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Abbadia di Fiastra e dintorni

Difficoltà media
L'armonia di un paesaggio dai suoni soffusi
Il centro abitato Abbadia di Fiastra lega il suo nome all'Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, che è una delle abbazie cistercensi meglio conservate in Italia. Qui l'ideale benedettino di lavoro e preghiera, oltre a diventare concreto e visibile attraverso un linguaggio architettonico di rara bellezza, ha saputo segnare profondamente anche la storia del territorio, arricchendola di preziose ed interessanti testimonianze. 
Con lo scopo di proteggere l’ambiente circostante, nel 1984 è nata la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra che abbraccia un’area di 1.800 ettari: un territorio ricco di campi coltivati, di vegetazione e di fauna protetta, con due corsi d’acqua e un lago. Iniziate da qui la vostra visita in un luogo dove è possibile trascorrere tranquille giornate a contatto con la natura. 

A breve distanza si trova il Castello della Rancia le cui origini risalgono al XII secolo, con funzioni di granaio e fattoria per i monaci cistercensi della vicina abbazia, e successivamente trasformato in fortificazione militare dai Da Varano, signori di Camerino: un luogo incantevole e sede del museo archeologico. Nelle vicinanze, all’interno del comune di Urbisaglia, gli appassionati di archeologia possono visitare il Parco Archeologico di Urbs Salvia, che rappresenta una fondamentale testimonianza dell'epoca romana nell'ambito regionale, tra cui il suggestivo anfiteatro romano, in cui durante l’estate si svolgono rappresentazioni di teatro antico.

A pochi chilometri dall’abbazia di Fiastra tappa di rilievo è Montappone, piccolo centro dal nucleo medievale, riconosciuto a livello mondiale per la produzione del cappello.

Proseguite verso Tolentino, città ricca di opere d'arte e monumenti di notevole valore. Prima fra tutte la Basilica di San Nicola, che coserva la Sala del Cappellone, completamente ricoperta di decorazioni pittoriche risalenti ai primi anni del Trecento.
A 15 minuti d’auto da Tolentino sorge la città di Macerata, capoluogo dell'omonima provincia e sede di una delle Università tra le più antiche nel mondo, fondata nel 1290.

Andando verso l’interno lungo la strada provinciale si incontra Caldarola con il suo famoso Castello della famiglia Pallotta. A qualche chilometro di distanza si possono incontrare ampie distese di vigneti dove si coltiva e si produce la rinomata Vernaccia di Serrapetrona, un vino spumante nelle tipologie secco e dolce da degustare con il dessert.

Verso i Monti Sibillini si incontra San Ginesio, Bandiera Arancione e uno dei Borghi più belli d’Italia. Il centro storico conserva le caratteristiche mura medioevali proiettate verso l'alto, munite di torrioni, baluardi e porte castellane. Proseguendo nel cuore delle Marche ed immerso nel verde del Parco Nazionale di Monti Sibillini si incontra Sarnano, antico borgo medievale anch'esso Bandiera Arancione e uno dei Borghi più belli d’Italia dove vivere una vacanza veramente completa all'insegna del relax e del benessere.

Da non perdere in questo itinerario la visita delle città di San Severino Marche, Camerino e Treia.

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Target: Leisure

Le tappe dell'itinerario

  • San Ginesio
    0733 652056
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: San Ginesio

    San Ginesio è un meraviglioso borgo medioevale che sorge a 690 mt. di altitudine di fronte alla catena dei Monti Sibillini, quei “Monti Azzurri” tanto cari al poeta Giacomo Leopardi. Situato all’interno del Parco Nazionale del Monti Sibillini, San Ginesio ha un territorio molto vasto, di circa 78 km, che ancora testimonia un antico e glorioso passato millenario. Da quasi vent’anni a San Ginesio vengono riconosciuti prestigiosi marchi di qualità turistico ambientale come la “Bandiera Arancione” (dal 2002) certificata dal Touring Club Italiano ed è annoverato tra “I Borghi più Belli d’Italia”. Al Comune è stata anche assegnata la “Bandiera Gialla” dell’Associazione Campeggiatori Turistici d’Italia ed è un “Comune Amico del Turismo Itinerante”.

    La storia narra che fu proprio Carlo Magno nel 773 ad apporre al castello il nome di San Ginesio in memoria di un’immagine trovata nella chiesuola sita in mezzo alla collina, oggi occupata dalla Pieve Collegiata, tra le maggiori opere simbolo del paese, eretta nel 1090 e unico esempio di stile gotico fiorito nelle Marche. La grande piazza centrale è intitolata ad Alberico Gentili (1552/1608), il figlio più illustre di San Ginesio che svolse l’attività di giurista e ideologo di politica interna ed internazionale presso la Corte di Elisabetta I d’Inghilterra. La sua maggiore opera, il “De Jure Belli” (1598), ha gettato le basi del Diritto Internazionale. La possente cinta muraria del XIV sec. che conserva ancora camminamenti di ronda, feritoie e torrioni delimita il centro storico del borgo che, nonostante le drammatiche ferite inferte dal sisma del 2016 custodisce numerosi e importanti monumenti architettonici: dal Teatro “G. Leopardi” su cui sorgeva l’antico Palazzo Defensorale alla Chiesa di San Francesco (XI sec.). Percorrendo la principale via del borgo, si raggiungono i giardini di “Colle Ascarano” da dove è possibile ammirare un panorama davvero unico che spazia dal mar Adriatico al Gran Sasso e ai Monti della Laga.

    Da annoverare tra gli episodi più interessanti dell’arte romanica nelle Marche è l’Ospedale di San Paolo anche detto “dei Pellegrini” (fine XIII secolo), che insieme alla Porta Picena e alle Mura Castellane, creano una delle più belle cartoline di San Ginesio. Nella Pinacoteca Antica “S. Gentili”, è possibile ammirare numerose opere d’arte tra cui spiccano “Il matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria” del Ghirlandaio e la pala della “Battaglia tra sanginesini e fermani”, icona storica a testimonianza della importanza politica di San Ginesio nella metà del xv secolo. Prestigiosi manoscritti e pergamene rendono l’Archivio Storico di San Ginesio, giunto intatto dal 1199, tra i più ricchi delle Marche. A pochi Km dal centro storico, tra boschi secolari e ameni ruscelli, sorge il Monastero di San Liberato fatto erigere dai signori di Brunforte nel 1274 per ospitare le spoglie del Santo che abbracciò la regola di San Francesco d’Assisi.

    Consapevole di un passato tanto importante, San Ginesio ha da sempre fortemente investito nel turismo quale asset strategico per lo sviluppo del paese e di un intero territorio.
    Attività mirate di promozione e “vendita” del prodotto San Ginesio sono state sviluppate nel corso del tempo sia attraverso la partecipazione alle maggiori fiere di settore sia attraverso la realizzazione di progetti concreti di rinascita del borgo e specifiche iniziative di marketing territoriale che hanno portato alla ideazione del nuovo City Brand “San Ginesio oltre l’incanto” di cui il nuovo portale www.sanginesioturismo.it - rivolto ad un turista sempre più esigente- ne incarna la mission.

    A seguito del Sisma del 2016, San Ginesio è stato scelto quale “Comune pilota della ricostruzione del centro Italia” dalle Città Creative dell’Unesco ricoprendo un ruolo di primissimo piano all’interno del Padiglione “RINASCO” nel corso della Conferenza Annuale che si è svolta a Fabriano nel giugno del 2019.

    Recentemente l’Amministrazione Comunale ha varato il cosiddetto “Piano della Bellezza” con lo scopo di disciplinare la riqualificazione urbanistica di un borgo in piena ricostruzione che dovrà attenersi a specifici criteri estetici.

    San Ginesio non è solo sinonimo di bellezza, arte, storia, natura, outdoor e accoglienza. E’ molto di più. E’ terra di numerosi prodotti tipici quali ad esempio: il “Polentone di San Ginesio”, il vino “San Ginesio doc” e il noto ciauscolo detto “Il Campagnolo” vincitore del primo premio nazionale di categoria negli ultimi 4 anni. 

    Inoltre ogni estate ad attrarre numerosi turisti italiani e stranieri è la proposta di prestigiose Rievocazioni storiche quali “Il ritorno degli esuli”, la più antica rievocazione di San Ginesio, evento triennale al quale partecipa una folta delegazione della Municipalità e del Palio di Siena e “Il Palio di San Ginesio” torneo cavalleresco tra le quattro contrade che si tiene il 15 agosto e giunto alla 52^ edizione.

    San Ginesio si è infine recentemente distinto nel panorama culturale italiano grazie all’ideazione di un prestigioso festival e di un Premio: il Ginesio Fest e il Premio Nazionale San Ginesio “All’arte dell’attore”, in onore del santo eponimo Protettore degli Attori, rappresentano un cambio di rotta necessario per la reale rinascita di un intero territorio che al mondo intero presto sarà riconosciuto come San Ginesio “Il Borgo degli attori”.

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni contattare 0733-652056 o i telefoni indicati.

  • I Calcioni
    Tipici delle province di Ancona, in particolare nei territori dei Comuni di Arcevia e Serra San Quirico, e di Macerata, particolarmente del territorio del Comune di Treia ove nella terza domenica di maggio si celebra la Sagra del Calcione, possono  essere serviti come secondo o come dolce per il caratteristico sapore dolce e leggermente piccante (spiccato sapore di formaggio).Ingredienti: pasta sfoglia, farina di grano, uova, formaggio pecorino, zucchero e olio.Preparazione: dopo aver preparato il disco di pasta sfoglia, spesso un centimetro e del diametro di circa dieci centimetri, si colloca al centro l'impasto formato da farina di grano, uova, formaggio pecorino, zucchero e olio.  Quindi si racchiude  il disco su se stesso, praticando sulla sommità del medesimo un taglio, in modo da consentire, durante la cottura, la fuoriuscita parziale del ripieno. Si cuoce a forno caldo.
  • Biblioteca Comunale Mozzi - Borgetti
    0733 256360
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Biblioteca Comunale Mozzi - Borgetti

    A Macerata nonostante la presenza di ricche raccolte private che denotavano spesso una notevole apertura alle nuove idee - nel Seicento viene ricordata quella del matematico Girolamo Marchetti, con opere provenienti dalla Scuola di Urbino, del letterato Marcantonio Amici, dei Compagnoni, del cardinale Mario Marefoschi, dei Lazzarini, dei Bonaccorsi - le prime donazioni librarie documentate risalgano all’epoca delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi. Il Comune prese allora la decisione di istituire con il fondo librario della soppressa Compagnia di Gesù la biblioteca pubblica (1703), grazie alla mediazione del cardinale Compagnoni Marefoschi e al contributo del Papa Pio VI e del cardinale Guglielmo Pallotta. Seguirono nel 1779 il dono del giudice rotale Francesco Mornati e quello di Giuseppe e Bartolomeo Mozzi, ai quali la Biblioteca Civica è intitolata unitamente al nome del padre domenicano Pietro Borgetti che volle emulare i fratelli Mozzi donando con la sua importante libreria anche tutto il suo patrimonio.

    La biblioteca dei fratelli Mozzi senza essere di dimensioni imponenti (2.668) è un vero gioiello. Attualmente è una delle più grandi biblioteche delle Marche; dispone di circa 350.000 volumi, oltre 10.000 manoscritti, 300 incunaboli ed oltre 4000 edizioni del secolo XVI.

    La Biblioteca ha inoltre una raccolta musicale e teatrale, una collezione risorgimentale e una ricca fototeca con oltre 20.000 immagini che documentano prevalentemente la storia locale (eventi, personaggi, costume, urbanistica, monumenti, opere d'arte).   Tutti i fondi antichi sono catalogati e consultabili.

    La Biblioteca Mozzi Borgetti fa parte dell'Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei e aderisce al progetto Nati per Leggere per la promozione della lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni.  

    A farne qualcosa di unico fu Giuseppe il quale, aperto culturalmente alle molteplici esperienze degli illuministi europei, le conferì un carattere decisamente moderno.

    Giuseppe Mozzi, nato da nobile famiglia e provvisto di beni di fortuna, studiò a Bologna e a Roma e affinò i suoi interessi scientifici con diversi viaggi all’estero, acquistando libri e strumenti di interesse per la ricerca scientifica. Appassionato cultore della scienza, fu vicino agli orientamenti diffusi fra gli accademici francesi i cui principali poli di interesse erano le scienze, le tecniche e la riflessione riformatrice.

    All’interno del corposo settore delle scienze la medicina occupa lo spazio maggiore. Nella sua raccolta sono presenti i principali autori del nuovo corso empirico-sperimentale della medicina moderna: William Harvey (Opera omnia, Londini, 1776 ed edizioni precedenti di singole opere), Tomas Sydenam (Opera universa, Londini, 1705), Simon André Tissot (Epistolae medicae practicae, Lausanne 1770), Hermann Boherave (tutte le opere mediche botaniche e gli Elementa chemiae, Lugduni, Patav. 1732), Albrecht von Haller, il fondatore della fisiologia moderna.

    Il prevalente interesse per la medicina non offusca tuttavia quello per altri campi del sapere. Nessun settore è trascurato così che la sua biblioteca risulta un esempio di raccolta organica costruita sul modello baconiano in cui le scienze della natura si integrano a quelle fisiche e matematiche, testimoniando altresì un vivo interesse di tipo sperimentale.

    Accanto alla donazione Mozzi la Biblioteca annovera testi e materiale documentario di notevole interesse locale dovuti alla serie di lasciti compiuti da alcune famiglie che aderendo alle tradizioni culturali della città possedevano raccolte qualificate e spesso di primordine.

    A titolo esemplificativo si citano la nutrita corrispondenza dello storico Luigi Lanzi con studiosi italiani e d'oltralpe; la libreria personale di Amico Ricci con il relativo catalogo ragionato che ne testimonia il valore di studioso d'arte, ricercatore instancabile dell'arte marchigiana, nonché appassionato bibliofilo; la nutrita raccolta di manoscritti, pubblicazioni musicali e teatrali, legata alle donazioni di Giuseppe Natali (1879), Gian Battista Bruti Liberati (1868) e di altri illustri studiosi della materia, costituisce forse la più ricca e organica raccolta del genere nelle Marche dopo quella del Liceo Musicale Rossini di Pesaro.

    Va sottolineato come in oltre due secoli di attività la biblioteca è andata progressivamente estendendosi con sale e depositi ai vari piani dello stabile. Nell’ingresso da piazza Vittorio Veneto sono conservati i meravigliosi busti di Benedetto Cairoli, di Ercole Rosa e di Papa Gregorio XVI di Fedele Bianchini; i numerosi stemmi in pietra, invece, provengono dall’antica Fonte Maggiore. Alla raccolta archeologica dei Musei Civici appartengono il sarcofago strigilato dell’atrio e il grande dolio romano di età repubblicana all’ingresso della Sala Castiglioni. Per quel che riguarda la Galleria trasversa, oggi denominata degli Specchi, Domenico Marzapani e Domenico Cervini hanno creato una trama di grottesche di matrice raffaellesca e stilemi pompeiani con ritratti di filosofi e di scienziati illustri. Le quadrature dei soffitti, infine, si devono al pittore maceratese Vincenzo Martini.
    La Sala Castiglioni ospita matrimoni civili dal 2016.

  • Macerata e la stagione lirica dello Sferisterio
    Biglietteria 0733230735 uff tu
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Macerata e la stagione lirica dello Sferisterio

    Lo Sferisterio di Macerata è una struttura teatrale unica nel suo genere architettonico. Voluto dall’iniziativa di Cento Consorti, fu progettato nel 1823 dall’architetto neoclassico Ireneo Aleandri, per il gioco della palla al bracciale. Solo nel 1921 venne trasformato in un teatro lirico: l’unico a cielo aperto.

    La struttura monumentale ma intima, con i suoi 2500 posti,104 palchi e il palcoscenico più lungo d’Europa, garantisce una perfetta visibilità e un’eccellente acustica. 

    Dopo le prime due stagioni liriche del 1921 e 1922, dal 1967, anno della riapertura con l'Otello di Mario Del Monaco, lo Sferisterio ha ospitato i più leggendari artisti: Luciano Pavarotti, Katia Ricciarelli, Renato Bruson, Montserrat Caballé, Placido Domingo, Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Roberto Bolle.

    Sono passati alla storia allestimenti come la celebre Traviata degli Specchi del maestro Josef Svoboda, nel 1992, e le indimenticabili Bohème di Ken Russel, nel 1984 e di Leo Muscato nel 2012, il più recente premio Abbiati dell’opera maceratese.




  • Basilica della Madonna della Misericordia
    0733.263867
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Basilica della Madonna della Misericordia
    Di ridotte dimensioni è caratterizzato da una lunga vicenda storica, ha origini da un'antica cappella votiva eretta nel 1447, in un solo giorno, per allontanare il pericolo della peste. L'attuale edificio venne costruito in varie fasi. Fu innalzata attorno all'affresco rappresentante la Madonna della Misericordia, che era sul muro dell'orto del Vescovo, in piazza del Duomo. Nel 1734 è stata ricostruita su disegno dell'architetto Luigi Vanvitelli, e decorata da Francesco Mancini e Sebastiano Conca, con storie della vita di Maria in un misurato stile settecentesco ricco di colore. Il Vanvitelli compie la grande impresa di racchiudere in poco spazio, un santuario dalle splendide forme, ricco di luce, affreschi, stucchi e marmi policromici che ben si armonizzano con il ricco pavimento. Sulle pareti della navatella vi sono quattro grandi tele: Annunciazione,Visitazione, Presentazione di Maria bambina al Tempio e purificazione dell' artista Francesco Mancini. Sull' altare campeggia la veneratissima immagine della madonna della Misericordia, attribuita a Giovanni Spagna, in atto di proteggere il popolo inginocchiato ai suoi piedi. Lungo l' ambulacro Storie di Maria, sette grandi affreschi di Biagio Biagetti la cui opera non si è però limitata solo a ciò. Nella sacrestia si custodisce il bozzetto del Conca per la Trinità e una Madonna di scuola bizantina dipinta su tela. Le ali semicircolari della facciata vennero aggiunte nel 1893 da Giuseppe Rossi, mentre l'ambulacro è opera di Biagio Biagietti nel 1921, che rappresentato la vita di Gesù con moderne intrusioni in stile liberty. Più tardi vengono aggiunti i portichetti esterni e le cancellate in ferro battuto, e nel 1952, le porte in bronzo del Cantalamessa.
    Nei sotterranei della basilica si trova il museo diocesano "La Misericordia", dove sono disposti oggetti liturgici pregiati, di argenteria e orificeria (calici, pissidi, ostensori, turiboli, carteglorie, reliquiari ) per lo più donati al santuario da benefattori (prelati, cardinali, vescovi) dal 1600 ai nostri giorni.

     

  • Chiesa di S. Filippo
    0733.1992980
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Filippo

    Nel 1611, a Macerata, a soli due anni dalla canonizzazione di San Filippo Neri si dedicava una chiesa alla Congregazione lungo la Strada Nuova; ampliata e riconsacrata nel 1647 fu ritenuta troppo angusta, così che i Padri incaricarono l'architetto romano Giovan Battista Contini. Seguirono diverse revisioni progettuali e l'opera venne realizzata solo tra il 1707 e il 1730. L'edificio religioso si inserisce perfettamente nell'impianto urbanistico data la sua forma a cuneo facilitata dalla pianta centrale ellittica; presenta una facciata non finita dall'aspetto severo, coronata da due campanili con cupole bulbate. Il corpo ellittico centrale si separa dall’ingresso e dall’area presbiteriale attraverso due vani simmetrici voltati a botte, di cui quello prospiciente l’abside fornisce diretto accesso alla sacrestia. Di notevole pregio artistico è la cupola lunettata, movimentata da finestrature stuccate e alla cui sommità il lanternino, realizzato nel 1732, richiama la sua assialità verticale. Tra gli apparati decorativi, nel primo altare a destra la Natività della Vergine attribuita a Girolamo Donnini, nel secondo altare a destra spicca la pala di Marco Benefial (1684-1764) con la Madonna col Bambino e i SS. Giuseppe e Antonio, datata 1755, nel secondo altare a sinistra del 1737 è la Crocifissione del marchigiano Francesco Mancini (1679-1758), artista che eseguì anche la pala dell’altare Maggiore con la Madonna col Bambino e S. Filippo in gloria, mentre nel primo altare a sinistra è la tela con la Madonna e S. Gaetano da Thiene che adora il Bambino, di Ludovico Trasi del 1634, proveniente dalla precedente chiesa. L'altare maggiore in marmo venne realizzato dal trevigiano G. Bonessi tra il 1764 e il 1770. Pregevoli opere d’intaglio del maceratese Silvestro Fioravanti sono gli armadi collocati nel vano d’ingresso alla sacrestia e i confessionali disposti simmetricamente nel vano centrale ellittico.

    La chiesa è temporaneamente chiusa.

  • Cattedrale di San Giuliano
    0733 260330- 0733.234807 (IAT)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cattedrale di San Giuliano

    La Cattedrale venne costruita nel 1459-1464 su progetto di Cosimo Morelli e venne rimaneggiata successivamente nel 1771. La facciata, incompiuta, presenta i resti di una torre campanaria, di scuola gotica fiorita risalente invece al 1478 ed attribuita a Marino di Marco Cedrino.

    L'interno, vasto e luminoso, è stato realizzato in stile neoclassico. Esso si caratterizza per le grandi colonne binate, le quali suddividono le tre navate e la crociera a cupola, le cui dimensioni vogliono comunicare un sentimento di grandezza verso il divino. La pala dell'altare maggiore raffigura San Giuliano che intercede la Madonna col Bambino a causa della minaccia della peste, opera di Cristoforo Unterbenger (1786). Sotto le cantorie si trovano invece interessanti tele del 1602 di Filippo Bellini, discepolo del Barrocci (Ultima cena e Cena di Emmaus). Pregevolissime sono le grandi tempere nei pennacchi del catino (Virtù teologali e Religione) di Silvio Galimberti (1938).

    Le cappelle laterali conservano opere notevoli. Sul primo altare di destra (di patronato della Famiglia Ferri) Consegna delle chiavi di scuola bolognese. Nella seconda cappella a destra è presente una pala: Madonna fra i SS. Sebastiano e Andrea dipinta, nel 1600, da Andrea Boscoli, uno dei migliori manieristi fiorentini; nel transetto destro un mosaico con san Michele Arcangelo eseguito nel 1628 da Giambattista Calandra per la basilica vaticana.

    Sul terzo altare destro (dei Compagnoni) San Carlo Borromeo, tela del maceratese Vincenzo Martini (1790). In fondo al transetto sinistro si apre la Cappella del SS.Sacramento, sapiente riproduzione dello stile settecentesco (Giuseppe Rossi, 1932) con la cupola affrescata dal Pavisa (1932). Nella prima cappella di sinistra si trova il fonte battesimale, frammento di una grande costruzione lignea secentesca che riproduceva il progetto michelangiolesco per la Basilica Vaticana.

    Preziose opere d’arte sono custodite anche nella sacrestia: nell'aula dei canonici ed in altri locali attigui la Madonna col Bambino fra i Santi Antonio Abate e Giuliano trittico firmato e datato (1369) da Allegretto Nuzi; Madonna in gloria fra i SS. Giuliano ed Antonio di Padova tavola attribuita a Vincenzo Pagani (sec. XVI). Inoltre, l’ampia sacrestia comune conserva: Madonna col Bambino fra i SS.Giovanni Battista, Sebastiano, Giacomo Maggiore tela di Gaspare Gasparrini, maceratese, seguace del Sermoneta (1574); Natività di Maria del concittadino Sforza Compagnoni (sec. XVI); Pietà di Filippo Bellini; Miracolo di San Gregorio, bozzetto di Andrea Sacchi per la pala della cappella gregoriana in S.Pietro Vaticano. Sull'altare della cappella S.Giuliano cui appare un angelo che gli annuncia la prossima morte, tela di Francesco Mancini (1738).

    Ottimo l'organo posto nella cantoria destra, uno dei più grandi dell'artista, costruito da Gaetano Callido nel 1790.

    Un'ampia scalinata conduce alla chiesa inferiore che dispone di tre altari: il maggiore dedicato al SS. Sacramento e gli altri alla Madonna di Loreto e a S.Maria Maddalena.

    Nel duomo di Macerata, inoltre, si conserva entro una preziosa urna di argento il braccio di S.Giuliano, protettore della città.

    La chiesa è temporaneamente chiusa.

  • Teatro romano di Helvia Recina
    Nella zona oggi occupata dall’odierna Villa Potenza, sorgeva l’antica città di Helvia Ricina risalente al III sec. a.C. (sono state individuate anche tracce di età preistorica), ma fondata ufficialmente come colonia Helvia Ricina Pertinax solo nel 220 d.C. dall’imperatore Settimio Severo in ricordo del suo predecessore Pertinace. Fu Plinio il Vecchio, nel I sec. d.C., a menzionare per la prima volta questo antico insediamento come uno tra i centri più importanti del Piceno. A questo periodo appartengono i resti di uno dei suoi più importanti edifici come l’antico teatro romano, risalente al II sec. d.C. e riportato alla luce nel 1938 dall’Inglieri. Rimangono anche alcuni tratti di una strada lastricata e di un serbatoio dell’acquedotto cittadino.
    La struttura semicircolare di circa 72 m di diametro, costruita secondo il modello descritto da Vitruvio nel De Architectura, fu realizzata su terreno pianeggiante con gradinate disposte su tre ordini differentemente da quello di Urbs Salvia, realizzato in collina secondo la tradizione greca. Secoli di incuria, invasioni barbariche e saccheggi hanno segnato la storia dell’antica città e di tutti i suoi monumenti, compreso il teatro di cui rimangono tracce del proscenio, della scena e dell’orchestra.
  • Macerata
    0733256361; 0733271709; 0733.2
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Macerata

    Capoluogo dell'omonima provincia delle Marche, il comune di Macerata aderisce all'Associazione delle Città d'Arte e Cultura. Vanta una Università tra le più antiche nel mondo, fondata nel 1290.

    COSA VISITARE
    Uno dei monumenti più rappresentativi della città è l’Arena Sferisterio progettata da Ireneo Aleandri, splendido esempio di architettura neoclassica che ospita ogni estate una prestigiosa stagione lirica, il Macerata Opera Festival.
    Nel cuore della città sorge il settecentesco Palazzo Buonaccorsi, oggi sede delle raccolte di arte antica e moderna e del museo della carrozza.
    La Sala dell'Eneide è la fastosa settecentesca galleria, luogo di rappresentanza di Palazzo Buonaccorsi: i dipinti celebrano le gesta di Enea, la volta è affrescata con le Nozze mitologiche di Bacco e Arianna alla presenza degli dei dell’Olimpo.

    Nel centro storico si trovano altri edifici di notevole valore: il Palazzo Comunale, dalla facciata in stile neoclassico sulla quale è stata collocata, nel 1952, l'immagine della Madonna della Misericordia con l’iscrizione Civitas Mariae; la Loggia dei Mercanti, piccolo gioiello rinascimentale fatto realizzare dal Cardinale Alessandro Farnese; il Palazzo della Prefettura, austero edificio in cotto, antica residenza dei legati pontifici, caratterizzato da un portale marmoreo del 1509; la Chiesa di San Paolo, costruita tra il1623 e il 1655, con la facciata grezza, in cotto, officiata fino al 1810 dai Barnabiti e poi ceduta nel 1830 dal governo pontificio al Comune.
    La Torre Civica, alta 64 metri, ospita la ricostruzione di un orologio astronomico ad automi, simile a quello di Venezia, costruito nel 1569 dai fratelli Ranieri di Reggio Emilia; una macchina di straordinaria complessità governa le diverse funzioni dell’orologio: l’azionamento del carillon, i colpi che scandiscono le ore, l’uccello che fa suonare la piccola campana colpendola col becco, la giostra con l’angelo e i Re Magi, l’avanzamento della lancetta nel quadrante orario, i movimenti dei dischi dei corpi celesti e del Drago.
    Lo splendido quadrante policromo, oltre a indicare le ore, mostra i moti apparenti della volta celeste, del Sole e della Luna e i circuiti dei cinque pianeti conosciuti al tempo nel quale i fratelli Ranieri portarono a termine la loro impresa. Quest’ultima funzione fa di questo dispositivo un esemplare unico tra gli orologi da torre rinascimentali e si può ammirare alle ore 12 e alle ore 18.

    Da visitare a Macerata sono anche il settecentesco Teatro Lauro Rossi e Palazzo Ricci, che ospita una collezione d’Arte Italiana del Novecento.
    Tra i principali siti di architettura religiosa si segnalano il Duomo, realizzato nel 1771-90 su progetto di Cosimo Morelli sul sito di una precedente chiesa; la vicina Basilica della Misericordia, ricca di stucchi e marmi pregiati; la Chiesa di Santa Maria delle Vergini, tempio di stile bramantesco, che custodisce una ”Epifania” del Tintoretto.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Il piatto tipico maceratese sono i vincisgrassi, una sorta di lasagne al forno.

    I principali eventi che hanno luogo a Macerata durante l’anno sono il Macerata Opera Festival (luglio/agosto) e la Festa del Patrono San Giuliano (agosto).

  • Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi
    0733256361
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi
    Nel 2014 si sono inaugurate le sale dedicate all’arte antica nel piano nobile del palazzo Buonaccorsi. L’edificio, voluto dalla omonima famiglia in seguito al conseguimento del patriziato cittadino nel 1652 e all’investitura a conte di Simone Buonaccorsi nel 1701 da parte di Clemente XI, ospita anche il museo della Carrozza e la collezione di arte moderna 900Buonaccorsi.

    Per Info e Orari visita il sito del Museo
  • La Crescia fogliata

    Tipica del maceratese, si presenta come un dolce dal colore dorato e dalla forma semicircolare. A Fiuminata, piccolo comune in provincia di Macerata, ogni anno si svolge la tradizionale Festa della Crescia sfogliata.

    Ingredienti: farina, acqua, zucchero e olio. Per il ripieno: ricotta, uvetta, noci o nocciole, zucchero, cacao, vaniglia, cannella, buccia di limone grattugiata, anice o rum, alchermes.

    Preparazione: la sfoglia si ottiene mescolando la farina, con zucchero, olio e acqua bollente. Si stende la sfoglia ad asciugare, il ripieno si dispone al centro della sfoglia stessa e si arrotola fino ad ottenere una forma semicircolare. Quindi si inforna  nel forno pre-riscaldato a 180 gradi per quaranta cinque minuti.

  • Il centro della pelletteria
    Tolentino è il centro della pelletteria: qui abili artigiani, nel rispetto di una tradizione di lavorazione e di rifinitura, utilizzano la pelle più ricercata per creare accessori di abbigliamento di grande pregio ed eleganti e raffinati divani e poltrone. Nella zona è ancora viva la lavorazione del lino e della canapa e la tessitura tradizionale a telaio. A Tolentino merita una visita il Museo delle Ceramiche, che raccoglie una pregevole collezione offerta in dono al Comune di Tolentino nel 1933 dal Cardinale Giovanni Tacci con l'obbligo di conservarla nella sala adiacente alla Basilica di San Nicola. La raccolta contiene ceramiche di Deruta, Faenza, Gubbio, Castel Durante, Nove, Bassano, Fabriano, Castelli, Savona, Albisola, San Quirico, oltre che ceramiche cinesi e giapponesi. Interessanti il vasellame a fiorami, le piastrelle di Castelli, le mattonelle con scene paesane, la salsiera del Cinquecento di Deruta e i piatti ispano-moreschi. Si tratta di una ricca raccolta, che mette in mostra il carattere tipico delle scuole di ceramica italiane. Interessante è anche il Museo della Civiltà Contadina presso l’Abbadia di Fiastra , con una vasta raccolta di attrezzi agricoli, utensili da cucina e oggetti di falegnameria che provengono dalle case coloniche del circondario, ancora oggi a vocazione prevalentemente agricola.Tra gli oggetti più interessanti, bisogna ricordare: gli antichi telai, i tini per l'uva, un aratro in legno, un tipico birroccio marchigiano, oltre a numerosi attrezzi utilizzati per realizzare corde e pigiare le uve.


  • Museo Archeologico Aristide Gentiloni Silverj
    +39 0733973349
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo Archeologico Aristide Gentiloni Silverj
    La raccolta archeologica è costituita dalla collezione lasciata al Comune di Tolentino dal conte Aristide Gentiloni Silverj. Sin dalla donazione la raccolta trovò posto nel complesso della Basilica di San Nicola e per lungo tempo è stata sistemata nel refettorio del Convento agostiniano. Il Museo è oggi sistemato nell'ala nord del Castello della Rancia. 

    NB: il Museo non è attuaòmente visitabile causa riallestimento
  • La Basilica di San Nicola
    0733.976311
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: La Basilica di San Nicola

    La Basilica dedicata a San Nicola da Tolentino è uno dei santuari più importanti dell’Italia centrale. San Nicola da Tolentino (1245-1305) fu frate agostiniano, taumaturgo e grande predicatore. Visse nel convento dei frati Eremitani di S. Agostino nella città dal 1275 fino alla morte. Raggiunse una tale notorietà sin da vivo, soprattutto per le sue straordinarie capacità taumaturgiche, da essere venerato e canonizzato in breve tempo (1325). San Nicola viene venerato come patrono delle anime del Purgatorio e come protettore delle puerpere e nelle difficoltà dell’infanzia.
    La Basilica venne consacrata nel 1465. L’interno rettangolare è a una navata con abside poligonale. Al Seicento risalgono il soffitto ligneo a cassettoni e le otto cappelle. Vi si conservano pregevoli opere d’arte (S. Anna di Guercino, S. Tommaso da Villanova di G. Ghezzi). La grande cappella seicentesca del SS. Sacramento, sormontata da una cupola, si trova a sinistra dell’altare. La Cappella delle Sante Braccia custodisce le braccia di San Nicola. Un tentativo di trafugamento fu realizzato dopo la morte del santo, ma fallì perché dalle braccia amputate iniziò a sgorgare del sangue. Il miracoloso evento è rappresentato nella tela di G. Foschi presso l’altar maggiore. Nella cappella vi sono conservati due grandi quadri, ex voto: L’Incendio del Palazzo Ducale a Venezia di Matteo Stom e La peste a Genova (o a Venezia, secondo alcuni) di Giovanni Carboncino. Di particolare pregio è il Cappellone, i cui affreschi, realizzati da pittori riminesi (Pietro, Giuliano, Baronzio) di scuola giottesca, rappresentano la più alta testimonianza della pittura del Trecento nelle Marche. La pianta è rettangolare e la volta è a crociera. Un’arca marmorea rinascimentale, avente al di sopra una statua di S. Nicola, è posizionata al centro del Cappellone.
    Tramite uno scalone, si giunge ai Musei della Basilica che ospitano numerosi dipinti e sculture, preziose ceramiche, ex voto e esposizioni presepistiche permanenti.
    Il chiostro è considerato tra i più interessanti delle Marche. Vi si trova la cella del santo, oggi trasformata in Oratorio della comunità agostiniana, che conserva ancora due lunette affrescate dei primi del Cinquecento, rappresentanti episodi della vita del santo nato a Sant'Angelo in Pontano.

    A seguito dei danni provocati dal sisma del 2016 la Basilica viene dichiarata inagibile e chiusa fino alla riapertura nel dicembre 2018. In tale data vengono nuovamente aperti al pubblico, ai turisti e al culto la navata principale, la Cappella delle Sante Braccia e il Cappellone. Viene montato un nuovo altare e recuperata dal Museo del Santuario la pala in legno “Lo sposalizio mistico di Santa Caterina tra i Santi Agostino, Nicola e Apollonia”a cui saranno nuovamente affiancati “L’Eterno”in cornice cuspidata e “La deposizione”, i quali facevano parte di un’unica opera dipinta tra il 1518 e il 1525 e attribuita a Marchisiano di Giorgio, un pittore tolentinate di origine slava recentemente riscoperto da Giorgio Semmoloni. La parte centrale della grande “cona”èstata rinvenuta nei depositi della Galleria Nazionale di Arte Antica di Roma. L’opera, per molti anni, èstata la pala posizionata nel presbiterio, proprio dietro l’altare e quindi, dopo molti secoli, seppur incompleta, torna nella navata centrale della Basilica.

    Rimangono attualmente chiusi la Cappella del Santissimo costruita dal pittore Francesco Ferranti e il presbiterio.

  • Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra
    0733.202942 (Ufficio informazi
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra

    L’abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra costituisce uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati in Italia dell'architettura cistercense e rappresenta la più alta testimonianza della presenza nelle Marche dei Cistercensi, che vi arrivarono nel 1142 dal monastero di Chiaravalle di Milano. I monaci portarono con sè i libri liturgici e gli arnesi da lavoro. Per la costruzione dell’abbazia, iniziata l’anno del loro arrivo in terra marchigiana, furono seguite le indicazioni di San Bernardo e si ricorse ad architetti-monaci francesi che si avvalsero di stilemi tipici dell’architettura cistercense.

    L’interno della chiesa è a tre navate, di cui la centrale è altissima, a volte ogivali, con caratteristici pilastri cruciformi coronati da capitelli romanici, scolpiti dai monaci stessi con materiali provenienti dai ruderi della vicina Urbs Salvia, città romana che fu distrutta da Alarico tra il 408 e il 410. Oltre a costruire la chiesa, i monaci si dedicarono alla bonifica di tutta la zona, caratterizzata soprattutto da boschi ed estese paludi. Tra gli affreschi che si conservano nell’abbazia, notevoli sono quelli della seconda cappella a destra, dedicata a San Benedetto, risalenti al secolo XV e attribuiti alla scuola camerinese.

    A lato dell’edificio sorge il monastero che racchiude il grande chiostro in laterizio con bassi pilastri, archi ribassati e copertura a capriate. Dell’antico monastero, abbandonato dai Cistercensi nel 1422 in seguito ad un saccheggio e successivamente affidato a cardinali commendatari, ai Gesuiti e infine passato in proprietà alla famiglia Giustiniani-Bandini di Camerino, si conservano la Sala del Capitolo, il refettorio e il dormitorio dei conversi, la sala delle oliere e altri locali. L'abbazia, per più di trecento anni, fu economicamente florida; il suo territorio, suddiviso in sei grance (aziende agricole), favorì lo sviluppo non solo economico ma anche sociale e religioso. Giunse a controllare trentatré chiese e monasteri.

    Nei locali delle cantine dell'Abbazia, con accesso dal chiostro, è stato allestito il Museo del vino che espone strumenti e oggetti usati nel passato per la lavorazione delle uve. È anche presente il Museo della civiltà contadina, che raccoglie oggetti e strumenti di uso domestico-rurale.
    La foresteria dispone di sei camere, una cucina e un'ampia sala, in grado di accogliere gruppi e singoli.
    Oggi l’abbazia è inclusa nella Riserva naturale omonima, che copre un territorio di 1.800 ettari, tra i comuni di Urbisaglia e Tolentino, ad una decina di chilometri da Macerata. 

  • Tolentino
    0737.9011
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Tolentino

    Tolentino, il cui centro storico è ancora oggi delimitato per lunghi tratti dalle mura duecentesche, conserva opere d'arte e monumenti di notevole valore. Città d’arte tra le più note e frequentate delle Marche, in posizione strategica nella valle del Chienti, fu municipium romano e precedentemente fu centro piceno, come raccontano le numerose necropoli rinvenute nella zona.

    La Basilica di San Nicola, la cui facciata è rivestita in travertino, è di grande interesse artistico; in particolare il portale, opera dello scultore fiorentino Nanni di Bartolo detto il Rosso, in cui si fondono mirabilmente elementi del gotico fiorito ad effetti spaziali tipici del primo Rinascimento. Il chiostro agostiniano risale alla prima metà del XIV secolo: esso rappresenta il più antico esempio di chiostro degli ordini mendicanti in Italia. Il luogo di maggior interesse artistico del complesso tolentinate è costituito dal "Cappellone di San Nicola": la sala è rinomata soprattutto per la sua decorazione pittorica, una delle più vaste e meglio conservate dei primi anni del Trecento, opera delle maestranze riminesi guidate dal pittore Pietro da Rimini. La decorazione, condotta ad affresco, occupa tutta la vasta aula.

    Da visitare anche il Museo degli Ex-Voto, il Museo delle Ceramiche, il Museo dell’Opera e le Esposizioni permanenti di presepi.

    In Piazza della Libertà si trova la torre campanaria della Chiesa di San Francesco, divenuta il simbolo della città grazie all'orologio a quattro quadranti che rappresentano le fasi lunari, le ore italiche, l'ora astronomica e i giorni della settimana e del mese.

    Altre attrazioni da non perdere sono: Palazzo Sangallo, sede del Museo Internazionale della CaricaturaPalazzo Parisani Bezzi, dove nel febbraio 1797 fu firmato il Trattato di Tolentino tra Napoleone Bonaparte e lo Stato Pontificio; il Duomo dedicato al patrono di Tolentino, San Catervo, che conserva il sarcofago del santo, di epoca romana; il settecentesco Teatro Vaccaj.

    Poco lontano dal centro sorge il Castello della Rancia, sede del museo archeologico: in origine fattoria e granaio, fu trasformato in castello dai Da Varano, signori di Camerino.

    Nel territorio dei comuni di Tolentino e Urbisaglia sorge l'Abbazia di Fiastra, uno dei monumenti più insigni e meglio conservati dell’architettura cistercense in Italia, con il suo particolare stile di transizione dal Romanico al Gotico.

    Piatto tipico di Tolentino e dell’entroterra maceratese sono i vincisgrassi.

    L’evento più importante che ha luogo a Tolentino nel corso dell’anno è la Biennale dell'Umorismo nell'Arte, una manifestazione internazionale a cui partecipano artisti e vignettisti satirici da tutto il mondo. Ogni anno a luglio viene organizzato in città il Festival di musica corale "Città di Tolentino" al quale partecipano i migliori cori italiani e stranieri. Tra la fine di aprile ed i primi di maggio di ogni anno, con la rievocazione storica Tolentino 815 si sceneggiano combattimenti, accampamenti ed eventi militari della Battaglia di Tolentino del 1815. 

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni scrivere al Numero Verde del Turismo della Regione Marche (numeroverde.turismo@regione.marche.it) o contattare i telefoni indicati sotto.

  • Riserva Naturale Statale Abbadia di Fiastra
    0733.201049
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Riserva Naturale Statale Abbadia di Fiastra

    Superficie: 1.825 Anno d'istituzione: 1984
    Comuni interessati: Tolentino, Urbisaglia

    II territorio presenta una tipica morfologia fluviale caratterizzata da fasce di fondovalle pressoché pianeggianti, lungo le quali si snodano i letti sinuosi dei fiumi Fiastra e Chienti e da rilievi terrazzati, piuttosto bassi e arrotondati, che si sviluppano ai loro lati. La "Selva", il cuore dell'area, dall'estensione di oltre 100 ha, riveste sotto il profilo scientifico, particolare rilievo in quanto, in una considerevole superficie si sviluppa ancora il tipo di foresta che ricopriva fino al 1700 l'intera fascia collinare delle Marche.

    In essa la specie prevalente è il cerro; sono inoltre presenti la roverella, l’orniello, l’ acero campestre e altre.

    Faunisticamente l'elemento di maggior pregio è il capriolo. Sono inoltre presenti tutte le altre specie tipiche dell'ambiente silvestre della media collina marchigiana.

    La riserva naturale riveste un valore particolare anche dal punto di vista storico e architettonico in quanto comprende la famosa Abbazia cistercense di Chiaravalle di Fiastra che, edificata dai monaci cistercensi nel 1142, fu il fulcro vitale che garantì lo sviluppo economico, sociale e religioso di una vastissima area.
    La sua storia è ancora oggi puntualmente testimoniata e documentata dalla raccolta delle 3194 pergamene, dette "Carte Fiastrensi", conservate presso l'Archivio di Stato di Roma.

    Sono stati organizzati dei percorsi con spazi riservati ai pedoni, ai ciclisti e a chi ama andare a cavallo. Sono presenti un Centro Visite, un Ufficio Informazioni ed un Centro di Educazione Ambientale. Sono disponibili per i visitatori aree pic-nic, un camper service, punti vendita di prodotti locali, strutture ricettive e di ristorazione.

    A seguito degli eventi sismici del 2016, si raccomanda di contattare l’Ufficio informazioni per verificare la possibilità di visitare il Palazzo Giustiniani Bandini, i musei e il complesso abbaziale.

  • Castello della Rancia
    0733.973349
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Castello della Rancia

    Prima di entrare a Tolentino, ad appena 7 chilometri dal centro, si può ammirare il maestoso e suggestivo Castello della Rancia ricostruito dal maestro Andrea di Como nel sec. XIV sulle strutture di una preesistente abbazia cistercense. Di forma quadrangolare, conserva ancora la cinta merlata rafforzata da tre torri angolari. Il mastio è alto 30 metri ed è costituito da quattro piani, di cui i primi tre sono voltati a crociera. Al secondo piano, fornito di un ampio camino e raggiungibile tramite una scala a chiocciola in pietra, si trovava l'alloggio del castellano. Il piano seminterrato del mastio, illuminato da due alte feritoie a bocca di lupo, fu un tempo usato come prigione come indicano i grossi anelli di ferro infissi alle pareti. Al primo piano un altro porticato affianca un ampio salone, probabilmente la parte del castello che aveva funzione di residenza. Dal cortile si accede a una cappellina barocca eretta dai Gesuiti.
    Fu luogo di battaglie: a parte due scontri di scarso rilievo storico nei secoli XIV e XV, il Castello della Rancia è strettamente legato alla vittoria degli Austriaci sul coraggioso e sfortunato Gioacchino Murat nel 1815.

  • Parco Archeologico di Urbs Salvia
    +39 073350107
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Parco Archeologico di Urbs Salvia
    Il Parco Archeologico di Urbs Salvia è il più importante e spettacolare delle Marche. Il percorso di visita, che scende per un comodo tracciato di circa un chilometro, mostra i monumenti principali di una tipica città dell’età imperiale e permette di approfondire lo studio della civiltà romana.

    La visita inizia al Museo Archeologico Statale, dove sono esposti materiali provenienti dall’antica Urbs Salvia. Si prosegue con le cisterne dell’acquedotto che rifornivano d’acqua la città sottostante. Più in basso il teatro, usato per le rappresentazioni drammatiche, e l’edificio a nicchioni, che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città. Ai piedi della collina si estende l’area sacra, costituita da un tempio con criptoportico, corridoio sotterraneo affrescato con immagini legate alla propaganda augustea. Attraversando l’imponente cinta muraria si raggiunge l’anfiteatro, in ottimo stato di conservazione, dove si svolgevano i giochi gladiatori.
  • Anfiteatro romano
    0733.202942 - 071.5029811 - 07
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Anfiteatro romano
    L’Anfiteatro ("amphì" dal greco antico "intorno") dell’antica colonia augustea di Urbs Salvia fu costruito nell’ 81 d.C. in una zona extraurbana vicino alla Salaria Gallica. Notizie più precise ci vengono fornite da due iscrizioni rinvenute nell’area dell’edificio, oggi conservate nel Museo Archeologico Statale di Urbisaglia, secondo le quali la struttura fu realizzata da un certo Lucio Flavio Silva Nonio Basso (senatore e generale di Tito, nativo di Urbs Salvia) e poteva contenere fino a 5150 spettatori (l’arena è lunga 59 e larga 35 metri). Il monumento si presenta di forma ellittica e realizzato in opera cementizia con rivestimento lapideo.
    Secondo la tradizione, qui si svolgevano spettacoli pubblici, spesso cruenti e sanguinosi: i famosi giochi tra gladiatori o le venationes (spettacoli che comprendevano la caccia e l’uccisione di animali selvatici).
    L’edificio appare come uno dei meglio conservati delle Marche e si mantiene, attualmente, per tutto il suo perimetro fino all’altezza del primo ordine di gradini. Si può ancora riconoscere la Porta Libitinensis, porta dedicata a Libitina (dea della Morte) dalla quale venivano fatti uscire i gladiatori caduti durante i combattimenti nell’arena. L’Anfiteatro gode, oggi, di nuova vita grazie alle stagioni di teatro antico che qui si svolgono ogni estate.
  • Teatro Romano
    Tra le varie emergenze monumentali presenti all’interno del Parco archeologico di Urbisaglia, particolare attenzione merita il teatro romano dell’antica città di Urbs Salvia. L’edificio, risalente al I sec. d.C., costituisce una testimonianza storico-artistica di grande valore non solo in quanto risulta uno dei teatri classici più grandi d’Italia, ma anche perché è l’unico che abbia conservato importanti tracce di decorazione in stile pompeiano.Situato in posizione dominante sul pendio collinare, fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio secondo tecniche costruttive di derivazione greca. Sono ancora evidenti le caratteristiche strutturali dell’edificio come la scena (con le entrate della Porta Regia per gli attori e le Portae Hospitales), i parascaenia (o basilicae) e la parte della cavea. Recenti scavi hanno messo in luce i resti di quello che era la Porticus Post Scaenam, un ampio porticato quadrangolare che accoglieva gli spettatori durante le pause.Nel Museo Archeologico Statale di Urbisaglia si conservano alcuni dei ritratti e sculture rinvenuti nel Teatro.
  • Urbisaglia
    0733.50124
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Urbisaglia

    Urbs Salvia fu un’antica e grande città del Piceno, colonia e municipio romano. Oggi Urbisaglia, su cui sventola la Bandiera Arancione, è una cittadina che domina la valle del Fiastra, cinta da mura, degna erede di quella lontana e gloriosa città romana di cui ritroviamo ricca testimonianza nel Parco archeologico. Riconosciuto come Parco archeologico regionale nel 1994, si estende per circa 40 ettari ed è il più importante e spettacolare delle Marche. Il percorso di visita scende lungo il declivio della collina, attraverso un comodo tracciato di circa un chilometro. Si può così cogliere nella sua interezza la struttura della città romana, che digrada a partire dal colle di San Biagio fino a raggiungere, articolandosi in una serie di terrazzi naturali, il fondovalle pianeggiante, delimitato a est dalla scarpata sul fiume Fiastra. Sono visitabili il Serbatoio, il Teatro, l'Edificio a nicchioni, il complesso Tempio-criptoportico dedicato alla Salus Augusta e l'Anfiteatro fatto costruire da Lucio Flavio Silva. Ben visibile anche la cinta muraria, conservata per parecchie centinaia di metri su tre dei suoi quattro lati.

    Nel paese attuale, fondato nel Medioevo sulla collina sovrastante, di notevole interesse è la Rocca, costruita tra il XIII e il XV sec., di forma trapezoidale con quattro torri e un mastio con merli ghibellini. Nei pressi si trova la Chiesa dell’Addolorata, con un portale di origine romana e affreschi del primo Cinquecento e la Collegiata di San Lorenzo, costruita tra il 1790 ed il 1812, a pianta centrale ottagonale e con cappelline radiali. Da non perdere sono: il Sacrario ai caduti di tutte le guerre, il Museo delle armi e delle uniformi militari e il Museo archeologico statale.

    Poco lontano dal centro abitato sorge l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, con la chiesa, dalle forme architettoniche cistercensi, il Monastero e il palazzo dei principi Giustiniani Bandini, che nel 1773 subentrarono ai monaci cistercensi nel possesso delle terre. L’abbazia è oggi sede della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, che copre 1.825 ettari di terra, e mette a disposizione dei visitatori, oltre ad ampi e accoglienti spazi verdi, numerose strutture tra cui il Museo della Civiltà Contadina, il Museo Archeologico ed il Museo del Vino. Nella riserva si possono percorrere tre sentieri: “La Selva”, “Il Lago e le Vene”, “Il bosco e il fiume”.

    Tra i prodotti tipici del territorio ricordiamo il vino Rosso Piceno DOC, la carne IGP, il miele e la birra artigianale.

  • C.E.A. della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra
    0733.202942
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: C.E.A. della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra
    Nel 1996, e successivamente nel 2011, la Regione Marche ha riconosciuto il Centro di Educazione Ambientale (CEA) della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Il territorio della Riserva è ricco di testimonianze storiche e naturalistiche che sono segni evidenti dell'evoluzione del paesaggio e delle culture che lo hanno forgiato nel corso dei secoli e per questo è il luogo ideale per l’educazione ambientale rivolta a giovani e meno giovani. 
     Nei locali di fronte alla chiesa abbaziale, che erano anticamente la foresteria e l'infermeria del monastero, è stato allestito il Centro Visite che mette a disposizione dei visitatori servizi e materiale informativo per la scoperta della Riserva Naturale.Esso ci permette di entrare in contatto diretto con la storia dell'Abbazia di Chiaravalle di Fiastra e di conoscere i diversi ambienti con relativi “abitanti” che popolano la Riserva, attraverso l'uso di strumenti come pannelli, depliant, video e giochi di vario genere. È un primo approccio alle bellezze della Riserva, adatto ai visitatori grandi e piccoli.Nel Centro Visite è anche possibile acquistare libri, oggetti e capi di abbigliamento con il simbolo della Riserva. 
  • Museo Archeologico Statale
    +39 073350107
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo Archeologico Statale di Urbisaglia
    Grazie anche all'esposizione di alcuni materiali già conservati nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il percorso del museo, inaugurato nel 1996, consente di approfondire i temi della colonia romana di Urbs Salvia. Il plastico dell'area urbana riproduce gli insediamenti e i singoli rinvenimenti indicati nella pianta archeologica. Al piano superiore sono esposte le monumentali iscrizioni ritrovate negli anni '50, che forniscono interessanti indicazioni sulla costruzione dell'anfiteatro. Gli scavi nel criptoportico e nel sovrastante tempio forniscono le varie classi di materiale ceramico esposto nel Museo: frammenti di vasellame a vernice nera, in terra sigillata italica, scarse testimonianze di quella alto-adriatica, mentre vasta è la campionatura delle lucerne e della comune terracotta. Di straordinaria importanza i due piccoli frammenti dei Fasti Consolari e Trionfali, perché sono gli unici incisi su pietra noti fuori di Roma. Nella stessa sala tra le monete spicca un denaro di argento del 46 a.C. e trovano posto una selezione di anfore, ritratti e sculture rinvenuti nel Teatro.
  • Il cappello di Paglia
    Montappone, piccolo centro dal nucleo medievale, è noto per la produzione del cappello. Il Museo del Cappello ripropone ed illustra tutte le fasi della lavorazione della paglia fino alla pressa, che dà forma al cappello, attraverso l’utilizzo di proiezioni, fotografie, pannelli e macchinari d’epoca perfettamente funzionanti e posti lungo tutto il percorso della collezione.L'importanza di questo antico mestiere è testimoniato anche nell'evento "Il cappello di Paglia", organizzato dallo stesso comune, che si svolge a luglio. Per tre giorni, il centro storico della “capitale del cappello” sarà animato da oltre duecento protagonisti che mostreranno ai visitatori come nasce un cappello di paglia, dalla mietitura, all'intreccio fino alla cucitura. Non una rievocazione, piuttosto una riproposizione delle attività che hanno fatto di Montappone il “centro internazionale del cappello”.La cittadina sorge su una collina e deve il suo benessere economico allo sconosciuto creatore o importatore della lavorazione dei cappelli di paglia. Già nel lontano Settecento, i mezzadri si raccoglievano nelle stalle per filare, tessere, intrecciare cesti, cappelli e scope di saggina, utilizzando la paglia. Con il passare sei secoli, il paese ha saputo affinare le tecniche di fabbricazione fino a creare una vera e propria industria del settore. A montappone si producono anche borsette in truciolo, giunco e altri materiali; nota è anche l'arte della ceramica.


  • Montappone
    0734.760426
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Montappone
    Montappone fu un castello feudale a partire dall'anno 1000; nel 1291 venne assegnato ad un ramo della famiglia dei Brunforte con il titolo di Marchesato.

    Questo borgo dal nucelo medievale è noto per la produzione di cappelli di paglia classici e artigianali. Già nel lontano Settecento i mezzadri si raccoglievano nelle stalle per filare, tessere, intrecciare cesti, cappelli e scope di saggina, utilizzando la paglia. Ora vengono realizzate anche borsette in truciolo, giunco e articoli in vimini o in midollino.
    Al cappello è dedicato un Museo: tutte le fasi della lavorazione della paglia sono illustrate lungo il percorso museale, dalla raccolta alla selezione, dall'intrecciatura alla cucitura, fino alla decorazione e vendita del cappello. All’interno del museo si trova anche una sezione speciale "Marche, tanto di cappello" un originale progetto che vede alcune tra le eccellenze delle Marche reinterpretare il cappello, dando vita a delle produzioni spettacolari: vetro, carta, pelle, ceramica, pietra, cibo, musica, legno, metallo e tessuto sono le materie prime rielaborate dalle sapienti mani dei maestri artigiani e dalla creatività dei designer.

    Da visitare nel centro storico sono: la Chiesa Oratorio del SS. Sacramento, con portale trecentesco in cotto sovrastato dallo stemma della confraternita e un affresco "Madonna col Bambino" del Pagani; la Chiesa di Santa Maria in Castello, il cui altare è impreziosito da un'altra "Madonna con Bambino" del Pomarancio e la Chiesa Parrocchiale di S. Maria e S. Giorgio, nata sui resti della romanica Madonna di Villa. 

    L'evento più importante di Montappone è la festa "Il cappello di Paglia", che si tiene a fine luglio. L'antica tradizione della lavorazione della paglia di grano rivive per le vie del borgo antico. Per tre giorni il centro storico è animato da numerosi artigiani che mostrano ai visitatori come nasce un cappello, dalla mietitura all'intreccio, fino alla cucitura. 
    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni scrivere al Numero Verde del Turismo della Regione Marche (numeroverde.turismo@regione.marche.it) o contattare i telefoni indicati sotto.
  • Abbazia di S. Maria delle Macchie
    0733 1960104
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Maria delle Macchie
    La prima notizia di questa abbazia benedettina, molto probabilmente fondata prima del Mille, risale al 1171. San Ginesio la annesse al suo territorio nel 1252. Il complesso, completamente ristrutturato nel secolo XVII, nella facciata e nell'aula presenta i segni di quel rimaneggiamento. Rimane intatto invece il fascino della splendida cripta, per la cui costruzione i monaci reimpiegarono mirabilmente i materiali che venivano dalla vicina città romana di Urbs Salvia.
    La presenza massiccia di materiale di risulta di epoca romana, evidente nei capitelli di tipo ionico e nelle colonnine a fusto marmoreo che circondano l'altare, conferisce grande preziosità e sacralità all'ambiente.
  • Medievalia, Palio di San Ginesio e Palio della Pacca
    A San Ginesio, nei giorni precedenti Ferragosto, si rinnova ogni anno la ricca settimana di Medievalia: giorni di giochi, musica e taverne medievali come leitmotiv, ma anche di cultura, focus storici e originalità contemporanee.
    In seno a questa manifestazione, il Palio di San Ginesio che viene disputato e assegnato dal 1970; inizialmente due tornei di destrezza si svolgevano contemporaneamente a Ferragosto ma successivamente la manifestazione è stata suddivisa negli otto giorni in cui, tradizionalmente, si dipanava la Festa di San Ginesio, disputando così il primo palio, Palio della Pacca, il 13 agosto in notturna ed il secondo, detto la Giostra dell'Anello, il 15 agosto. Entrambe le competizioni sono effettuate da cavalieri i cui cavalli vengono sorteggiati tra le Contrade e benedetti prima delle gare. I cavalieri ricevono poi il colore della Porta che andranno a rappresentare e durante le gare lo tengono ben in evidenza.
    Medievalia si apre con la Battaglia della Fornarina, suggestiva rievocazione dei fatti d’arme del 3 novembre 1377 ossia quando, nella notte, una Fornarina riuscì a sventare l’attacco al castello di San Ginesio da parte di truppe fermane. Le quattro contrade si cimentano dunque in antiche gare: il tiro con la balestra, il tiro con l’arco, la corsa alla spada e la giostra dell’anello. Quattro cavalieri, ciascuno in rappresentanza delle quattro Contrade di San Ginesio, Porta Alvaneto, Porta Ascarana, Porta Offuna e Porta Picena, si contendono la pacca, cioè il mezzo porco conquistato dal cavaliere capace di centrare con una lancia lo scudo del saraceno. La pacca, cioè la porchetta, che è trofeo della Contrada vincente, viene consumata nel corso dei festeggiamenti dai contradaioli. Il Palio del 15 agosto, la Giostra dell'Anello, è una celebrazione complessa che inizia al mattino e finisce alla sera. Vi partecipano 200 figuranti in costumi tardo-medioevali, ricostruiti fedelmente nei tessuti, nella tintura e nella foggia.
    Arricchiscono l’evento seminari, conferenze, visite guidate, cene a tema e molto altro ancora.
  • San Ginesio DOC
    Ne esistono due tipologie : San Ginesio Rosso e San Ginesio spumante secco e dolce. Il “San Ginesio” Rosso è ottenuto da uve provenienti dai seguenti vitigni: Sangiovese (minimo 50%), Vernaccia Nera, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Ciliegiolo per un minimo del 35%; possono concorrere altri vitigni a bacca nera non aromatici per un massimo del 15%. Il San Ginesio Spumante secco o dolce è ottenuto da uve provenienti da Vernaccia Nera (minimo 85%); possono concorrere fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca nera. E’ un vino di media struttura che si sposa bene con primi piatti , specie se bevuto giovane. Secondi piatti a base di carne vengono invece abbinati al vino maturo. Territorio: La zona di produzione comprende tutto il territorio del comune di San Ginesio e parte dei Comuni di Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Ripe San Ginesio, Gualdo, Colmurano, Sant’Angelo in Pontano e Loro Piceno.



  • Castrum Sarnani...il Medioevo che ritorna

    Castrum Sarnani nasce dalla volontà di riportare l’antico Borgo al suo fascino originario attraverso la cultura, i sapori e le emozioni che hanno caratterizzato l’epoca medievale. 

    Un vero e proprio salto nel passato attende visitatori e turisti, che possono attraversare il centro storico di Sarnano in compagnia di giullari, ballerini, dame e cavalieri. Le piazze e i vicoli prendono vita grazie a spettacoli di danza e di mangiafuoco, combattimenti di scherma antica, animazione con trampoli e giocoleria. Ancora oggi, la parte alta del paese conserva la storia di un Medioevo affascinante e il percorso proposto, dal loggiato di via Roma fino al maestoso Palazzo del Popolo e ritorno, offre la possibilità di rivivere da vicino il fascino di quell’epoca. 

    La degustazione di piatti tipici medievali preparati da osterie e taverne, che servono l’ospite secondo le usanze di quei secoli, rendono l’atmosfera ancor più magica e suggestiva. Il visitatore diviene l’abitante di un piccolo villaggio Medioevale attraverso la conversione dell’euro con l’antica moneta coniata appositamente per l’occasione, il cambio del proprio vestito con un costume d’epoca realizzato artigianalmente e l’itinerario degli antichi mestieri. Una festa unica in un luogo unico, che ha il sapore d’altri tempi.

    “Castrum Sarnani – Il Medioevo… che ritorna”  trae origine dal “Palio del Serafino”, una delle più antiche rievocazioni storiche delle Marche, rappresentato per la prima volta nel 1965 in occasione del VII centenario del riconoscimento del Comune di Sarnano datato 1265.

     
  • Chiesa di S. Maria Assunta
    0733.658080 Don. Marcello Squa
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Maria Assunta

    Nella chiesa duecentesca dedicata a S. Maria dell’Assunta è custodita la preziosissima cappella affrescata da Lorenzo d’Alessandro, raffigurante la Madonna in trono con Bambino e angeli musicanti al centro, S. Giovanni, S. Martino, S. Sebastiano e S. Rocco ai lati e il Cristo benedicente con la Vergine e l’arcangelo S. Michele nel timpano.
    E’ possibile ammirare inoltre un prezioso stendardo ligneo con Annunciazione e Crocifissione di Girolamo di Giovanni.

  • Abbazia di Piobbico o San Biagio
    0733.657747
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Piobbico o San Biagio

    L’Abbazia di Santa Maria e San Biagio, originariamente nota come Santa Maria tra i torrenti (“inter rivoira”), in quanto situata tra il Tenna e il Tennacola, fu fondata nel 1030, consacrata nel 1059 e successivamente intitolata a San Biagio nel Quattrocento. Sorge isolata in una conca verde nei pressi di Piobbico. Della cittadella monastica resta la chiesa ed una casa colonica addossata al sacro edificio. Vari signori locali vendettero o cedettero all'abbazia fin dal primo periodo della fondazione una vasta estensione di beni, terreni e coloni, la riscossione di decime e chiese. Alla metà del XIII sec. i monaci ottennero dal comune di Sarnano la possibilità di costruire un oratorio entro le mura comunali dedicato alla Vergine che costutisce il nucleo originario della chiesa di Santa Maria di Piazza. La chiesa abbaziale di Piobbico presenta impianto est-ovest con abside rettangolare orientata, il presbiterio è rialzato sopra la cripta tripartita con due file di quattro colonne e semicolonne addossate alle pareti; sopra l'altare è esposta la statua di San Biagio. Sul fondo piatto dell'abside e lungo la parete destra si susseguono pannelli affrescati con figure di santi e una Adorazione dei Magi ascrivibili a due diversi artisti della prima metà del XV secolo, Giovanni di Corraduccio (per i riquadri presbiteriali) e Matteo da Gualdo (per gli affreschi della navata). La cripta, l'unica parte interamente conservata della costruzione originaria, è a tre navate su colonne in tufo e pietra, due delle quali ottogonali. Sui capitelli di rozza fattura ricadono le volte a crociera che ricoprono il sacello.

    A causa del sisma del 2016, l'abbazia risulta inagibile. Per informazioni scrivere al  Numero Verde del Turismo (numeroverde.turismo@regione.marche.it).

  • Sarnano
    0733 659911 - 0733 657144
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Sarnano

    Sarnano, su cui sventola la Bandiera Arancione, è situata al centro di un’incantevole valle ai piedi dei monti Sibillini e fa parte dell'Associazione de I Borghi più belli d'Italia. Le sue vicende storiche sono legate a San Francesco e ai suoi seguaci: la leggenda vuole che il Serafino raffigurato nello stemma comunale fosse stato disegnato dal Santo stesso.

    Il centro storico, di origini medievali, è uno fra i meglio conservati delle Marche; la sua struttura urbanistica di città murata presenta antiche vie, che si avvolgono in cerchi concentrici, scalinate e scorci mozzafiato.

    Il centro dell’insediamento antico è la Piazza Alta, sulla quale si affacciano i principali monumenti del borgo: il Palazzo del Popolo, trasformato nello splendido Teatro della Vittoria nel 1834; il Palazzo dei Priori, quello del Podestà, e la Chiesa di Santa Maria Assunta, con all'interno notevoli opere d'arte; in particolare, lo stendardo ligneo con Annunciazione e Crocifissione di Giovanni Angelo d’Antonio, la Madonna con Bambino e Santi di Lorenzo d’Alessandro (1483), la Madonna tra angeli di Antonio e Gentile di Lorenzo (XV sec.), i pannelli di polittico con Madonna e santi di Niccolò Alunno, la Trinità di Paolo Bontulli da Percanestro (1530), due statue lignee di probabile scuola tirolese (secolo XV) e opere di Pietro Alemanno (tavola con la Madonna della Misericordia e affreschi della cripta.
    Nell’ex Monastero di Santa Chiara hanno sede il Museo Civico e la Pinacoteca, che custodisce una splendida Madonna col bambino di Vittore Crivelli.
    La struttura ospita anche il Museo del martello, il Museo dell'Avifauna, che comprende circa 867 esemplari di uccelli imbalsamati appartenenti a specie rinvenibili ancora nell'area dei Sibillini e in quella più vasta dell'Appennino centrale, il Museo delle Armi e il Museo Mariano Gavasci.

    La Biblioteca vanta un fondo antico con manoscritti del XIV e XV. sec., incunaboli e cinquecentine.Sarnano è nota anche per le sue terme, dalle cui fonti si estraggono acque oligominerali particolarmente pure, dotate di molteplici proprietà benefiche per curare disturbi  dell’apparato urinario, digerente e del ricambio, malattie reumatiche, respiratorie e circolatorie, patologie dermatologiche e ginecologiche Dal 2017 le Terme di Sarnano, trasferite in un nuovo stabilimento, offrono una completa esperienza di benessere. La SPA dotata di hydrolife con acqua termale, bagno turco, bagno romano e docce emozionali offre anche massaggi e trattamenti estetici.

    Immerso nel verde delle montagne e dei boschi circostanti, il suo territorio è attraversato da innumerevoli sentieri da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain bike. Suggestivo il percorso che prende il nome Via delle Cascate Perdute, piccola oasi di pace a due passi dal centro. In inverno è possibile praticare gli sport sulla neve nel vicino comprensorio di Sassotetto-Santa Maria Maddalena.  A Sarnano e nel suo territorio è possibile gustare le prelibatezze dei Sibillini: dai salumi alla cacciagione, dai legumi al semplice pane artigianale cotto nei forni a legna. Da gustare è la tipica crostata al torrone, preparata esclusivamente a mano con mandorle, nocciole e spezie e cotta nel forno a legna per farle acquisire la tipica e particolare croccantezza. Tra gli eventi più significativi che hanno luogo a Sarnano del corso dell'anno ricordiamo il Festival medievale Castrum Sarnani  e Palio del Serafino (agosto).

    I musei e la pinacoteca sono temporaneamente chiusi causa inagibilità.

  • L’antiquariato e le collezioni di armi e martelli
    Nel centro storico di Sarnano merita di essere citato il complesso di Santa Chiara, oggi sede della Pinacoteca e dei Musei Comunali, dove ai piani superiori ospita il Museo delle Armi, dell’Avifauna, dei Martelli e una collezione di Arte Moderna del pittore locale Mariano Gavasci.
    Il Museo delle Armi, è stato istituito dall’Amministrazione Comunale di Sarnano il 25 Febbraio 1987 in seguito all’acquisizione di un primo nucleo (460 pezzi) della raccolta del colleziona lista locale Mario Arrà, incrementato successivamente nel 1993 con altri 57 esemplari della stessa raccolta e nel 1995 con altre 323 armi destinate a titolo gratuito al Museo da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’ideazione del Museo ha lo scopo di mostrare l’evoluzione delle armi dal punto di vista tecnico, storico e artistico e racchiude esemplari militari e civili, armi utilizzate nell’esercizio della caccia, armi bianche di varia lunghezza ed epoca storica.
    Il Museo dei Martelli, è costituito dalla collezione di Sergio Masini, donata al Comune di Sarnano nel 1993 dalla stessa famiglia Masini. Tale collezione, raccoglie più di 500 pezzi, provenienti da oltre 40 paesi dei cinque contenenti e rappresentativi di oltre 100 mestieri. Tra gli oggetti più antichi, bisogna ricordare una mazza d’arme del XVI secolo, un mazzafrusto ottomano a ventotto punte del XVIII secolo e un martelletto inglese dell’Ottocento in cristallo di rocca e agata che serviva per stampare sulla ceralacca.

  • C.E.A. Valle del Fiastrone
    0737 52185
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: C.E.A. Valle del Fiastrone

    Il Centro di Educazione Ambientale Valle del Fiastrone ha sede a Fiastra (Mc), comune del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed è riconosciuto dalla Regione Marche e dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il CEA è gestito dalla società Alcina, che opera dal 1999 nel settore dell’ambiente e del turismo sostenibile.

    Il CEA propone percorsi che prevedono esperienze dirette nell’ambiente naturale seguite da momenti di riflessione e di elaborazione dell’esperienza vissuta. I percorsi educativi sono progettati al fine di sviluppare al massimo l’attività personale di ciascuno, il coinvolgimento e l’implicazione affettiva, cognitiva e motoria.

  • Caldarola
    0733.905529
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Caldarola
    Terra d’arte e di castelli, Caldarola stupisce il visitatore con il sapore fiabesco del suo antico maniero dalle merlature guelfe, con il suo raffinato assetto urbano che ne fa un autentico gioiello di architettura e urbanistica cinquecentesca, con le sue importanti testimonianze romane e medievali che riempiono di storia gli affascinanti scenari naturali del territorio circostante.

    Caldarola deve probabilmente il suo nome al termine latino Calidarium, con cui s’indicava la stanza con la vasca di acqua calda delle terme presenti nella zona. L'abitato, che ebbe la sua massima fioritura nel pieno ‘500 ad opera della nobile famiglia Pallotta, tuttora mantiene l'assetto urbanistico voluto dal cardinale Evangelista Pallotta nel XVI secolo ed è dominato da un castello.

    Il Castello Pallotta dà un volto indimenticabile a tutto il paese avendo preso il posto delle modeste abitazioni dove una volta aveva dominato il "castrum" feudale. Il museo conserva una collezione d'armi (dal XIII al XVII sec.) e una di carrozze (XIX - XX sec.); tutte le stanze sono arredate con mobilio d'epoca e le decorazioni di alcune sale sono dei de Magistris. Nel castello, posto alle falde del monte Colcù, si entra attraverso Porta Camerte, varco chiuso da un massiccio portone con incise le lettere del nome. Tornati all'aperto e proseguendo verso sud, attraverso il ponte levatoio si entra nel parco dove giganteggia un pino che è tra i più vecchi della regione e che fu fatto piantare nel 1598 a ricordo della visita di papa Clemente VIII.
    L’antico maniero conserva ancora intatte le mura, la merlatura guelfa, i cammini di ronda ed il ponte levatoio. Gli ambienti residenziali contengono arredi del XVI e XVII secolo insieme a rivestimenti e tendaggi originali. Sono da visitare l’antica cucina, con la tipica dotazione di utensili in rame e stoviglie in ceramica e terracotta, il salone dei ricevimenti, l’elegante camera da letto dedicata agli ospiti, la sala da pranzo con le bellissime e rarissime ceramiche settecentesche di produzione marchigiana e il delizioso salotto giallo impreziosito dal fregio attribuito a Simone De Magistris, grande pittore manierista caldarolese.

    L'odierno palazzo comunale, che era un tempo una residenza cardinalizia, accoglie la splendida stanza del Paradiso, affrescata da Simone de Magistris.

    Nei dintorni dell'abitato si osservano consistenti resti degli antichi castelli di Vestignano, Croce e Pievefavera, appartenuti ai monaci di Casauria; in particolare, il castello di Croce e la duecentesca chiesa di San Martino, annessa alla rocca di Vestignano, vantano bellissimi affreschi di Nobile da Lucca e di Andrea e Simone de Magistris.
  • Palazzo Pallotta, Stanza del Paradiso
    0733.903706
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Palazzo Pallotta, Stanza del Paradiso

    Palazzo Pallotta, oggi sede del Municipio, fu fatto costruire dal cardinale Evangelista Pallotta verso la fine del ‘500, grazie ad esso, la città di Caldarola assunse quell’inconfondibile impianto urbanistico tardo rinascimentale di ispirazione romana che è possibile ammirare ancora oggi. L’edificio rappresenta un autentico gioiello di architettura manierista nelle Marche, tornato recentemente al suo antico splendore grazie ad un lungo restauro; al suo interno si conservano alcuni dipinti del pittore e scultore originario di Caldarola, Simone de Magistris.

    Di straordinario valore è la magnifica Stanza del Paradiso, piccolo gioiello artistico e riservato luogo di meditazione del cardinale, decorato da suggestive scene di paesaggio con rappresentazioni di flora e fauna esotiche, scene di caccia animate da cavalli impennanti, levrieri, volatili, cacciatori e incorniciate da festoni e puttini con i simboli araldici della casata. Una decorazione a metà tra la fantasia e la realtà dove l’esuberanza cromatica e la vivacità giocosa delle scene animano un ambiente lirico e intriso di suggestioni seicentesche.

  • Serrapetrona DOC
    Il vino è ottenuto dalle uve del vitigno vernaccia nera (min. 85%); possono concorrere, fino ad un massimo del 15%, tutti gli altri vitigni non aromatici a bacca nera.L’importanza di questo vino è data dalla unicità della vernaccia nera riconosciuto come vitigno autoctono delle Marche. E’ un vino di grande struttura che si sposa bene con  vari tipi di carni e selvaggina. Gradevole l’accostamento a primi piatti conditi con sughi rossi come le pappardelle al cinghiale  e a formaggi pecorini stagionati. Territorio: La zona di produzione del vino Serrapetrona comprende  tutto il territorio del comune di Serrapetrona ed in parte quello dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche.



  • Vernaccia Serrapetrona DOCG
    La denominazione di origine controllata e garantita Vernaccia di Serrapetrona è riservata al vino spumante nelle tipologie secco e dolce.Nel vigneto domina il vitigno autoctono Vernaccia Nera; possono concorrere anche uve provenienti da vitigni a bacca rossa nella misura massima del 15% del totale. E’ consuetudine sorseggiare la Vernaccia di Serrapetrona con il dessert: esalta la pasticcera secca e i biscotti. Tradizionalmente, fino all'inizio del secolo, nei giorni di ricorrenza agresti, si offriva polenta di mais condita con la "sapa" e Vernaccia spumeggiante.Viene anche apprezzata nel suo accostamento, nella tipologia secco, a formaggi piccanti e semiduri, mediamente grassi, oltre che a carni più sostanziose, a bolliti salsati e alla mostarda di frutta. Territorio: La zona di produzione comprende tutto il territorio del comune di Serrapetrona e parte dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche. La resa massima di uva ammessa per la produzione non deve superare le 10 tonnellate per ettaro.

  • Mistero, magia, cultura, ambiente: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini
    0737 961563 - 0737 961014 - 33
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Mistero, magia, cultura, ambiente: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini

    Superficie: 70.000 Istituzione: 1993

    Comuni del Parco: nelle Marche Amandola, Arquata del Tronto, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Fiastra, Montefortino, Montegallo, Montemonaco, Valfornace, Pieve Torina, San Ginesio, Ussita, Visso. In Umbria Norcia e Preci.

    Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha ottenuto valutazione postiva da Europarc Federation ed è quindi riconosciuto dalla Carta Europea per il turismo sostenibile nelle aree protette.

    Nel cuore dell’Italia, tra le Marche e l’Umbria, si ergono imponenti i Monti Sibillini, con oltre venti vette che superano i duemila metri fino a raggiungere i 2.476 m. con il Monte Vettore. Istituito nel 1993, il parco comprende un territorio di oltre 70.000 ettari forgiato dalle forze della natura e dipinto a tratti da millenni di storia e cultura locale dove, ancora oggi, si percepisce la magica presenza della mitica Sibilla, aleggiano i ricordi di antichi riti e si tramandano suggestive leggende. I Sibillini costituiscono una catena montuosa di origine prettamente calcarea che è stata profondamente modellata dall’azione dei ghiacciai del Quaternario, le cui tracce sono riconoscibili negli splendidi circhi glaciali del Monte Vettore, del Monte Bove, dell’alta Valle dell’Ambro, della Val di Tela (Monte Rotondo) e nelle valli ad “U”sottostanti. Particolarmente evidenti sono anche i fenomeni carsici nei piani di Castelluccio e nelle numerose doline ubicate nell’alta Val di Panico, in quella dell’Ambro, a Palazzo Borghese oltre che nei solchi e nelle cavità delle pareti rocciose delle valli principali dove affiora il calcare massiccio, quali ad esempio la Valle del Tenna, dell’Ambro e del Fiastrone.
    La vegetazione tende, come d’incanto, a cambiare man mano che ci si sposta dallo zoccolo basale, posto ad un’altitudine media di 500m., alle cime più elevate. Fino a circa 1.000 m. predominano i boschi di roverella, carpino nero e orniello, quindi la faggeta, prima mista e poi pura, fino a 1.750m. Al di sopra del limite del bosco si estendono invece i pascoli naturali dove si possono rinvenire specie assai rare e pregiate come il giglio martagone, la viola di Eugenia, il camedrio alpino, la stella alpina dell’ Appennino, l’uva orsina e il salice nano, che è considerato l’albero più piccolo al mondo.

    Anche la fauna è molto interessante. Fra i mammiferi ricordiamo il lupo, l’elusivo gatto selvatico, l’istrice che, diffusosi solo da qualche decennio, occupa le zone più termofile, il capriolo che, reintrodotto per la prima volta agli inizi degli anni ‘ 50, sta ormai definitivamente colonizzando l’intera area. Fra gli uccelli sono da segnalare l’aquila reale che, dall’istituzione del parco, ha iniziato a nidificare anche in zone abbandonate da anni, l’astore e lo sparviero, tipici abitatori dell’ambiente boschivo, e il falco pellegrino.
    I Sibillini nel Medioevo erano conosciuti in tutta Europa come regno di demoni, negromanti e fate. Fra le numerose leggende, le più famose sono quelle della Sibilla, "illustre profetessa" che viveva in una grotta sita sull’omonimo monte e quella di Pilato, secondo la quale il corpo esamine del famoso procuratore romano, fu trascinato da alcuni bufali nelle acque rosseggianti del “demoniaco” lago sito nell’alta incisione valliva che attraversa longitudinalmente il massiccio del Monte Vettore. Nel Lago di Pilato (1.840 m.), l’unico di origine naturale delle Marche, vive il piccolo e raro chirocefalo del Marchesoni dalla vivace colorazione rossastra. Poco distante si trova la Gola dell’Infernaccio conseguenza dell’erosione operata dal fiume Tenna sui calcari della zona. Nel versante fiorito del parco spiccano per il loro valore floristico i prati di Ragnolo, dove nel periodo estivo si possono osservare splendide fioriture di orchidee, liliacee ed altri interessanti specie, come la fritillaria dell’Orsini, il narciso o l’astro alpino; impressionante dal punto di vista paesaggistico risulta invece la valle del Fiastrone, forra scavata dalle acque in cui è ubicata la Grotta dei Frati, antico e suggestivo eremo dei monaci Clareni, dell’anno 1.000. Risalendo lungo il fiume, a monte del Lago di Fiastra, si può raggiungere la valle dell’Acquasanta con le sue splendide cascate e la grotta dell’Orso, toponimo che testimonia la passata presenza di questa specie anche sui Sibillini.

    Le Case del Parco e i Centri di Educazione Ambientale sono a disposizione dei visitatori per fornire informazioni. Sentieri escursionistici, passeggiate a cavallo e in mountain bike, voli in deltaplano o in parapendio, arrampicate sulla roccia e ghiaccio, stazioni sciistiche, visite ai centri storici e ai musei disseminati nei Comuni del Parco sono solo alcuni dei modi di vivere il Parco. Non mancano poi i percorsi da seguire per degustare le prelibatezze che il parco offre.

    Nel portale dell'Ente Parco sono riportati sentieri fruibili e la mappa del Parco