ad essere modificato in maniera consistente. L’ampliamento degli altari e delle cappelle ad opera delle più facoltose famiglie di Cingoli diedero un nuovo volto alla chiesa di San Domenico.

    Ma la modifica più importante e significativa fu il posizionamento della grande tela “Madonna del Rosario e Santi” di Lorenzo Lotto, terminata dal pittore veneziano proprio nella primavera del 1539.

    A causa del sisma del 2016, la chiesa risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Chiesa di S. Esuperanzio
    0733.602444 (I.A.T. Cingoli)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Esuperanzio
    La Collegiata di San Esuperanzio è il più importante edificio religioso della città di Cingoli. Fondata nel XII sec., l’attuale edificio, in pietra arenaria e brecciato rosa, presenta formeromanico-gotiche. L’interno ha il presbiterio rialzato per ricavare la cripta necessaria ad ospitare le reliquie del Santo. Sul lato destro dell’edificio si trova l’atrio della casa priorale con tre archi che sostengono l’elegante loggetta sovrastante.
    Le prime notizie della Collegiata risalgono al 1139, quando Innocenzo III ne conferma la proprietà ai monaci di Fonte Avellana. Dalla seconda metà del sec. XIII assurse al ruolo preminente tra tutte le chiese del territorio, essendo il suo santo titolare proposto quale vescovo della città e quindi eletto patrono. A quel secolo va riferita la costruzione dell’attuale chiesa monumentale. L’interno è caratterizzato da arconi ogivali traversi sostenenti il tetto. Notevole è il portale, sulla cui lunetta campeggia l’immagine del vescovo Esuperanzio tra angeli turiferari. Sull’architrave si scorgono i simboli degli evangelisti e un’iscrizione in caratteri gotici che testimonia la conclusione dei lavori con la collocazione del portale stesso. Il maestro Giacomo, che si firma senza indicare il luogo di provenienza, è presumibilmente da identificare con Giacomo da Cingoli, che appare in un’iscrizione frammentaria, conservata nella chiesa di Santa Maria della Castelletta di Staffolo, dalla quale l’opera di Giacomo sembrerebbe di carattere architettonico. Egli sarebbe stato dunque non solo scultore di portali, ma anche costruttore e a lui sono stati attribuiti di recente i portali delle chiese di San Francesco e di San Nicolò a Cingoli e quelli della pieve e della chiesa di San Francesco a Staffolo. All’interno della chiesa, sul pilastro di destra della tribuna del presbiterio, e sulla faccia rivolta verso l’altare maggiore, a circa tre metri dal pavimento, è collocata una pietra arenaria sulla quale è scolpito un sigillo tondo, nel cui campo compaiono le figure parlanti della croce, della fonte e dell’Avellana e, nel bordo, la scritta Sigillum Sanctae Crucis Fontis Avellanae. Si tratta del più antico esempio di sigillo finora conosciuto di Fonte Avellana e dovrebbe essere stato collocato nella chiesa al momento della costruzione della tribuna, cioè alla fine del XIV secolo. Gli affreschi che ornano alcuni tratti di parete sono ciò che resta delle numerose cappelle gentilizie, per lo più quattrocentesche, che occupavano gli spazi tra i pilastri. Le uniche due superstiti, fatte costruire dai Silvestri quella a sinistra, e da Simonetti l’altra, sono ottimi esempi di altari rinascimentali a candelabre. Un disegno del secolo XVII ci mostra la forma di una delle cappelle scomparse, della quale si è conservato l’affresco al di sotto del quale poggiava l’altare. Nella cappella Simonetti è esposto un pregevole crocifisso ligneo del secolo XIII. La chiesa possiede anche un polittico attribuito a Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro e una tavola (Flagellazione) di Sebastiano del Piombo.
  • Museo Archeologico Statale
    +39 0733603399
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo Archeologico Statale di Cingoli

    Il Museo Archeologico Statale di Cingoli è stato istituito nel 1994 in occasione dell'esposizione dei risultati dello scavo dell'interessante insediamento di Piano di Fonte Marcosa destinato ad essere coperto dall'invaso della diga di Castreccioni. E' situato al primo piano e al piano seminterrato del Palazzo municipale con accesso da Piazza Vittorio Emanuele II. La sezione preistorica occupa le prime due stanze del museo, affacciate sui portici della piazza e propone i materiali del paleolitico inferiore, medio e superiore, le industrie litiche neolitiche ed eneolitiche ed una interessante campionatura dell'età del bronzo particolarmente rappresentata nel territorio.

    La sezione dell'età del ferro espone una ricca campionatura di reperti relativi a tale periodo fra i quali assumono particolare rilievo quelli provenienti dall'insediamento e dall'area santuariale di S. Vittore di Cingoli. Particolarmente interessante la sezione romana, che illustra le fasi della romanizzazione del territorio cingolano e definisce la forma di organizzazione dell'ager cingulanus attraverso una serie di ville rurali.

  • Museo del Sidecar
    +39 0733602651
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo del Sidecar
    La collezione, composta da oltre cento pezzi, si suddivide in cinque sezioni. Turismo: vi sono esposti i modelli più rappresentativi dalla fine del secolo scorso ai giorni nostri. Questa parte comprende anche gli scooters e le biciclette con sidecars. Ci sono infine alcune motocarrozzette appartenute a personaggi famosi, o utilizzate in film importanti. Commerciale: comprende i carrozzini costruiti a scopo utilitario per trasporto merci e per gli usi specifici più disparati. Competizione: evidenzia l'uso particolare delle motocarrozzette nelle corse, contiene una parte dedicata ai sidecars snodati. Militare: comprende mezzi utilizzati durante la prima e la seconda guerra mondiale, con appositi diorami che inseriscono i sidecars all'interno di una scena bellica reale. Bonsai: raccoglie tutto ciò che in miniatura riguarda i sidecars.

    Tutte le sezioni sono arricchite da numerosi documenti originali, foto, filmati. Tra le varie curiosità, ricordiamo il sidecar più lungo del mondo: Bohmerland 1932. Quello più largo: Indian Chief 1925. Il più piccolo: Excelsior Corgi 1946 ed il più grande: BMW R75 con tre rimorchi.
  • Palazzo Castiglioni
    +39 0733972937;+39 3480883989
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Palazzo Castiglioni
    Da alcuni anni aperto al pubblico dai Marchesi Castiglioni, l'antico Palazzo, è un esempio di Casa-Museo, dove sono conservati gli arredi e gli oggetti personali di Francesco Saverio Castiglioni , nato a Cingoli nel 1761 e passato alla storia come papa Pio VIII. Il palazzo, eretto alla fine del 1760, è costituito da due precedenti dimore le cui strutture originarie, per quanto unite, restano distinte formando due unità abitative con due portoni d'ingresso gemelli.

    L'interno è articolato con falsi piani, scale, dislivelli, cortili. Di particolare interesse il Ritratto di Pio VIII, realizzato a figura intera da Vincenzo Camuccini (1771/1844); il busto di marmo del pontefice; una Portantina del ' 600; la Cappella, dove si conservano suppellettili sacre ed arredi liturgici; il Salone della Musica il cui soffitto, unico esempio nelle Marche, è formato da nove cupole ottagonali, tutte finemente decorate a grottesche, così realizzate per consentire un'acustica perfetta; la Camera del Papa; la Biblioteca, originariamente collocata in un'altra ala del Palazzo, dove è conservata soltanto una minima parte dei volumi collezionati dal pontefice: il fondo più importante, (più di diciassettemila volumi), costituisce oggi una delle raccolte più prestigiose della Biblioteca Mozzi -    Borgetti di Macerata. La visita si conclude nella Sala delle esposizioni dove nel 1992 è stata allestita la mostra "Papa Castiglioni: suoi ricordi a Cingoli".
  • Pinacoteca Comunale D. Stefanucci e Chiesa di S. Domenico
    +39 0733602877
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Pinacoteca Comunale D. Stefanucci e Chiesa di S. Domenico
    Il palazzo costruito nel 1780, ospita oggi la Biblioteca al piano rialzato e, al primo piano, la Pinacoteca che venne istituita nel 1985 dopo alcuni anni preparatori in cui furono restaurati i dipinti e gli oggetti preziosi provenienti in gran parte dalla chiesa di San Domenico, a cui si aggiunsero altre opere di proprietà comunale. Nel 1988 la pinacoteca veniva ampliata ed intitolata al pittore cingolano Donatello Stefanucci (1896-1987) a seguito della donazione di alcuni suoi dipinti da parte della signora Agostina Maroncelli.

    Il capolavoro di Lorenzo Lotto raffigurante "Madonna del rosario e Santi", firmata e datata 1539, a causa della chiusura della chiesa di San Domenico in seguito ai danni del sisma, è ora ospitato in una sala del Palazzo Comunale di Cingoli.

    Nella sezione della pinacoteca dedicata agli autori antichi sono esposte opere di Lorenzo Salimbeni (not. 1374 - 1400/1420), Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro (not,1462-1511), Girolamo Nardini (not. 1515/16), Gianandrea Lazzarini (1710-1801), Nicola Monti (1706-1795), Ubaldo Gandolfi (1728/1781), Iacopo Alessandro Calvi (1740/1815), Pasquale Ciaramponi (1734-1792) e Giuseppe Venneccioli. Completano questa sezione due lastre frammentarie di cibori preromanici, con interessanti figure incise, e alcune statue lignee policrome del sec. XVI. La sezione moderna comprende trentuno dipinti di Donatello Stefanucci, caratterizzati dal gusto del paesaggio, del colore, dal rigore nella costruzione, dall'immediatezza dell'immagine, e opere di altri autori tra i quali: Virgilio Guidi, Cesare Peruzzi, Danilo Bergamo, Riccardo Licata, Enzo Parisi. Sono infine presenti alcuni lavori dell'ebanista cingolano Raffaele Muzi.
  • Raccolta della Collegiata di S. Esuperanzio
    +39 0733602473
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Raccolta della Collegiata di S. Esuperanzio
    La maestosità della struttura della struttura romanica fa da contorno alle reliquie del corpo del Santo, Vescovo di Cingoli. Si possono ammirare affreschi del '400 e '500 e un crocifisso ligneo ultimo esemplare di una serie di sette sacre rappresentazioni. Da ammirare il bellissimo portale in stile romanico (sec. XIII). Nella chiesa si può ammirare la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Sul lato destro dell'edificio è addossato l'antico chiostro retto da pilastri cilindrici e corso da una loggia.
  • Lorenzo Lotto Madonna del Rosario

    Madonna del Rosario, 1539 Lorenzo Lotto

    La Madonna del Rosario ha un culto molto antico che risale all’epoca dell’istituzione dell’ordine dei domenicani (XIII secolo) che ne furono i maggiori propagatori. La devozione alla recita del rosario ebbe larga diffusione perché facilmente comprensibile ed accessibile a tutti. Grazie alla corona del Rosario, i fedeli che non sapevano leggere, potevano comunque pregare e meditare al contempo  sui misteri cristiani. I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi e fanno riferimento agli episodi della vita, morte e resurrezione di Gesù.  Nella pala del Rosario eseguita per la chiesa domenicana di Cingoli, Lotto racchiude i riferimenti iconografici del Mistero, in quindici medaglioni disposti su tre file intorno al capo della Vergine. L’ambientazione è ricca di dettagli realistici come il muretto di mattoni sbrecciati, la spalliera di rose rampicanti, la griglia di sostegno del pergolato di legno e canne. Con gesto contenuto e un lieve reclinare del capo, la Madonna consegna il rosario a S. Domenico di Guzman fondatore dell’ordine, mentre il Bambino si slancia verso S. Esuperanzio. Completano la sacra conversazione Santa Caterina da Siena, santa domenicana, e Maria Maddalena effigiata con le mani sapientemente atteggiate e i capelli ossigenati, secondo la moda veneziana della prima metà del '500.

     

  • Cingoli - La Pineta
    Ristorante pizzeria - struttura di qualità riconosciuta dalla Regione Marche
    Antica e tradizionale cucina casereccia con qualità e freschezza di prodotti: dal classico antipasto a buffet alla tantissima varietà di primi piatti e pasta fresca fatta in casa, carne alla brace come maialino, abbacchio, galletti ruspanti, salsiccia, quaglie, faraone, fiorentine tagliate, bistecche..... tutta carne di prima scelta, accompagnata da contorni freschi raccolti nelle nostre terre .
  • Giardini pubblici
    0733.602405 ( Vigili Urbani);
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Giardini pubblici

    I giardini si trovano all’inizio del viale G. Valentini. Dispongono di un attrezzato parco giochi per bambini, molto frequentato. Tra gli alberi nei giardini prevalgono i tigli ed è presente una fontana con acqua potabile refrigerata.

  • Parco Avventura del Lago di Cingoli
    347 9350637 - 345 5012797
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Parco Avventura del Lago di Cingoli

    Immerso in posizione singolare, a valle della diga del lago di Castreccioni e nei pressi del fiume Musone, sorge il Parco Avventura di Cingoli. I suoi percorsi fra gli alberi, fatti di ponti, passerelle, reti, canyon e tirolesi da brivido, sono adatti a tutte le età; cinque sono difatti i percorsi, di cui due specifici per bambini (percorso Gnomi, Elfi e Folletti), e tre per ragazzi e adulti (Canyon 1 e 2, Tirolesi).

  • Lago di Castreccioni o di Cingoli
    0733.602444 (Informazioni Turi
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Lago di Castreccioni o di Cingoli

    Il Lago di Castreccioni per le sue dimensioni è non solo il più grande bacino artificiale della regione Marche ma anche di tutto il centro Italia. Si trova nel Comune di Cingoli, il Balcone delle Marche ed uno dei "Borghi più belli d'Italia". E’ inserito in un contesto naturalistico unico. Meta di rotte migratorie di molti uccelli acquatici, è diventato “Oasi Provinciale di Protezione Faunistica”. Inoltre,  l’elevato valore naturalistico del bosco, grazie alla presenza di lecci e sclerofille sempreverdi, ha permesso  all’area di essere riconosciuta  come sito d'interesse comunitario.

    Nella macchia e nei boschi circostanti, ricchi di flora e di fauna,  si possono effettuare interessanti escursioni a piedi e in mountain bike lungo i numerosi percorsi naturalistici che  offrono anche degli scorci panoramici molto vari. La vegetazione mediterranea  intorno al lago è costituita dalla Macchia del Montenero, un’area floristica protetta.

    E’ il luogo ideale per trascorrere delle giornate in relax passeggiando lungo le sponde o noleggiando barche, pedalò, canoe, natanti elettrici. Sulle rive del lago sono presenti dei punti ristoro, quali bar, agriturismi, e punti con ombrelloni.

  • Area di sosta Contrada San Carlo
    L'area di sosta dista circa 300 m dal centro di Cingoli; non è dotata di servizi igienici e ha allaccio elettrico. E' incustodita e capace di 10 posti.
    Posizione GPS: N 43°22'38 E 13°12'50.
  • Ponte dell'Intagliata
    0733.602444
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Ponte dell'Intagliata
    Costruito in epoca medievale (secolo XI - XII) faceva presumibilmente parte di un sistema fortificato che si trovava in questo tratto del fiume Musone, forse zona di confine tra il fronte longobardo e le pertinenze bizantino-ravennati. 
    Coordinate gps : 43.392006, 13.177749
    Foto: IAT- ATC Pro Loco Cingoli
  • Mulino Bravi

    Il Mulino Bravi vanta origini antichissime: alcuni documenti storici attestano che già nel 1565 la struttura fosse in piena attività. Si racconta che la zona dove sorge l’edificio, in località Valcarecce di Cingoli, fosse anche la sede di una industria dove sorgevano un frantoio, una segheria e una fabbrica di polveri piriche. Il mulino, alimentato ad acqua, dal 1970 è gestito dalla storica famiglia di mugnai Bravi del comune di Cingoli. Ancora oggi in funzione l’edificio è visitabile da quanti siano curiosi di scoprire l’antica arte della molitura: qui vengono prodotte farine di grano tenero di tipo integrale e semintegrale, adoperando grani autoctoni provenienti dal territorio circostante e farine per polenta impiegando granoturco di tipo nostrale e granoturco a otto file, caratteristico della zona. Il mulino è incastonato in una struttura in pietra e composto da tre macine in linea, funzionanti ad acqua. La macina per il grano, quella per il granturco e quella per il farro sono azionate dall’acqua che provoca la forza motrice tramite alcune pale a cucchiaio unite a un albero. L’edificio si trova immerso nel verde: è un canale lungo circa 1,2 km parallelo al fiume Musone che, proprio deviando l’acqua del fiume, alimenta un bacino nei pressi del mulino che origina la forza indispensabile per mettere in moto le pale. Una cura e un’attenzione particolare vengono poste dai tre fratelli Bravi nella produzione delle farine, tanto che nel 2017 sono riusciti ad ottenere una certificazione importante da parte di CCPB (organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari ottenuti nel settore delle produzione biologica, eco-compatibile ed eco-sostenibile), il quale attesta che le materie prime impiegate nella produzione di farina sono biologiche e locali, ottenute senza l’utilizzo di fitofarmaci e concimi chimici. Lo storico mulino di Cingoli è visitabile tutti i sabati mattina fino alle 13 e aperto su prenotazione per visite guidate di gruppo.

  • Chiesa di S. Filippo Neri
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Filippo Neri
    Questa chiesa lascerà a bocca aperta gli amanti del barocco per la sua ricchezza e imponenza, fu la chiesa principale di Cingoli fino a quando non fu eretta la cattedrale di Santa Maria Assunta. E’ inoltre famosa per essere stata la sede dell’ordinazione sacerdotale di San Nicola da Tolentino.

    A causa del sisma del 2016, la chiesa risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Monastero di S. Sperandia
    0733.602532
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Monastero di S. Sperandia

    Si ignorano le origini precise del monastero di Santa Sperandia di Cingoli, il quale entra nella storia per opera di S. Sperandia (1216-1276), originaria di Gubbio e a Cingoli santificatasi nel monastero che ne prese il nome, e ivi venerata come compatrona della città.
    Esso si è venuto formando nel corso dei secoli, intorno ad un primo impianto monastico benedettino, già esistente nel luogo sotto il titolo di S. Michele Arcangelo (qualcuno lo fa risalire intorno all’anno 1030/50). Il primo impulso lo ebbe probabilmente proprio dalla Santa, che al termine di una vita di peregrinazioni e di penitenza vi si ritirò, dando luogo, con l’incarico di Abbadessa, a una fiorente comunità religiosa sorta dall’unione delle monache di S. Michele con quelle del vicino monastero di S. Marco fuori porta Mentana.
    Il bel complesso monumentale risale alla metà del sec. XVIII. Gli ultimi restauri, eseguiti in occasione del VII centenario della morte di S. Sperandia, (il cui corpo si conserva incorrotto nel Santuario) hanno portato all’apertura al pubblico della camera della Santa, trasformata in oratorio sacro.
    Il santuario di S. Sperandia, frequentato da tanti pellegrini, offre alle monache la possibilità di esplicare un rilevante lavoro di animazione religiosa. Il complesso edilizio, rinnovato, accogliente e luminoso, accoglie le giovani in ricerca della propria vocazione, per ritiro ed esperienze.
    Pur non avendo una foresteria (in via di ristrutturazione) per ospitare gruppi numerosi, accoglie gruppi che vogliano trascorrere qualche ora con la comunità per uno scambio di esperienze, scolaresche, gruppi che si preparano alla cresima, ecc.
    L'ultima domenica di agosto si svolge un pellegrinaggio a piedi alle Grotte di S. Sperandia, cavità ricavate nella roccia sul fianco del Monte Acuto, a circa 10 km da Cingoli dove si trova una cappella dedicata alla Santa.

  • Cingoli
    0733 601903 – 0733 602877 - 07
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cingoli

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni contattare 0733/601903 – 0733/602877 - 0733.602444 (IAT/Tourist office)

    Adagiata sulla sommità del Monte Circe a 631 mt. s.l.m., grazie alla sua posizione panoramica sul territorio marchigiano, Cingoli è denominato il "Balcone delle Marche" e rientra tra i Borghi più belli d'Italia e nel Club delle Bandiere Arancioni. Da una vasta terrazza sulle mura castellane di origine medievale è infatti possibile godere la vista di gran parte del territorio marchigiano, con la cornice naturale, all'orizzonte, del mar Adriatico e del monte Conero. In origine municipium romano, Cingoli diede i natali al generale Tito Labieno e, in epoca più vicina a noi, a Papa Pio VIII. 

    Il centro si caratterizza per il susseguirsi di palazzi nobiliari dai colori caldi degli intonaci e dai portali rinascimentali. Numerose sono le chiese da visitare: la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, la Chiesa barocca di San Filippo Neri, la Chiesa di San Niccolò e la Chiesa di San Domenico, che custodisce la grande tela della Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto.

    Fra gli edifici di architettura civile si segnalano il Palazzo Municipale, Palazzo Conti, Palazzo Puccetti e Palazzo Castiglioni, nel quale nacque papa Pio VIII. Da non perdere la visita al Museo Archeologico, che conserva le testimonianze del vicino sito di Moscosi, risalente all’età del Bronzo, e alla Pinacoteca Comunale "D. Stefanucci". Fuori dalle mura cittadine sorgono la Collegiata di Sant’Esuperanzio, dalla bella facciata romanica, nel cui interno sono conservate numerose opere d’arte, e il Santuario di Santa Sperandia, la cui struttura originaria risale al XIII secolo e al cui interno si conserva il corpo della santa, nata a Gubbio ma vissuta e morta a Cingoli nel 1276.

    Il territorio comunale di Cingoli è molto esteso, caratterizzato da un ricco patrimonio naturalistico e storico-architettonico. Suggestive per gli amanti della natura sono le passeggiate (a piedi e in bicicletta) che i boschi che attorniano Cingoli regalano: il percorso di Tassinete, quello del Monte Nero (che conduce all’antico eremo silvestrino quello presso il Lago di Castreccioni (dove è presente un Parco Avventura) equello che dalla Valle del Rio sale al Monte Acuto, luogo a cui è legata l’affascinante leggenda del Serpente e la tessitrice.

    I piatti tipici di Cingoli sono la parmigiana di cardi, che qui si chiamano gobbi, le tagliatelle al sugo di cinghiale, i calcioni, la pizza di formaggio, e tra i dolci le ciambelle, i cavallucci e il celebre serpe.

    Tra gli eventi più significativi che hanno luogo a Cingoli nel corso dell'anno ricordiamo:

    • la ”9 Fossi” Gran Fondo di Mountain bike a carattere Nazionale (aprile),
    • la rievocazione storica "Cingoli 1848" (luglio),
    • l'Esposizione Nazionale Canina (luglio),
    • i Mercatini serali del martedì con artigianato e piccolo antiquariato (luglio e agosto).
  • Teatro Giovanni Mestica
    +39 0733613048
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Teatro Giovanni Mestica
    Si tratta di un complesso teatrale a forma trapezoidale ubicato in corso Vittorio Emanuele, con facciata in stile barocco risalente al XVI secolo e interessanti decorazioni del portone principale e delle finestre. Pianta a ferro di cavallo, due ordini di palchi ed un loggione posto a coronamento.I parapetti dei palchetti e del loggione sono decorati con semplici disegni realizzati a tempera costituiti da una riquadratura centrale ottagonale allungata di colore alternato verde-rosso su fondo di colore rosa, contenente un modesto disegno floreale con il numero del palchetto. Dei pilastrini in legno con capitello ligneo dal semplice disegno e dipinti a smalto colore giallo chiaro coprono e rifiniscono il pozzo della platea le teste dei muri che separano i palchetti. La volta di platea è in camorcanna decorata a tempera con rosone centrale in legno dipinto che sostiene l’illuminazione centrale della grande sala.  L’affresco della volta, attribuito al pittore fermano Gaetano Galassi, riproduce una finta balaustra in marmo su un fondo che ritrae un cielo con nuvole dal quale si stacca una sorta di tela disegnata che porta dei tondi con ritratti di celebri compositori alternati e decorazioni floreali, muse e putti. La mantovana del boccascena è realizzata in tessuto dipinto a tempera raffigurante un panneggio di pregevole fattura, al centro un tondo raffigurante il letterato G. Mestica a cui il teatro è dedicato.
  • Chiesa di S. Francesco di Favete
    +39.0733.611131 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Francesco di Favete

    Costruita nel XIV secolo, sorge nell'omonima contrada a pochi chilometri da Apiro. In questa zona San Francesco fece visita al monastero benedettino di S. Urbano dell’Esinante, dove i monaci gli assegnarono un'area dipendente dal castello di Favete, per costruirvi un convento. Il Santo in pochi giorni operò miracoli fondando la chiesa e il convento. Sebbene quasi totalmente distrutta dalle intemperie, nella zona è ancora visibile la grotta all'interno della quale il Santo si ritirava in preghiera.

     

  • Apiro
    0733.611131
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Apiro

    Già abitato al tempo dei Piceni e poi dei Romani, Apiro sorge su una collina a 516 metri s.l.m. ai piedi del Monte S. Vicino e vicino al lago di Castreccioni, entrambi apprezzate mete turistiche.

    A poca distanza dall'abitato si erge l'abbazia benedettina di Sant'Urbano, edificata in stile romanico prima dell'anno mille: è una costruzione di notevole interesse architettonico, divisa all'interno in tre navate e abbellita da una cripta e da numerosi capitelli scolpiti in pietra. Inoltre, a pochi chilometri da Apiro, nell’omonima contrada, si trova la Chiesa di San Francesco delle Favete, un luogo dove San Francesco d’Assisi sostò, compì diversi miracoli e fondò la chiesa e l’omonimo convento. Si può visitare ancora, malgrado il tempo abbia alterato le sue caratteristiche, la grotta dove il santo si ritirava in preghiera.  

    Il centro storico conserva ancora le mura castellane (XII secolo), di cui sono rimasti cinque (di cui quattro di proprietà privata) dei quattordici torrioni di forma poligonale irregolare che erano disposti attorno alle stesse. Entro le mura si raccolgono monumenti di varie epoche: la chiesa e l'ex convento di San Francesco entro le mura (XI secolo), con portale romanico-bizantino del XII secolo e affreschi tre-quattrocenteschi e sede della Pinacoteca comunale; le Chiese di Santa Felicita e di San Salvatore, entrambe del XII secolo; la trecentesca Chiesa della Misericordia; la Chiesa dei Cappuccini, costruita nel 1546; il palazzo dei Priori, anteriore al XIII secolo e oggi sede del municipio; la collegiata di Sant'Urbano (1633), in stile barocco, il cui altare maggiore è sovrastato da un bellissimo quadro raffigurante l'incoronazione della Vergine. Al suo interno è custodita la Raccolta Sant’Urbano, una raccolta seicentesca che comprende, oltre ad un organo Callido, anche pregevoli opere pittoriche (tra le quali una tela di Valentin de Boulogne, uno Spagnoletto, una di Jusepe de Ribera, dipinti di Andrea Lilli), suppellettili sacre, antichi documenti e paramenti liturgici provenienti prevalentemente dal lascito testamentario di Giovanni Giacomo Baldini (1581-1656) un nativo valente medico che, trasferitosi a Roma, ebbe in cura il cardinale Scipione Borghese, Papa Urbano VIII e Papa Innocenzo X.

    Degni di nota sono poi l’archivio storico San Sebastiano, con una preziosissima raccolta di opere storiche e il teatro Mestica, un teatro storico all'Italiana a forma di ferro di cavallo, costruito nel 1903 avente una capienza di 150 posti divisi in platea, due ordini di palchi ed un loggione. È stato riaperto al pubblico nel 2005.

    Appuntamenti irrinunciabili sono: nella settimana del ferragosto il Festival Internazionale del Folclore Terranostra; l'ultimo week-end del mese di settembre la Festa della Polenta, che viene servita, accanto ad altri piatti della tradizione locale, con diversi sughi ma pur sempre nel rispetto delle usanze contadine. Oltre ad intrattenimenti di vario tipo, si ricorda che nel pomeriggio di domenica si tengono la "gara dei mangiatori di polenta" e lo spettacolo del locale gruppo folcloristico Urbanitas che ripropone balli e canti tipici della tradizione contadina.
    Inoltre, da oltre 50 anni, nei due giorni che precedono il carnevale, in occasione delle quarant’ore che si celebrano a Frontale di Apiro nella parrocchia di sant’Anna, si ripete la tradizione dell’allestimento dell’altare artistico dei ceri.

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni scrivere al Numero Verde del Turismo della Regione Marche (numeroverde.turismo@regione.marche.it) o contattare i telefoni indicati.

  • Museo pinacoteca Chiesa di S. Urbano
    0733 611118; 0733 611129
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo pinacoteca Chiesa di S. Urbano
    La seicentesca raccolta è situata nella sacrestia della Collegiata nel cui interno barocco di forme neo-cinquecentesche sono conservati un organo Callido del 1771 e intagli lignei di Andrea Scoccianti, detto Raffaello delle Fogliarelle (1640-1700). Si tratta di una collezione di quadri, di suppellettili sacre, di antichi documenti e di paramenti liturgici. La maggior parte degli oggetti proviene dalle donazioni e dal lascito di Giovanni Giacomo Baldini (1581-1656) medico nativo di Apiro che trasferitosi a Roma ebbe in cura il cardinale Scipione Borghese, papa Urbano VIII e papa Innocenzo X. Grazie all'interessamento del Baldini la chiesa di Sant'Urbano veniva elevata a collegiata con bolla di papa Urbano VIII nel 1632. In seguito, la frequentazione della corte papale permise al medico apirano di conoscere artisti famosi e di diventare egli stesso collezionista. Da Roma, nel 1644, il Baldini, offriva alla chiesa una collezione di suppellettili sacre in argento e un reliquiario in legno intagliato e dorato. Gran parte del suo patrimonio pervenne poi, alla chiesa di Sant'Urbano, con lascito testamentario.

    Oltre alla serie di calici, incisi a Jesi nel 1658, dovevano farne parte alcuni reliquiari ed alcuni busti in argento, tutti di provenienza romana, così come alcune tele tra cui si segnala il San Giovanni Battista nel deserto di Valentin de Boulogne (1594 - 1632). Altri dipinti di Andrea Lilli (1570 c. - post 1631) sono di provenienza diversa, mentre la Pietà di Jusepe de Ribera (1588 - 1652) venne donata alla chiesa da Giovanni Francesco Perantoni, vicario generale di Camerino.

    Per orari ed altre informazioni visita il portale regionale dedicato ai Musei
  • Abbazia di S. Urbano sull'Esinante
    0731 816222
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Urbano sull'Esinante

    L' Abbazia di Sant’Urbano sorge isolata sulla sponda sinistra del torrente Esinante, affluente del fiume Esino. La data della sua fondazione è ascrivibile al X-XI secolo, essendo citata per la prima volta in una Convenzione del 1033 stipulata con l'abate di San Vittore delle Chiuse. A causa dei violenti contrasti con il vicino comune di Apiro per le sue mire espansionistiche sul castello di Sant’Urbano, nella prima metà del XIII secolo l'abbazia subì numerose devastazioni - nonostante fosse protetta del comune di Jesi al quale si era autonomamente sottomessa nel 1219 - che determinarono una prima e ampia ricostruzione secondo il modello dell'abbazia di Sant’Elena di Serra San Quirico. A tale epoca, infatti, risale il parziale tamponamento della prima campata, la copertura della zona anteriore con volte a botte centrale e crociere laterali ricadenti su lesene addossate ai pilastri, nonché il rifacimento della zona presbiteriale, compresa la sottostante cripta, con il rialzamento del tetto della nave centrale e la costruzione delle volte. Il muro di separazione tra le due metà della chiesa fu probabilmente innalzato per sostenere le spinte della nuova copertura e quindi alleggerito con aperture che consentissero una parziale visione del presbiterio. Ad epoca più tarda vanno riportati il rialzamento del corpo di facciata, l'addossamento delle case coloniche e le varie aggiunte murarie visibili all'esterno. Nel 1442 il monastero, ormai in decadenza, fu accorpato all'abbazia di San Salvatore in Valdicastro di Fabriano, finché nel 1810 divenne proprietà privata.

    La chiesa ha un impianto a tre navate su pilastri - di cui quella centrale presenta una volta a botte ogivale rinforzata da un arcone traversale, che poggia su lesene allineate ai pilastri sottostanti, mentre quelle laterali risultano coperte da volta a crociera - parzialmente chiuso in un aggregato di costruzioni coloniche addossate ai suoi fianchi. L'alzato è realizzato in pietra e cotto e presenta anomalie dovute ad interventi di epoca diversa. La facciata è conservata solo nella parte centrale con portale a risalti e lunetta di scarico, in quanto modificata in epoche successive con l'apertura delle due finestre rettangolari nella zona superiore del prospetto, fortemente sopraelevato, e l'aggregazione del campanile a vela. Sant’Urbano, inoltre, rappresenta un caso di particolare sopraelevazione del presbiterio per effetto della cripta con la risultante di una maggiore separazione degli spazi tra clero e fedeli, caratteristica dell'architettura romanica delle Marche.
    L'interno è caratterizzato dalla separazione del presbiterio, suddiviso in tre navate da pilastri compositi e copertura a crociera, dalla chiesa mediante un muro trasversale aperto da due arconi ogivali e dallo stretto ingresso; mentre, sulla sinistra, sul rude ambone addossato al sopracitato muro divisorio si apre l'ingresso alla sottostante cripta, del XII-XIII secolo, con lo stesso impianto presbiteriale ad eccezione dei muri divisori delle navate. In corrispondenza delle ultime due campate del fianco sinistro, rinforzato da quattro contrafforti, e della parte absidale è visibile l'innervatura di sottili colonne in pietra ed archetti pensili, ripetuta anche nel catino absidale, con l'aggiunta lungo il bordo superiore di una cornice dentellata e l'apertura di tre ampie monofore nell'abside maggiore. Dal portale d'accesso una breve scala in discesa immette nel vano centrale della prima campata ridotto ad una sorta di atrio d'ingresso alla chiesa. Di particolare interesse artistico gli otto capitelli, dei quali uno impiegato nel pilastro destro della zona anteriore della chiesa, cinque impiegati nel presbiterio e due nella parete di controfacciata. Questi presentano motivi figurati e animali accanto a motivi geometrici e floreali o ad arcatelle simili a quelli della sala capitolare dell'abbazia di San Salvatore in Valdicastro di Fabriano e della chiesa di San Ansovino di Avacelli di Arcevia.