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Monachesimo nelle Marche: le abbazie

Difficoltà media
Un itinerario di conoscenza e meditazione

Le Marche sono costellate da circa un centinaio di abbazie, spesso a breve distanza l'una dall'altra. In questo itinerario sono state raccolte le più importanti aperte al pubblico, che raccontano il fiero Medioevo di questa regione.

Visitare un'abbazia rappresenta un momento di conoscenza e di meditazione unico: tra i molti primati che le Marche detengono, infatti, va annoverato anche quello di essere state tra le prime aree geografiche della penisola ad aver accolto il fenomeno del Monachesimo, un movimento spirituale nato in Oriente nel III sec. d.C., diffusosi in Occidente già nel VI sec. grazie alla carismatica personalità di S. Benedetto da Norcia: la sua Regola, infatti, prima vera costituzione scritta del Monachesimo, basata sulla dignità del lavoro e sulla santità della preghiera, rappresenta l’avvio di un nuovo modello di vita che avrà enorme diffusione in Europa e costituirà uno dei pilastri nel processo di formazione della civiltà occidentale.

Agevolate dall’accessibilità dei percorsi vallivi, dal Foglia al Tronto, già fin dai secc. VII e VIII le Marche si popolarono di cenobi e monasteri (tra cui spiccano quelli fondati da San Romualdo dell'Ordine camaldolese), spesso a breve distanza l’uno dall’altro, lungo le vie percorse dai primi romei, i pellegrini che andavano a Roma. Una decisiva spinta alla propagazione del movimento viene impressa dall’edificazione di numerose abbazie che si pongono come veri e propri baluardi di fede e di religiosità, dando origine al tempo stesso a cellule aggregative ed economicamente organizzate, connotate da forti contenuti sociali e culturali all’interno del lento e complesso processo di formazione della società medioevale.

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Target: Cultura

Le tappe dell'itinerario

  • Abbazia di S. Tommaso in Foglia
    0721 491322 parrocchia di Mon
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Tommaso in Foglia

    L'Abbadia, sorta attorno al 980 sui resti di un preesistente tempio di epoca romana per opera dei monaci benedettini, faceva parte di un imponente complesso costituito dal monastero con il chiostro, il cimitero, le case e gli opifici dei famigli. Di tanto splendore ci resta la maestosa chiesa in stile romanico a tre navate, con, sulla facciata, il portale di pietra bianca sovrastato da una bifora. La preesistenza di un tempio romano è dimostrata da numerosi reperti: monete, pietre lavorate, tombe. Di particolare interesse un capitello dove sono scolpite tre protomi umane risalenti al secolo VIII che fanno ipotizzare la presenza di una chiesa antecedente l’abbadia.

  • Abbazia di S. Vincenzo al Furlo
    0721.796741 (Ufficio turismo C
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Vincenzo al Furlo

    Dedicata alla memoria di San Vincenzo, vescovo di Bevagna, l'abbazia ha origine incerta; alcuni residui di fortificazione farebbero supporre una fondazione risalente al VI secolo, ma altri elementi ne sposterebbero la data intorno al X secolo. Sulle pareti della Chiesa sono ancor oggi visibili affreschi di scuola marchigiana. La posizione adiacente ad uno dei più suggestivi passi appenninici fa dell'abbazia una meta attraente anche per il magnifico paesaggio che la circonda.

    A destra della chiesa  si sviluppava il monastero, con il chiostro prospiciente la navata destra. Tutto il complesso abbaziale era stato realizzato con pietra corniola proveniente dalle cave locali, mentre per la pavimentazione della chiesa si usarono grandissimi e spessi lastroni di pietra di origine romana e paleocristiana.
    La facciata della chiesa è a capanna: al centro si apre il portale con arco a tutto sesto e lunetta traforata, sormontato da un'ampia monofora del XV secolo. Alle pareti si conservano ampie zone affrescate di scuola marchigiana dei secoli XV e XVI. La copertura, scandita da tre costoloni, si presenta per due terzi a volta a crociera, mentre il restante è a capriata. Questa diversità è ben visibile anche dall'esterno, attraverso i due diversi livelli di altezza della copertura. 
    Il presbiterio è sopraelevato, con al centro una stretta scalinata e ai lati due aperture ad arco a tutto sesto che conducono alla cripta. Quest'ultima - riconducibile al secolo X - è tripartita da sei colonne di diverso diametro, con capitelli a tronco di piramide di varia fattura. Al suo interno si trova l'absidiola appartenuta alla navata laterale destra e ben visibile dall'esterno, posta accanto a quella principale.

  • Abbazia di S. Michele Arcangelo a Lamoli
    0722.816048 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Michele Arcangelo a Lamoli

    Le prime indicazioni relative all’abbazia di San Michele Arcangelo risalgono al 1218, epoca in cui era prospera e ben difesa a nord da una fortezza detta Castellaccio e da un altro nucleo difensivo nel Castrum Bovie (o Badie), sullo scosceso colle che sovrasta Borgo Pace.

    Per la sua vicinanza alla Bocca Trabaria, che collega l’alta valle del Tevere con quella del Metauro e l’Adriatico, l’importante abbazia poté godere di ampia autonomia nel XIII secolo, tanto che assoggettò temporaneamente anche l’abbazia di Scalocchio, situata nella diocesi di Città di Castello.

    Tuttavia, nel 1442, l'abbazia era già stata abbandonata dai monaci per cui venne concessa in commenda, che perdurò fino al 1859.

    Oggi si può ammirare solo la grande chiesa romanica fondata probabilmente prima del Mille. Dell’antico edificio si conserva solo l’abside romanica.
    La chiesa presenta la facciata a capanna tripartita con portale e un piccolo rosone centrale; il campanile è a vela della stessa ampiezza della navata e l’interno è suddiviso in tre navate, con quella centrale molto più alta delle laterali ed anche più ampia, scandita da arcate impostate su pilastri. All'interno è custodito un pregevolissimo crocifisso in legno, attribuito alla scuola del Brunelleschi (1500), oltre a numerose altre opere degne di nota: alcuni frammenti scultorei conservati nella cripta, che fanno ipotizzare una origine nel VI secolo d.C.; affreschi di scuola umbra risalenti alla fine del XV secolo che raffigurano una Madonna in trono che allatta il Bambino, un San Rocco e un San Giuliano.

  • Abbazia di S. Lorenzo
    0721.776825 (parroco) - 0721.7
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Lorenzo

    Elevata a basilica nel 1943 da S.S. Pio XII, è uno dei più importanti monumenti di stile romanico-gotico esistenti nelle Marche. Costruita prima dell'anno Mille dai monaci benedettini, l'abbazia è stata dedicata a San Lorenzo martire in Roma, "in silvis" per la presenza di boschi sacri, e poi "in campo" forse in base all'"ora et labora" dei benedettini che avevano come attività principale il lavoro dei campi. È una maestosa costruzione romanico-gotica a tre navate con arcate a tutto sesto in muratura, sorrette da colonne di granito grigio provenienti dall'Egitto. La copertura è a capriate scoperte; la parte centrale, costituita da tre absidi, è quella più antica e risale al periodo che va dal VII al IX secolo. Di notevole interesse è l'altare maggiore per i suoi rari e pregevoli marmi; sotto di esso è presente una bellissima cripta riportata alla luce nel 1940. Tra le opere d'arte presenti ricordiamo i due crocifissi del 1600 in legno (di Fra' Innocenzo da Petralia e di Damiano d'Assisi), la tela del Ramazzani di Arcevia (1535) raffigurante "Madonna e Santi", e la tela raffigurante San Demetrio e San Lorenzo.

  • Abbazia di Santa Croce dei Conti
    +39 0732 956257
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Santa Croce dei Conti

    L’ Abbazia di Santa Croce dei Conti sorge sul versante opposto all’abitato di Sassoferrato, in posizione sopraelevata, vicino alla confluenza dei torrenti Sanguerone e Marena nel fiume Sentino.
    Costruita dai Conti Atti, signori di Sassoferrato, negli ultimi anni del sec. XII per i monaci Camaldolesi con materiali provenienti dalla romana Sentinum, è una delle più importanti testimonianze d’architettura romanica delle Marche. Come la chiesa di San Vittore alle Chiuse (Genga - An), la chiesa Santa Maria delle Moie (Maiolati Spontini - An) e la chiesa di San Claudio al Chienti (Corridonia - Mc) - datate tra l’XI ed il XII secolo, l'edificio ha una pianta a croce greca inscritta. 

    Inglobata all’interno del complesso abbaziale, la chiesa presenta un nucleo centrale definito da quattro alti pilastri compositi, addosso a ciascuno dei quali sono collocate due semicolonne in granito e pietra calcarea, provenienti da Sentinum. Sono inoltre visibili una serie di interessanti capitelli di derivazione lombarda, scolpiti in calcare bianco, che presentano motivi geometrici, vegetali, con bestiari e animali fantastici, ed uno, con l’unica scena sacra, che rappresenta la Crocifissione, tema strettamente legato con la dedica della chiesa alla Santa Croce. Un nartece voltato a botte introduce al portale di accesso alla chiesa ed è decorato con una complessa modanatura formata da tre archi a tutto sesto concentrici, che ripropongono la tematica dei bestiari e degli animali fantastici. La lunetta che sovrasta il portale d’accesso è finemente ornata.

    La chiesa verso la fine del XIV secolo venne arricchita da affreschi di scuola fabrianese; custodisce pregevolissime opere pittoriche, tra cui la pala raffigurante San Benedetto, realizzata nel 1524 da Pietro Paolo Agabiti. Degno di nota è anche lo splendido paliotto ligneo intagliato del Sec. XVII, decorato con preziose dorature. Da segnalare anche un dipinto su tela raffigurante San Romualdo e Pietro Orsoleo, doge di Venezia, della fine del sec. XVII, probabilmente opera di Antonio Zanchi o del suo allievo Francesco Trevisani, e un San Rocco in terracotta invetriata della seconda metà del XV sec. L’opera più importante, il maestoso polittico del sec. XV di Giovan Antonio da Pesaro, è ora conservata presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. 
    All’interno della Chiesa è conservata la famosa Croce Patente, un simbolo ben noto ai Templari.

  • Abbazia di S. Salvatore in Valdicastro
    0732.74017 (Coop. Agricola a.r
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Salvatore in Valdicastro

    L’Abbazia di S. Salvatore di Valdicastro fu fondata fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo degli Onesti, il quale, nel 1027, vi si spense.

    Il complesso fu ristrutturato nel 1262 e in epoche successive. L'edificio oggi visibile è di stile gotico, ha tre campate, tre absidi e sotto la nave traversa è posta la cripta. Nelle pareti della chiesa si possono notare affreschi del XV secolo raffiguranti S. Cristoforo, S. Giovanni Battista e San Romualdo. L’altare è composto di un sarcofago romano del III secolo d.C., dove per 400 anni furono custodite le spoglie di S. Romualdo. Interessante è anche il Chiostro con le volte a crociera e la Sala Capitolare.
    Della primitiva costruzione è conservala una cripta con piccolissime finestre a strombo.

    Il monastero è diventato abitazione privata e, successivamente, agriturismo a partire dal 2006.

    Per maggiori informazioni: I Luoghi del Silenzio

  • Abbazia di S. Biagio in Caprile
    0732.259466 Monaci Benedettini
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Biagio in Caprile

    L'abbazia di San Biagio in Caprile di Fabriano fu fondata intorno al 1030 dai Conti di Nocera e di Gualdo che in quel periodo governavano la valle di Salmaregia. Nel 1060, per mancanza di religiosi, passò sotto le dipendenze di S.Maria d'Appennino che provvide ad inviarvi una piccola comunità di religiosi. Nel 1443 un incendio la distrusse insieme all’archivio e il complesso, rimasto privo di monaci, passò per volere d’Eugenio IV alla Congregazione Silvestrina. Nel 1665 fu elevata ad abbazia titolare e nel 1810 fu venduta a privati. Oggi dell'antica abbazia non rimane che la chiesa a pianta rettangolare, a suo tempo ornata dai famosi affreschi dell'anonimo maestro di S.Biagio in Caprile (oggi visibili a Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche), mentre gli edifici monastici sorti intorno al chiostro sono andati distrutti.
    Quì, un tempo, si trovavano gli affreschi dell'ignoto Maestro trecentesco di Campodonico. All’interno è stato aperto un Ostello per la Gioventù, struttura turistica per l'accoglienza a basso costo, dopo alcuni consolidamenti resisi necessari in seguito a più eventi sismici. Ciò ha ripristinato la funzionalità storica del monastero, luogo per tradizione destinato all'accoglienza dei pellegrini.

  • Abbazia di San Vittore delle Chiuse
    0732.90055 (Parroco) 0732.9730
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di San Vittore delle Chiuse

    L'abbazia romanica di San Vittore delle Chiuse venne edificata dai longobardi verso la fine del X secolo all’inizio della Gola di Frasassi, all'interno di un "anfiteatro" di montagne dalle quali risulta completamente circondata; si dice che lo stesso nome "delle Chiuse" (Rave di Clusis) le sia stato attribuito proprio per questo motivo, perchè risultava "chiusa" trai monti, come se la proteggessero nascondendola. 
    Il complesso attuale è una ricostruzione del XIV-XV sec., mentre la chiesa è datata XI sec. L’interno è poco illuminato e privo di decorazioni, scandito da archi a tutto sesto. L’architettura è orientale, con planimetria a croce greca inscritta in un quadrato dal quale sporgono le cinque absidi e la torre di facciata; al vertice si eleva un basso tiburio ottagonale.
    La tipologia architettonica lo rende uno dei monumenti romanici più significativi della Regione, a due passi dalle note Grotte di Frasassi.
    Un particolare piuttosto curioso che ha attirato l’attenzione di molti studiosi è il simbolo dell’infinito vicino alla porta sinistra dell’altare. Questo simbolo dell’infinito è rovesciato e balza immediatamente agli occhi appena si varca l’ingresso dell’abbazia. Ancora oggi non se ne conosce il significato, ma si crede siano stati i templari a lasciare tale traccia.

  • Abbazia di S. Urbano sull'Esinante
    0731 816222
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Urbano sull'Esinante

    L' Abbazia di Sant’Urbano sorge isolata sulla sponda sinistra del torrente Esinante, affluente del fiume Esino. La data della sua fondazione è ascrivibile al X-XI secolo, essendo citata per la prima volta in una Convenzione del 1033 stipulata con l'abate di San Vittore delle Chiuse. A causa dei violenti contrasti con il vicino comune di Apiro per le sue mire espansionistiche sul castello di Sant’Urbano, nella prima metà del XIII secolo l'abbazia subì numerose devastazioni - nonostante fosse protetta del comune di Jesi al quale si era autonomamente sottomessa nel 1219 - che determinarono una prima e ampia ricostruzione secondo il modello dell'abbazia di Sant’Elena di Serra San Quirico. A tale epoca, infatti, risale il parziale tamponamento della prima campata, la copertura della zona anteriore con volte a botte centrale e crociere laterali ricadenti su lesene addossate ai pilastri, nonché il rifacimento della zona presbiteriale, compresa la sottostante cripta, con il rialzamento del tetto della nave centrale e la costruzione delle volte. Il muro di separazione tra le due metà della chiesa fu probabilmente innalzato per sostenere le spinte della nuova copertura e quindi alleggerito con aperture che consentissero una parziale visione del presbiterio. Ad epoca più tarda vanno riportati il rialzamento del corpo di facciata, l'addossamento delle case coloniche e le varie aggiunte murarie visibili all'esterno. Nel 1442 il monastero, ormai in decadenza, fu accorpato all'abbazia di San Salvatore in Valdicastro di Fabriano, finché nel 1810 divenne proprietà privata.

    La chiesa ha un impianto a tre navate su pilastri - di cui quella centrale presenta una volta a botte ogivale rinforzata da un arcone traversale, che poggia su lesene allineate ai pilastri sottostanti, mentre quelle laterali risultano coperte da volta a crociera - parzialmente chiuso in un aggregato di costruzioni coloniche addossate ai suoi fianchi. L'alzato è realizzato in pietra e cotto e presenta anomalie dovute ad interventi di epoca diversa. La facciata è conservata solo nella parte centrale con portale a risalti e lunetta di scarico, in quanto modificata in epoche successive con l'apertura delle due finestre rettangolari nella zona superiore del prospetto, fortemente sopraelevato, e l'aggregazione del campanile a vela. Sant’Urbano, inoltre, rappresenta un caso di particolare sopraelevazione del presbiterio per effetto della cripta con la risultante di una maggiore separazione degli spazi tra clero e fedeli, caratteristica dell'architettura romanica delle Marche.
    L'interno è caratterizzato dalla separazione del presbiterio, suddiviso in tre navate da pilastri compositi e copertura a crociera, dalla chiesa mediante un muro trasversale aperto da due arconi ogivali e dallo stretto ingresso; mentre, sulla sinistra, sul rude ambone addossato al sopracitato muro divisorio si apre l'ingresso alla sottostante cripta, del XII-XIII secolo, con lo stesso impianto presbiteriale ad eccezione dei muri divisori delle navate. In corrispondenza delle ultime due campate del fianco sinistro, rinforzato da quattro contrafforti, e della parte absidale è visibile l'innervatura di sottili colonne in pietra ed archetti pensili, ripetuta anche nel catino absidale, con l'aggiunta lungo il bordo superiore di una cornice dentellata e l'apertura di tre ampie monofore nell'abside maggiore. Dal portale d'accesso una breve scala in discesa immette nel vano centrale della prima campata ridotto ad una sorta di atrio d'ingresso alla chiesa. Di particolare interesse artistico gli otto capitelli, dei quali uno impiegato nel pilastro destro della zona anteriore della chiesa, cinque impiegati nel presbiterio e due nella parete di controfacciata. Questi presentano motivi figurati e animali accanto a motivi geometrici e floreali o ad arcatelle simili a quelli della sala capitolare dell'abbazia di San Salvatore in Valdicastro di Fabriano e della chiesa di San Ansovino di Avacelli di Arcevia.

  • Abbazia di Sant’Elena
    0731.814730 oppure 330.912617
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Sant’Elena

    L'Abbazia di Sant'Elena sorge nel comune di Serra San Quirico, frazione di Sasso.
    Fondata nel 1005 da San Romualdo, nel 1180 si unì alla Congregazione Camaldolese. Al momento dell'aggregazione, l'abbazia era comunque un'istituzione consolidata con un notevole sviluppo economico e sociale. Nel XII secolo vantava il possesso di circa 50 chiese e 10 edifici fra castelli e ville con tutti i beni annessi. La chiesa fu rinnovata alla fine del sec. XII. Alla metà del XV secolo Papa Innocenzo VIII la sottrasse alla Congregazione camaldolese, nominando un Abate commendatario, il cardinale Giovanni Colonna. Il 6 Aprile 1816, l'ultimo Abate commendatario di Sant'Elena cedette in enfiteusi l'Abbazia con tutti i beni annessi alla famiglia Pianesi, che ne divenne in seguito la legittima proprietaria.

    La chiesa è costruita a blocchetti di arenaria irregolare; ha una slanciata facciata con campanile a vela e un bel portale strombato a semicolonne, sormontato da una lunetta che mostra una croce apicata tra due leoni a bassorilievo. Presenta tre navate, con quella centrale larga più del doppio rispetto a quelle laterali, ma della stessa altezza delle altre, tanto da conferire all'invaso l'aspetto di una chiesa sala, " a gradinature".
    Il presbiterio, sopraelevato sulla cripta, conserva nella conca absidale la tela che raffigura Sant'Elena e la Croce, opera del Pomarancio. L'apparato scultoreo dell'abbazia consiste essenzialmente  nei capitelli della cripta, in quelli dei pilastri delle navate e nell'ornato del portale. Possiamo distinguere due tipi di capitelli: quelli istoriati, che presentano motivi tratti dall'universo dei bestiari medievali (leoni, draghi, sirene) e dal repertorio delle figurazioni sacre cristiane, e quelli antichizzati che propongono varie interpretazioni della tipologia del capitello corinzio. 
    Nel vecchio Monastero, ora usato per cerimonie, conferenze, catering e ricevimenti, si trovano sale con volte in laterizio, ora a botte ora a crociera, e con pareti in pietra. La sala più antica risale all'XI secolo e presenta una volta a botte e pavimento a grandi lastre di pietra; apparentemente costituiva il primo insediamento dell'Abbazia. Il giardino ed il cortile interno adiacenti alla Chiesa sono stati restaurati con un'opera di recupero conservativo.

  • Abbazia di S. Maria delle Moie
    0731.700005 (Casa parrocchiale
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Maria delle Moie

    L'abbazia romanica di Santa Maria delle Moie fu fondata probabilmente all'inizio dell'XI sec. dalla famiglia Attoni-Alberoni-Gozoni come monastero privato. Poiché l’abbazia sorgeva in una zona paludosa (moja) vicino al corso del fiume Esino, essa fu denominata “delle Moie”.

    Si tratta di una costruzione romanica composta dalla chiesa e dall'avancorpo. È costruita con blocchi regolari di pietra calcarea, ha una struttura della pianta a croce greca iscritta e presenta un forte richiamo al modello di San Vittore nelle cinque absidi, tre orientate e due laterali, rivelando invece nell’alzato una soluzione molto originale: la mediana delle tre navate, infatti, è più elevata e voltata a botte con sottarchi, mentre le navatelle sono voltate a crociera.
    La nota decorativa dell’esterno è rappresentata dal portale a tralci e intrecci, mentre del campanile cilindrico sul lato sinistro dell’atrio rimane soltanto la base. La parte esterna del portale è stata completamente restaurata e presenta tre archivolti poggianti su semi pilastri e semicolonnine laterali decorate con temi ad intreccio e vegetale. Del monastero rimangono solo due ambienti: uno rettangolare con volta a botte collegato ad una stanza sotterranea da una scala; l'altro, comunicante con il primo e accessibile anche dal cortile, a pianta quadrilatera e con volte a crociera.

  • Abbazia Santa Maria del Piano
    0731.58636 (parrocchia) 0731.5
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia Santa Maria del Piano

    Di quest’abbazia si conservano pochi documenti storici: si sa per certo però che i suoi possedimenti erano numerosi e si estendevano dalla valle del fiume Misa fino a quella del fiume Musone. Nel 1211 iniziò a decadere, sottomettendosi alla giurisdizione del comune di Jesi. Essa sorgeva nell'area compresa tra la città di Jesi e il fiume Esino, dove ancora oggi si erge la chiesa abbaziale nella sua struttura settecentesca, che conserva non pochi caratteri delle precedenti costruzioni.
    Nell'edificio esistente si rilevano diversi interventi risalenti al XII e al XIII secolo, nonché a una precedente fase altomedievale. Alcuni archi presenti nella parete destra del presbiterio risalgono presumibilmente al XII secolo, così come il frammento di un affresco raffigurante una testa d'angelo rinvenuto su di un pilastro ottagonale durante i recenti lavori di restauro. Molto interessante la cripta, per lungo tempo interrata poiché adibita a luogo di sepoltura dei parroci e ultimamente riportata alla luce, dove si conserva un bellissimo sarcofago dell'VIII secolo.

  • Abbazia di S. Maria in Castagnola
    071.94350 (abbazia)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Maria in Castagnola

    L'origine dell'abbazia risale al VII sec. quando un primitivo monastero benedettino sembrerebbe essere stato eretto in un terreno donato al papa dalla regina longobarda Teodolinda. Venne distrutto nel 1126 dai Saraceni per poi essere ricostruito dai monaci cistercensi che lo denominarono Santa Maria in Castagnola.
    Si tratta di una delle tre abbazie costruite dai monaci cistercensi di Clairvaux in Italia, comprendenti anche un’altra abbazia presente nelle Marche, a Fiastra (Urbisaglia).

    L'abbazia è ricordata in documenti a partire dal Mille, periodo al quale risalgono i resti della primitiva chiesa in stile romanico.
    La struttura attuale fu fondata, secondo la tradizione, nel 1172 da monaci cistercensi, riutilizzando i resti della precedente costruzione. Nel 1248 l’abbazia può contare su ben quaranta monaci, ciò testimonia la vasta estensione e la grande importanza del complesso monastico, tanto da diventare oggetto delle mire espansionistiche del libero comune di Jesi e in seguito anche di Ancona. Il chiostro e i circostanti ambienti abbaziali sono stati rinnovati nel tardo ‘500.

    La chiesa abbaziale, in particolare, è un notevole esempio di architettura cistercense: tre navate, transetto e abside quadrata. La facciata romanica ha due spioventi, con grande rosone sormontato da una bifora ed un fastigio cuspidato, sopra cui scorre una fascia di archetti.

    Nel rispetto dell’architettura cistercense, il monastero era situato a sud della chiesa  e in tale area si trovavano i locali comuni, mentre ad est si trovavano i locali dei monaci coristi e ad ovest i magazzini per il lavoro.

    Nell'interno dell'abbazia una preziosa scultura in pietra policroma raffigura una Madonna con bambino del XII secolo.

    Questo edificio ce lo aspetteremmo in luogo solitario, isolato, invece sorge al centro della cittadina, preceduto da un’area verde. Esso ha dato il nome alla città e ne ha promosso la nascita e lo sviluppo nei secoli trascorsi, così ora ne resta il cuore e la memoria storica.

  • Abbazia di Santa Maria di Portonovo
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Santa Maria di Portonovo

    Perfettamente inserita nel paradiso naturale del Monte Conero, questa chiesa sovrasta la scogliera di bianco calcare su cui è arroccata.
    In armonia con l'ambiente circostante, parzialmente nascosta nel verde, è un vero e proprio gioiello dell'architettura romanica, realizzato in blocchetti lavorati di calcare del Conero. La pianta a croce greca è divisa in cinque navate, la cupola risulta divisa in due parti, il tiburio e il tamburo sono quadrati, la principale fonte di luce è rappresentata dalle caratteristiche bifore.

    L'apertura dell'Abbazia è effettuata da volontari di Italia Nostra

  • Badia di San Pietro al Conero
    071 2513264 (IAT)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Badia di San Pietro al Conero

    Sul Monte Conero, a circa 450 metri slm, sorge la Badia di San Pietro al Conero. Del complesso si hanno notizie a partire da un documento del 1038, in cui viene unito all'eremo di San Benedetto. La pacifica convivenza tra i due romitori durerà fino al 1518, quando il vescovo di Ancona decise di affidare l'abbazia di San Pietro agli eremiti di Santa Maria Gonzaga e successivamente alla Congregazione Camaldolese. Da allora cominciarono le incomprensioni. In seguito a un incendio scoppiato nel 1558, i gonzaghiani abbandonarono il luogo e le due chiese vennero riunificate sotto la comune autorità Camaldolese che rimase fino all'Unità d'Italia.

    Dell'abbazia non resta che la chiesa romanica ristrutturata agli inizi del XIII secolo. La pianta è basilicale, a tre navate, divisa da pilastri compositi alternati a pilastri cilindrici. La torre campanaria è del XIII secolo mentre la facciata è settecentesca. L'elemento rimarchevole nella struttura è costituito dal patrimonio scultoreo. L'apparato decorativo dei capitelli, databili al XII secolo, denota una raffinatezza plastica eccezionale che crea i consueti soggetti zoomorfi attinti dal bestiario simbolico romanico padano. I capitelli della cripta, assegnabili al XI sec, propongono invece tipologie cubiche e di imitazione corinzia dalla resa schematica ed appiattita, capitelli zoomorfi di stile meno evoluto rispetto al complesso, qualitativamente più alto, della chiesa soprastante.
    L'antico monastero benedettino che sorge accanto alla chiesa è stato trasformato in un elegante e confortevole Hotel.

  • Abbazia di San Firmano
    0733.224911 (comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di San Firmano

    L'abbazia benedettina fu voluta da una pia signora della famiglia Grimaldi di Montelupone e la sua fondazione risalirebbe al 986. Nel 1248 il monastero subì un saccheggio ed i lavori di ricostruzione che seguirono cambiarono in parte la struttura della chiesa. Durante tali lavori fu rinvenuto il corpo di San Fermano (1256) e per dargli degna sepoltura, venne sopraelevato il presbiterio e creato lo spazio per la costruzione della cripta. 
    Di medie dimensioni e interamente edificata in laterizio, presenta una sobria facciata a capanna nella quale si aprono il portale in pietra, con un bassorilievo della Crocifissione nella lunetta, e il finestrone settecentesco. L’interno, dalle linee architettoniche essenziali, si caratterizza per il presbiterio notevolmente rialzato e raccordato da un’imponente scalone.

  • Abbazia di Santa Maria di Rambona
    0733.548707 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Santa Maria di Rambona

    Testimonianze storiche fanno risalire la sua costruzione intorno all’anno 891 - 898 ad opera della Regina Longobarda Ageltrude, figlia di Adelchi principe di Benevento e moglie di Guido, Imperatore del Sacro Romano Impero (891-894), duca di Spoleto, Marchese di Camerino e Re d'Italia dal febbraio dell'anno 889,  e madre di Lamberto Imperatore (894-898).
    Purtroppo questa bella e potente Abbazia che nell’alto Medioevo possedeva beni, chiese e priorati, nel 1443 subì il saccheggio e l’incendio da parte di Ciarpellone, capitano di Francesco Sforza. Il monastero andò completamente distrutto e la chiesa rimase abbandonata.
    Oggi dell’antico tempio rimangono solamente il presbiterio e la cripta in quanto le navate della chiesa, in epoche successive, furono separate dal resto del monumento e trasformate in abitazioni private.
    Il gruppo absidiale è l'unica porzione di edificio che presenta ancora i caratteri stilistici della struttura originaria. Per il resto tanto la facciata quanto i fianchi laterali della chiesa hanno subito profonde trasformazioni dal momento in cui gli ambienti interni sono stati adattati ad abitazione. Le tre absidi, invece, in pietra arenaria, sormontate da una porzione di muro a due spioventi, nonostante i restauri propongono l'originale stesura muraria ed articolazione formale. Vi sono conservati due importanti affreschi, il Sant'Amico che ammansisce il lupo e la Madonna in trono con il Bambino.

    L'Abbazia è attualmente chiusa in seguito al terremoto del 2016.

  • Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra
    0733.202942 (Ufficio informazi
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra

    L’abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra costituisce uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati in Italia dell'architettura cistercense e rappresenta la più alta testimonianza della presenza nelle Marche dei Cistercensi, che vi arrivarono nel 1142 dal monastero di Chiaravalle di Milano. I monaci portarono con sè i libri liturgici e gli arnesi da lavoro. Per la costruzione dell’abbazia, iniziata l’anno del loro arrivo in terra marchigiana, furono seguite le indicazioni di San Bernardo e si ricorse ad architetti-monaci francesi che si avvalsero di stilemi tipici dell’architettura cistercense.

    L’interno della chiesa è a tre navate, di cui la centrale è altissima, a volte ogivali, con caratteristici pilastri cruciformi coronati da capitelli romanici, scolpiti dai monaci stessi con materiali provenienti dai ruderi della vicina Urbs Salvia, città romana che fu distrutta da Alarico tra il 408 e il 410. Oltre a costruire la chiesa, i monaci si dedicarono alla bonifica di tutta la zona, caratterizzata soprattutto da boschi ed estese paludi. Tra gli affreschi che si conservano nell’abbazia, notevoli sono quelli della seconda cappella a destra, dedicata a San Benedetto, risalenti al secolo XV e attribuiti alla scuola camerinese.

    A lato dell’edificio sorge il monastero che racchiude il grande chiostro in laterizio con bassi pilastri, archi ribassati e copertura a capriate. Dell’antico monastero, abbandonato dai Cistercensi nel 1422 in seguito ad un saccheggio e successivamente affidato a cardinali commendatari, ai Gesuiti e infine passato in proprietà alla famiglia Giustiniani-Bandini di Camerino, si conservano la Sala del Capitolo, il refettorio e il dormitorio dei conversi, la sala delle oliere e altri locali. L'abbazia, per più di trecento anni, fu economicamente florida; il suo territorio, suddiviso in sei grance (aziende agricole), favorì lo sviluppo non solo economico ma anche sociale e religioso. Giunse a controllare trentatré chiese e monasteri.

    Nei locali delle cantine dell'Abbazia, con accesso dal chiostro, è stato allestito il Museo del vino che espone strumenti e oggetti usati nel passato per la lavorazione delle uve. È anche presente il Museo della civiltà contadina, che raccoglie oggetti e strumenti di uso domestico-rurale.
    La foresteria dispone di sei camere, una cucina e un'ampia sala, in grado di accogliere gruppi e singoli.
    Oggi l’abbazia è inclusa nella Riserva naturale omonima, che copre un territorio di 1.800 ettari, tra i comuni di Urbisaglia e Tolentino, ad una decina di chilometri da Macerata. 

  • San Claudio al Chienti
    0733.439900 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: San Claudio al Chienti

    Di origini antichissime, la Chiesa di San Claudio al Chienti di Corridonia è certamente uno degli esempi più importanti di architettura romanica delle Marche.
    La chiesa è situata nel territorio in cui sorgeva la città romana di Pausulae, che fu anche antica sede vescovile. Essa è documentata a partire dall'XI secolo presso l'Archivio Storico di Fermo. Fu una pieve, e non un'abbazia: i documenti escludono che vi sia mai stata ospitata una congregazione monastica di qualsiasi tipo.

    L'edificio mantiene il suo aspetto originario in maniera quasi totale; la sua maggiore peculiarità è la presenza di due chiese sovrapposte. Ha pianta quadrata ed è modulato lungo il perimetro da absidi semicircolari. La facciata è incorniciata da due torri cilindriche, simili ai campanili dell'area ravennate, e trova analogie nelle Marche in San Vittore alle Chiuse e Santa Maria delle Moje. Interessante il portale gotico in pietra d'Istria che orna l'ingresso del piano superiore e fu aggiunto in epoca successiva all'edificazione della chiesa.

  • Abbazia di S. Maria a piè di Chienti
    0733.865241 (Parroco)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Maria a piè di Chienti

    La Chiesa di S.Maria a Pie' di Chienti, detta anche SS. Annunziata, sorge sulla sponda sinistra del Chienti, a pochi chilometri dalla foce del fiume.
    Le più antiche notizie non controverse su di essa e sull'annesso monastero sono di origine farfense e risalgono all'anno 936. Alla fine del '300 o agli inizi del '400 furono eseguiti lavori che mutarono l'aspetto della chiesa, facendole assumere le forme che ancora oggi, sostanzialmente, rimangono. È proprio in questo periodo che l'abside superiore fu interamente ricoperta dagli affreschi.
    Non originale è certamente anche la facciata, ricostruita tra il XVII ed il XVIII secolo. Alla stessa epoca risale probabilmente la costruzione di un grande scalone centrale di raccordo tra i due piani eliminato col restauro del 1925, sostituito con due gradinate laterali a loro volta eliminate agli inizi degli anni '60 del '900 e sostituite con una scala di collegamento nel braccio destro del transetto.

  • Abbazia di S. Croce all'Ete

    Gli storici fanno risalire al IX secolo le origini dell’istituzione monastica benedettina, edificata probabilmente sui resti di una preesistente basilica cristiana del V secolo.

    Per la propria posizione strategica svolse un importante ruolo di difesa per cercare di impedire l’insediamento di Saraceni lungo la ricca valle del Chienti. Fu considerato talmente importante dal vescovo di Fermo Teodosio e dall’imperatore Carlo III il Grosso che divenne una delle prime e più potenti abbazie marchigiane. Importanti imperatori come Ottone I (968) e Ottone II (981) e lo stesso Federico II di Svevia (1219 e 1242) e papi come Celestino III (1197) e Gregorio IX (1236) elargivanoall'abbazia donazioni e protezioni; nell’anno 1165 l’abbazia venne aggregata al monastero di Fiastra, diventandone una dipendenza, seppure con particolari privilegi.

    Importanti restauri interessarono le strutture del monastero ancora nel XVII secolo, periodo in cui diventò una specie di casale agricolo (di proprietà del vescovo di Fermo) e molte parti, soprattutto quelle pertinenti agli ambienti monastici, sono andate perdute.

    L’abbazia di Santa Croce è stata valorizzata sia per il suo valore simbolico dal punto di vista culturale e religioso sia per il contesto naturale in cui è collocata.

  • Abbazia di San Marco alle Paludi
    0734.68391 (abbazia)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di San Marco alle Paludi

    L’abbazia di San Marco alle Paludi si trova in campagna, nella contrada Paludi. È una delle abbazie più antiche e belle di Fermo. La chiesa, facente parte di una abbazia di cui rimangono pochi resti, risale alla fine del XI secolo ed è stata restaurata alla fine degli anni Novanta del XX secolo.

    Malgrado le sue piccole dimensioni, essa è suddivisa in tre navate e al suo interno sono ben conservati  numerosi affreschi. Grazie all’inserimento nel pavimento della chiesa di piani in vetro, è possibile vedere le antiche fondamenta.

    Alcuni resti dell’antica abbazia possono essere ancora visti lungo la navata principale. Di grande interesse sono le figure scolpite. Alle pareti delle navate laterali sono invece appesi numerosi quadri contenenti gli ex-voto dei fedeli. Accanto alla Chiesa si trova il convento, attualmente in restauro.

    L’elegante giardino esterno, la posizione e l’ambiente in cui è inserita ne fanno una meta apprezzata anche per la celebrazione di matrimoni. 

  • Priorato di Santa Vittoria in Matenano
    0734.780111 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Priorato di Santa Vittoria in Matenano

    La sua storia è legata al monastero di S. Ippolito e S. Giovanni in Silva (760), dipendenza dell'abbazia di Farfa. Nel secolo X l'abate Pietro della suddetta abbazia vi trovò rifugio e per maggior sicurezza costruì un castello sul monte Matenano, dove il 20 giugno 934 l'abate Ratfredo fece trasferire il corpo di S.Vittoria dalla Sabina, dedicando a lei una basilica-santuario con monastero per 10-12 monaci e rendendolo sede vicaria dell'abbazia di Farfa.

    L’imponente facciata in stile neoclassico fu realizzata tra il 1783-1793 su disegno dell’architetto Pietro Augustoni (1741-1815) di Como. Sul fianco destro si eleva la torre massiccia con la cella campanaria. 

    La chiesa di S. Vittoria fu aperta al culto il 15 agosto 1793 e nel 1943 fu elevata a Santuario; la pianta è a croce latina, la sua architettura presenta un armonioso disegno classico.

    Le sedici statue, sufficientemente animate, gli altorilievi nei pennacchi della cupola, gli stucchi degli altari laterali sono opera dello scultore Domenico Fontana. Tra le opere conservate nella chiesa è degna di menzione la “La Predicazione del Battista presso il Giordano” di Sebastiano Ghezzi di Comunanza (1590-1650), seguace del Guercino.

    Due rampe scendono nella Cripta di S. Vittoria, dove si trova il Sarcofago contenente il Corpo della Santa, realizzato in travertino tiburtino e risalente al secolo XV. I suoi diversi elementi contribuiscono a formare un’opera monumentale, di notevole interesse storico e artistico.

  • Abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale
    0736.847406 (abbazia) - 328.4
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale

    L’abbazia si trova a 6 km ad est dal centro di Amandola, comune situato nei Monti Sibillini, lungo la fertile vallata del fiume Tenna.

    Nei primi documenti l'Abbazia è menzionata con il nome di San Vitale; il nome di San Ruffino fu aggiunto in un secondo momento. Fu costruita per volontà del Vescovo di Fermo e dei nobili di Smerillo e Monte Passillo con il fine di mettere in atto la riforma monastica sostenuta da San Romualdo, promotore della Congregazione camaldolese e San Pier Damiani, teologo e Vescovo italiano.

    Notevole era il prestigio dell’abbazia benedettina idove spesso fecero sosta gli esponenti della famiglia Da Varano. Fino al 1274 ebbe giurisdizione su diverse chiese dei dintorni, finché nel 1495 venne data in commenda ad un abate esterno all’Ordine benedettino.

    L'Abbazia è di antica fondazione su un locus di preesistenze romane, l'alzato e la cripta sono databili tra l'XI-XII sec. Sul lato sud si trovano il convento a due piani che racchiude al suo interno un cortile centrale e la grande torre campanaria quadrangolare edificata nel XIII sec. che collega il convento con l’edificio religioso.

    La chiesa ha struttura basilicale con presbiterio rialzato sopra la cripta, è a tre navate, suddivise da pilastri e con copertura in capriate. Le pareti del presbiterio sono arricchite da due affreschi del XIV e del XV secolo. La cripta, ripartita in cinque navate da colonne non molto alte con capitelli abbelliti da semplici decorazioni a foglia, conserva l'altare con le reliquie di San Ruffino.

  • Abbazia di Piobbico o San Biagio
    0733.657747
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Piobbico o San Biagio

    L’Abbazia di Santa Maria e San Biagio, originariamente nota come Santa Maria tra i torrenti (“inter rivoira”), in quanto situata tra il Tenna e il Tennacola, fu fondata nel 1030, consacrata nel 1059 e successivamente intitolata a San Biagio nel Quattrocento. Sorge isolata in una conca verde nei pressi di Piobbico. Della cittadella monastica resta la chiesa ed una casa colonica addossata al sacro edificio. Vari signori locali vendettero o cedettero all'abbazia fin dal primo periodo della fondazione una vasta estensione di beni, terreni e coloni, la riscossione di decime e chiese. Alla metà del XIII sec. i monaci ottennero dal comune di Sarnano la possibilità di costruire un oratorio entro le mura comunali dedicato alla Vergine che costutisce il nucleo originario della chiesa di Santa Maria di Piazza. La chiesa abbaziale di Piobbico presenta impianto est-ovest con abside rettangolare orientata, il presbiterio è rialzato sopra la cripta tripartita con due file di quattro colonne e semicolonne addossate alle pareti; sopra l'altare è esposta la statua di San Biagio. Sul fondo piatto dell'abside e lungo la parete destra si susseguono pannelli affrescati con figure di santi e una Adorazione dei Magi ascrivibili a due diversi artisti della prima metà del XV secolo, Giovanni di Corraduccio (per i riquadri presbiteriali) e Matteo da Gualdo (per gli affreschi della navata). La cripta, l'unica parte interamente conservata della costruzione originaria, è a tre navate su colonne in tufo e pietra, due delle quali ottogonali. Sui capitelli di rozza fattura ricadono le volte a crociera che ricoprono il sacello.

    A causa del sisma del 2016, l'abbazia risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Abbazia di S. Maria in Rio Sacro
    0737.52112 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Maria in Rio Sacro

    Nella frazione di Acquacanina, non lontano dal lago di Fiastra, si trova l’abbazia  di S. Maria in Rio Sacro.

    La costruzione dell’abbazia, che inizialmente fu denominata San Salvatore di Rio Sacro, a causa di un crocefisso ligneo che vi era all’interno, si fa risalire intorno al 985, grazie alle mani dei frati benedettini che appunto la fecero sorgere in questa valle del Rio Sacro.

    Grazie alla presenza del monastero, la vallata conobbe un periodo di grande prosperità sia dal punto di vista materiale sia spirituale, che venne meno all’ inizio nel XVI sec. quando gli Abati Commendatari a cui venne affidato ne dilapidarono il patrimonio costringendo i monaci a trasferirsi altrove.

    La nuova sede conventuale divenne la Chiesa di “Santa Maria de Merigu”, una delle chiese che dipendevano dal monastero, e il nome fu modificato nell’attuale nome di Abbazia di Santa Maria di Rio Sacro. In essa furono collocati tutte le suppellettili che vi erano in quella precedente, tra cui anche il crocefisso di San Salvatore venerato e amato da tutti gli abitanti del paese che si recano ancora oggi sul luogo per venerarlo.

    La chiesa è stata restaurata nel 1956, il tetto e le mura sono stati rafforzati. All’interno è possibile ammirare una statua lignea della Madonna con Bambino risalente al XV secolo e la cripta rinvenuta con gli scavi effettuati in questi ultimi anni che hanno portato alla luce un bellissimo percorso sotterraneo con tre piccole navate riconducibili al secolo XI. Sono presenti numerosi affreschi come il Martirio di S. Sebastiano, attribuito a Girolamo di Giovanni , realizzato nel 1490, e una piccola tela ottagonale del Maratti.

    A causa del sisma del 2016, l'abbazia risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).