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Le coordinate per scoprire lo stile di Lorenzo Lotto

Difficoltà media
Sulle tracce di uno dei grandi del Rinascimento

L’itinerario dedicato a uno dei più grandi pittori protagonisti del Rinascimento, Lorenzo Lotto, può iniziare tra gli affreschi e gli stucchi della Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti a Jesi, dove, tra le altre opere della galleria, sono conservate due grandi tavole di mano lottesca, la ‘Deposizione’ e la ‘Visitazione’. Passeggiando tra i suggestivi vicoli del centro, nella terra del Verdicchio Doc, non potrete mancare di visitare l’IME – Istituto marchigiano di enogastronomia (per info 0731 213386), le cui stanze conservano capolavori quali la ‘Pala di S. Lucia’, ‘la Madonna delle Rose’ e ‘l’Annunciazione’.

Ma l’intero territorio marchigiano è disseminato di perle lasciate dall’artista. Nella Sala degli Stemmi del Comune di Cingoli (info 0733 602877) c’è da vedere la ‘Madonna del Rosario’, mentre ad Ancona, la chiesa di S. Francesco alle Scale e la Pinacoteca civica annoverano rispettivamente ‘l’Assunta’ e la ‘Pala dell’Alabarda’. Nella spirituale Loreto, tra il Santuario mariano e il Museo Antico tesoro della Santa Casa sono raccolte ben nove opere, tra cui l’imponente quadro raffigurante S. Cristoforo, S. Rocco e S. Sebastiano.

Nel maceratese, Villa Colloredo Mels a Recanati conserva cinque capolavori lotteschi, e altri si trovano alla Chiesa di S. Maria della Pietà a Monte S. Giusto e al Museo di Arte Sacra di Mogliano.

 

 

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Target: Cultura
Stagionalità: Estate

Le tappe dell'itinerario

  • Musei Civici di Palazzo Pianetti
    0731 538342
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Musei Civici di Palazzo Pianetti
    Palazzo Pianetti, sede della Pinacoteca Civica dal 1981, è un significativo esempio di architettura settecentesca. Iniziato a metà ‘700 su commissione della nobile famiglia Pianetti di Jesi, acquisì l’aspetto attuale a metà del secolo successivo, quando fu ristrutturato in occasione del matrimonio di Vincenzo Pianetti con una discendente degli Azzolino. Al primo piano, destinato alla rappresentanza, si trovano la celebre Galleria degli Stucchi, uno dei massimi esempi di rococò nell’Italia centrale, e le stanze decorate con le storie di Enea. Al secondo piano, invece, vi sono gli ambienti di vita della famiglia Pianetti: sale, studioli, salotti, camere da letto e bagni, tutti decorati in stile ottocentesco con temi galanti e scene arcadiche. Nel cortile interno del palazzo si può ammirare un classico esempio di giardino all’italiana, elemento di cerniera con il paesaggio naturale circostante.
    Comprende la Pinacoteca, Il Museo Archeologico e la Galleria di Arte Contemporanea
  • Lorenzo Lotto Madonna del Rosario

    Madonna del Rosario, 1539 Lorenzo Lotto

    La Madonna del Rosario ha un culto molto antico che risale all’epoca dell’istituzione dell’ordine dei domenicani (XIII secolo) che ne furono i maggiori propagatori. La devozione alla recita del rosario ebbe larga diffusione perché facilmente comprensibile ed accessibile a tutti. Grazie alla corona del Rosario, i fedeli che non sapevano leggere, potevano comunque pregare e meditare al contempo  sui misteri cristiani. I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi e fanno riferimento agli episodi della vita, morte e resurrezione di Gesù.  Nella pala del Rosario eseguita per la chiesa domenicana di Cingoli, Lotto racchiude i riferimenti iconografici del Mistero, in quindici medaglioni disposti su tre file intorno al capo della Vergine. L’ambientazione è ricca di dettagli realistici come il muretto di mattoni sbrecciati, la spalliera di rose rampicanti, la griglia di sostegno del pergolato di legno e canne. Con gesto contenuto e un lieve reclinare del capo, la Madonna consegna il rosario a S. Domenico di Guzman fondatore dell’ordine, mentre il Bambino si slancia verso S. Esuperanzio. Completano la sacra conversazione Santa Caterina da Siena, santa domenicana, e Maria Maddalena effigiata con le mani sapientemente atteggiate e i capelli ossigenati, secondo la moda veneziana della prima metà del '500.

     

  • Chiesa di S. Francesco alle Scale
    +39 3396289287
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Francesco alle Scale

    Dall’alto di una gradinata, la Chiesa di San Francesco delle Scale prospetta su Piazza San Francesco, con un notevole effetto scenografico. Poco dopo la costruzione del convento e dell’oratorio (1295), la Chiesa fu costruita nel 1323 e dedicata inizialmente a Santa Maria Maggiore. All’inizio del 1400 venne ampliato il convento e contestualmente si costruì uno scalone monumentale che dalla strada più in basso consentiva l’accesso direttamente alla chiesa. All’esterno, si nota il magnifico portale gotico-veneziano a forma di tabernacolo, realizzato in pietra di Brioni da Giorgio da Sebenico, alla metà del Quattrocento (1455). Attorno all'ingresso si trovano, finemente scolpite, teste a tutto rilievo, opera di Giorgio Orsini, pure di Sebenico. Qualche studioso volle vedervi Dante, Petrarca, Laura, Boccaccio ecc. Nel padiglione è San Francesco; ai lati Sant'Antonio da Padova e San Lodovico da Tolosa. Sotto, San Bernardino di Siena e Santa Chiara. Nel 1790 l'architetto Francesco Maria Ciaraffoni ristrutturò la chiesa modificandola internamente e sopraelevando la facciata. Durante il periodo napoleonico, la chiesa è stata utilizzata per scopi militari, chiusa al culto nel 1852 e adibita a ospedale. Radicalmente ristrutturata alla fine dell’Ottocento, ospitò la Pinacoteca civica fino alla sua riconsacrazione, avvenuta nel 1953. L'interno, a navata unica, custodisce nel primo altare a destra, il Battesimo di Cristo di Pellegrino Tibaldi; l'altare di fronte accoglie la tela Angeli che trasportano la Santa Casa di Loreto di Andrea Lilli, e la Gloria, opera in gesso di Gioacchino Varlè. Nell'abside è invece collocata l'Assunta di Lorenzo Lotto. La Vergine è presentata secondo uno schema tipologico che sarà abbondantemente ripetuto nell'arte della Controriforma: è ritta in piedi mentre viene trasportata in alto da un coro di angeli, tiene le braccia aperte e lo sguardo è rapito in cielo. Sotto di lei gli Apostoli in un gesticolare meravigliato e un pò smarrito, circondano il sepolcro vuoto. Mosso da un'esigenza tutta interiore, il Lotto procede per via di riduzione eliminando dalla rappresentazione ogni ambientazione isolando su un cielo incupito la figura della Vergine, per cui l'osservatore viene sospinto ad alazare lo sguardo in un rapporto di contemplazione diretta con il miracolo. In un contesto pervaso di malinconia che abbraccia le persone e intristisce il luogo affiora il particoalre poetico dei petali di fiori che occupano il sepolcro vuoto, unico segno del passaggio umano di Maria.

  • Loreto e la Santa Casa
    071.750561
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Loreto e la Santa Casa

    Loreto deve la sua fama al Santuario che è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.
    La città, circondata da una cinta muraria eretta a partire già dal XIV secolo come difesa, soprattutto dalle incursioni turche, si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù. La Storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l'arrivo della casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret. Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa. Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l'autenticità della Santa Casa.

    COSA VISITARE
    La Basilica è stata elevata fino al tamburo da Giuliano da Maiano e voltata nella calotta da Giuliano da Sangallo. Tra il 1610 e il 1615 fu affrescata dal Pomarancio. Deperiti quegli affreschi e staccate alcune loro porzioni, la cupola fu nuovamente dipinta da Cesare Maccari tra il 1895 e il 1907. L’edificio fu completato con la costruzione del campanile ad opera del Vanvitelli.
    Un ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa e fu progettato dal Bramante ma edificato dal Sansovino. Fra le cappelle e le sacrestie, sono notevoli: la Sacrestia di S. Giovanni o del Signorelli per gli affreschi di Luca Signorelli, e la Sacrestia di San Marco o del Melozzo per i meravigliosi affreschi di Melozzo da Forlì. La volta della Sala del Tesoro è decorata con affreschi raffiguranti scene della vita della Madonna, eseguite nel 1605-1610 dal Pomarancio.

    Il santuario di Loreto è un bellissimo esempio di basilica fortezza, caratterizzata da camminamenti di ronda, torrioni, corpi di guardia e sistemi difensivi piombanti. Il lato nord est di Piazza della Madonna è chiuso dal grandioso Palazzo Apostolico, che ospita il Museo dell’Antico Tesoro del santuario. Fra i vari oggetti d'arte spiccano le pregevoli tele di Lorenzo Lotto, la prestigiosa collezione di ceramiche rinascimentali e i dieci arazzi raffaelleschi. Al centro della piazza si staglia la mirabile Fontana Maggiore, capolavoro barocco di Carlo Maderno e Giovanni Fontana. Sul lato sinistro del sagrato si scorge il monumento a Papa Sisto V.

    L'Aeronautica Militare è profondamente legata alla città: attualmente Loreto è sede della Scuola Lingue Estere Aeronautica Militare; la Madonna di Loreto è stata infatti proclamata patrona dell’Aviazione da Papa Benedetto XV nel 1920.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Uno dei piatti tipici di Loreto è il coniglio in porchetta, a cui si accompagna il vino Rosso Conero DOC.

    La Rassegna Internazionale di Musica Sacra si svolge la settimana successiva alla Pasqua e vede la partecipazione delle più qualificate corali provenienti da tutto il mondo. La notte del 9 dicembre, in occasione della "Festa della Venuta", che ricorda il trasporto a Loreto della casa della Madonna, le campagne intorno a Loreto si accendono di fuochi e tutte le campane suonano a festa. Il giorno 10 dicembre la festa religiosa culmina con la celebrazione in Basilica del Solenne Pontificale.


  • Lorenzo Lotto - Polittico di San Domenico

    L’opera, realizzata dal Lotto tra il 1506 ed il 1508, proviene dalla chiesa recanatese di San Domenico, dove era collocata sull’altare maggiore. I committenti dell’opera furono i frati domenicani che, per finanziare il grande polittico, non esitarono a chiedere denaro al Comune di Recanati ed il Comune pretese dai religiosi, in cambio del denaro ricevuto, che nel Polittico fossero presenti i patroni della città. Dalle notizie relative alla tavola, riportate da Giorgio Vasari nella seconda metà del Cinquecento, si apprende che il Polittico era dotato anche di una predella che scompare dalle descrizioni successive. La pala è stata smembrata alla fine del Settecento e le parti che la costituivano sono state posizionate nella sacrestia e nel coro della chiesa. Nel 1890, il polittico è stato ricomposto ed inserito in una nuova cornice, per essere poi esposto nei locali del Comune di Recanati, dove la Pinacoteca Civica aveva la sua sede precedente.

    Nello scomparto centrale del Polittico è raffigurata la Madonna in trono col Bambino mentre dona a San Domenico uno scapolare, parte dell’abito indossato dall’ordine monastico fondato dal Santo. Accanto alla Vergine, il pittore veneto pone due Papi, Urbano V e Gregorio XII, il cui corpo, sepolto in un sarcofago di pietra, si trova nella Cattedrale di Recanati.  Negli scomparti laterali, di fianco a santi appartenenti all’ordine domenicano, San Tommaso d’Aquino e San Pietro Martire, sono presenti i due patroni della città: il vescovo Flaviano ed il giovane martire Vito. A San Flaviano Martire (390 ca- 449), patriarca di Costantinopoli, è intitolata la Cattedrale cittadina; il culto del Santo Vescovo si diffuse a Recanati nella seconda metà del Quattrocento. San Vito, martirizzato nel IV secolo, durante le persecuzioni dell’imperatore romano Diocleziano, è festeggiato dai Recanatesi il 15 giugno, in occasione della celebrazione del Santo si svolgeva a Recanati un’importantissima fiera. Santa Lucia e San Vincenzo Ferreri, Santa Caterina e San Sigismondo sono raffigurati negli scomparti superiori, mentre nella cimasa, la parte più alta del polittico, è rappresentata una Pietà in cui si esprime al meglio la capacità del pittore veneto di “umanizzare” in modo intimo e personale la pittura sacra.

    Autore: Lorenzo Lotto
    Titolo: Polittico di San Domenico
    Localizzazione: RECANATI - Museo Civico Villa Colloredo Mels
    Dati tecnici: 1506-08, olio su tavola, pannello centrale cm 227 x 108, laterali inferiori 155 x 67, laterali superiori 67x67, cimasa cm 80 x 108

     

  • Lorenzo Lotto - Trasfigurazione di Cristo

    L’opera proviene dalla Chiesa di Santa Maria di Castelnuovo a Recanati, dove era posizionata sull’altare principale. La Chiesa, la cui costruzione incominciò nel 1100, era posta sotto la giurisdizione dei monaci benedettini. All’inizio del Cinquecento i religiosi inoltrarono al Comune di Recanati una richiesta di finanziamento della Pala. Il finanziamento tardò ad arrivare finché, come emerge dai documenti esaminati da diversi studiosi, il pagamento dell’opera all’artista veneto non venne diviso tra il Comune di Recanati, le autorità ecclesiastiche locali e la confraternita del quartiere nel quale la Chiesa si trova.

    La Trasfigurazione era la tavola centrale di una pala d’altare. Le tre tavole più piccole che componevano la predella, dove erano rappresentati episodi della vita di Cristo, sono in parte disperse, in parte identificate in opere presenti in diversi musei europei. La realizzazione della tavola viene fatta risalire dalla critica intorno al 1512, dopo la collaborazione di Lorenzo Lotto con Raffaello nella decorazione delle Stanze Vaticane a Roma, poiché lo stile del pittore veneziano si modificò al contatto con l’artista di Urbino. Nella pala è rappresentato il momento in cui Gesù rivela agli apostoli la natura divina della sua persona. Sulla sommità di una collinetta, è raffigurato un Cristo dal volto sereno che accenna, con le tre dita della mano destra aperte, al dogma della Santa Trinità. I profeti Elia e Mosè, quest’ultimo con le tavole della legge ai suoi piedi, affiancano Gesù. In basso, separati dal resto della composizione anche attraverso un differente uso del colore, si trovano gli apostoli. Giovanni e Giacomo, con la mano alzata, si coprono il volto abbagliati dalla luce che accompagna il manifestarsi della presenza di Dio, mentre Pietro, futuro vicario di Cristo sulla terra, con in mano le chiavi attributo del custode del paradiso, è in procinto di voltarsi.

  • Lorenzo Lotto - San Giacomo Pellegrino

    Il piccolo dipinto è dominato dalla imponente figura del santo raffigurato secondo gli attributi canonici che lo definiscono come un uomo maturo che regge il libro della predicazione evangelica, con barba e capelli scuri divisi nel mezzo e spioventi ai lati come quelli del Cristo, mentre in qualità di pellegrino ha il classico mantello e bastone, con ai piedi, poggiati a terra, bisaccia, borraccia e cappello a larghe falde. La figura di S. Giacomo si staglia sopra un’altura contro un cielo azzurrino ovattato di nubi bianche e colpisce per la sua strabocchevole presenza fisica, riemersa nella originaria tessitura cromatica dopo l’ultimo restauro che ha restituito nel contrasto dei colori il senso vivo del contatto dei panneggi con la forma umana. La figura compressa del santo, scorciata contro il basso orizzonte del cielo, lascia poco spazio ad uno straordinario brano paesaggistico inciso da una luce radente che investe un paese turrito di nordica definizione. Il naturalismo del Lotto non gli permette di interpretare la realtà distinta in gerarchie di valori, per cui analisi paesistica e analisi psicologica si richiamano in un’indagine puntuale di tutta la realtà vista attraverso l’occhio melanconico dell’eterno viandante.

     

  • Lorenzo Lotto - San Vincenzo Ferrer in gloria, Chiesa di S. Domenico

    San Vincenzo Ferrer in gloria, 1513- Lorenzo Lotto

    Il dipinto è stato tagliato in alto e in basso nel '700 per adattarlo a pala d'altare in occasione del rifacimento barocco della chiesa gotica di S. Domenico. L'affresco, l'unico realizzato nelle Marche dal Lotto, risale agli anni immediatamente successivi all'esperienza romana in coerenza con alcuni modelli di Raffaello. San Vincenzo è ritratto nei caratteristici abiti dell'ordine domenicano mentre trasmette il suo messaggio puntando il dito verso la corte degli angeli che, con squilli di tromba, annunciano il Giudizio finale e i flagelli che seguiranno l'apertura del settimo sigillo, come recita la profezia dell'Apocalisse le cui parole sono riportate nel libro. 

     

  • Lorenzo Lotto - Crocifissione

    “La più bella rappresentazione del Golgota del Rinascimento”, secondo un’affermazione del Berenson, è la Crocifissione del Lotto, conservata nella chiesa di Santa Maria in Telusiano di Monte San Giusto. La grande pala venne iniziata e in gran parte eseguita a Venezia, mentre il suo completamento dovette avvenire a Monte S. Giusto, almeno per la parte relativa al ritratto del committente raffigurato con il saio inginocchiato in basso a sinistra. Il committente, che nelle opere del Lotto tradizionalmente non compare mai,  è il vescovo di Chiusi Niccolò Bonafede, originario di Monte San Giusto, che pagò l’opera 100 fiorini a cui aggiunse una scorta di ottimo olio ascolano. Dato che l’opera era inizialmente destinata alla Chiesa della Pietà, il prelato aveva richiesto al Lotto un Compianto sul Cristo Morto, tema che solitamente prevede il Cristo esanime tra le braccia di Maria che lo sostiene. L’artista  esegue invece un’opera che si accosta di più ad un inedito compianto intorno alla Vergine. Nell’opera infatti, Cristo è ancora sulla Croce mentre Maria, svenuta, è sorretta dalla Maddalena, che allarga le braccia in un gesto ampio e teatrale, e da San Giovanni. Sotto le tre croci si muove una folla animata da una forte tensione drammatica che ha uno dei brani più rappresentativi nel centurione sopra il cavallo bianco: l'orbo Longino che ritrae il busto all'indietro e protende le braccia verso la croce. La pala conserva tuttora la cornice architettonica cinquecentesca realizzata su disegno dello stesso Lotto. 

    Visite Guidate
    Info e Prenotazioni
    +39 334708512

  • MASM - Museo Arte Sacra Mogliano
    Ufficio turistico: 335.5329539
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: MASM - Museo Arte Sacra Mogliano
    Mogliano offre ai visitatori un ricco patrimonio culturale che affonda le sue radici fin nel tempo dei Piceni. D'obbligo la visita al dipinto opera di Lorenzo Lotto, "Madonna in gloria con i Santi", nonché la "Madonna in trono con Bambino" del pittore Durante Nobili da Caldarola. Di sicuro interesse sia l'affresco crivellesco di Santa Maria di Bagliano come il complesso francescano di Santa Colomba con all'interno un coro e una sagrestia lignea di rara fattura e solennità. Altrettanto degne di menzione sono la venerata immagine del SS. Crocifisso conservata nell'omonimo Santuario, della quale si è appena celebrato il secondo centenario dal prodigioso scoprimento, nonché la monumentale chiesa detta di Santa Croce. Tra le dimore gentilizie è notevole Palazzo Forti, sede municipale e museo aperto, nelle cui sale sono esposte opere di pregevole fattura nonché una corposa biblioteca. Un felice restauro ha recuperato l'ottocentesco Teatro Apollo che, sul proscenico, ha due pilastri in scagliola del moglianese Luca Seri, artista di Casa Savoia che vanta candelabri bronzei al Pantheon. La cinta muraria posta a difesa dell'antico castello offre visioni dai tagli suggestivi con inserimenti architettonici di chiese e palazzi, edifici che ospitano opere di artisti locali quali il Lucatelli e il Fabiani. L'economia vanta la lavorazione del vimine, del mobile in bambù, della pelle, della lana mentre l'enogastronomia si distingue per genuinità e sapori tradizionali.

    Per gli orari di apertura consulta la pagina dedicata del MASM