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Francesco di Giorgio Martini

Difficoltà media
Un genio a corte
Francesco di Giorgio Martini, (Siena, 1439 – Siena, 29 novembre 1501) fu essenzialmente “ingegniarius”, termine che, nel Rinascimento, identificava un abile tecnico ed un umanista che poteva assumere, all’occorrenza, le vesti dell’inventore e del trattatista.

Nonostante le sue qualità di pittore e scultore e la sua sapienza inventiva nella progettazione di macchine belliche, Francesco di Giorgio è ricordato soprattutto per le sue doti di architetto, qualità che furono messe a disposizione del duca di Urbino Federico da Montefeltro. Grazie a questo sodalizio Francesco di Giorgio lasciò in territorio marchigiano mirabili realizzazioni di architettura civile, religiosa e militare.

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Target: Leisure

Le tappe dell'itinerario

  • Monte Cerignone
    0541978522
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Monte Cerignone
    Monte Cerignone sorge all'inizio dell'alta valle del Conca, su uno sperone di roccia, alle falde del Monte Faggiola.

    Il paese è formato da un piccolo borgo adagiato a livello del fiume e da un castello che si eleva su di un costone tufaceo. È quest'ultimo che merita una visita per le pittoresche stradette lastricate che salgono fino al fabbricato dell'antica rocca, eretta nel sec. XII dai primi conti di Montefeltro e rifatta in parte ricostruire da Francesco di Giorgio Martini sul finire del sec. XV.

    Si possono visitare la chiesa di Santa Caterina, edificata dai Cavalieri di Malta e la chiesa di Santa Maria del Soccorso, dove si trovano una Madonna in trono e due dipinti attribuiti a Bartolomeo Vivarini, artista di cui è conservato un “Ecce Homo” nella chiesa di San Biagio.

    Risalendo il Monte Faggiola si raggiunge il Santuario di Santa Maria in Recluso, per la cui costruzione si utilizzarono i materiali dell’antico tempio dedicato a Giunone, mentre risalendo il sentiero che ha inizio nella piazza e che attraversa un boscoo di lecci si giunge a Villagrande di Montecopiolo.

    Da non perdere la rievocazione storica Mons Cerignonis che nel mese di luglio di ogni anno anima il castello con il corteo, il palio dell’uovo e molto altro.

  • La Rocca
    0541 978522 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: La Rocca
    Montecerignone fu importante centro sin dai tempi del dominio malatestiano, durante il quale, oltre al consolidamento della Rocca, vennero anche ampliate le mura.
    Col passaggio ai Montefeltro dopo la sconfitta dei Malatesta (1464), si ebbero interventi di ristrutturazione della Rocca, forse su progetto di Francesco di Giorgio Martini.
    L'edificio si presenta oggi come un corpo compatto, al di sopra dell'antico castello.
    La Rocca è strutturata su tre piani; il sotterraneo è costituito da un ampio salone con volta a botte, in mattoni, ed una pavimentazione in cotto. Dal sotterraneo si raggiunge l’atrio del primo piano, attraverso una scala interna in pietra o attraverso la gradinata esterna; dal loggiato si accede ad una attrezzata sala per conferenze, con volte a crociera, e ad una cucina spaziosa. Un delizioso giardino pensile, dominato dal busto di Uguccione della Faggiola, chiude armonicamente lo spazio del primo piano.
    Il piano nobile è costituito da un salone per ricevimenti o conferenze; finestre rinascimentali con sedute laterali in pietra illuminano la sala durante il giorno, con una splendida vista sul monte Carpegna, su piazza Begni e sulla valle del fiume Conca. 
    La rocca di Montecerignone può essere affittata per ogni tipo di evento.
  • Sassocorvaro

    Sassocorvaro si erge su un colle che domina la valle del fiume Foglia. Tra Sassocorvaro e la sua frazione di Mercatale si estende un lago artificiale, chiuso da una diga, che porta il nome della suddetta frazione. Il centro storico, ancora cinto da mura, conserva le tre originarie porte d’accesso e un torrione di vedetta quadrangolare.
    Il borgo è dominato dalla possente Rocca Ubaldinesca (1475), dalla singolare struttura zoomorfa a forma di testuggine, posta a guardia della Valle del Foglia. Fu costruita da Francesco di Giorgio Martini (1439 - 1502), nei primi anni del suo servizio come architetto ed ingegnere militare del duca Federico da Montefeltro. La fortezza appartenne comunque a Ottaviano degli Ubaldini, fratellastro del duca. Essa fungeva da edificio residenziale e al tempo stesso da roccaforte. È il primo esempio di fortificazione studiato per opporsi all'arma nuova di quel tempo, la bombarda. Essa è sede di una Pinacoteca, allestita in alcuni ambienti del '400, la quale conserva numerosi dipinti che vanno dal XIV al XVIII secolo. Inoltre questa rocca fu la sede del salvataggio di oltre 10.000 capolavori d'arte provenienti da molte città, (tra cui la Tempesta del Giorgione, la Città ideale e molte altre opere di famosi artisti tra cui Raffaello Sanzio, Piero della Francesca, Carlo Crivelli, Tiziano, Lorenzo Lotto, Paolo Uccello, Andrea Mantegna) che furono nascoste negli anni 1943-1944 per evitare che fossero trafugate dai nazisti in fuga verso la Germania. Il Museo Arca dell’Arte occupa gli spazi del piano nobile della Rocca. È un museo didattico nato per ricordare lo straordinario episodio accaduto a Sassocorvaro durante la Seconda Guerra Mondiale e si articola in più sezioni: Museo dell’ArcaArte in assetto di guerra e Arte in pericolo. In quattro sale sono documentate sistematicamente tutte le opere d’arte che qui trovarono rifugio e salvezza e sono esposte le riproduzioni, in grandezza reale, di un numero considerevole fra le opere salvate. A ricordo dello storico avvenimento è organizzato ogni anno nel teatrino della Rocca, il Premio Rotondi (dal nome del soprintendente ideatore dell’iniziativa) assegnato a quei personaggi che, con slancio e passione, si sono impegnati nel salvataggio di opere d'arte.
    Presso Palazzo Battelli, antica residenza della famiglia che ha dato i natali a mons. Giovanni Cristoforo Battelli (1658 - 1725), è allestito il Museo della Civiltà contadina. La raccolta, costituita nel 1980, è essenzialmente un museo didattico: gli oggetti e gli attrezzi sono stati ordinati secondo le funzioni alle quali essi erano adibiti (cucina, camera da letto, stanza della filatura, magazzino per attrezzi e cantina). Nel centro storico merita una visita anche la Collegiata di S.Giovanni Battista, che custodisce affreschi del XIV e XV secolo e bassorilievi rinascimentali.

    Il comune di Sassocorvaro è entrato a far parte del comune sparso di Sassocorvaro Auditore il 1º gennaio 2019.

  • Rocca Ubaldinesca
    0722.76177
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Rocca Ubaldinesca
    La Rocca Ubaldinesca è un impressionante capolavoro di archiettura militare del Quattrocento, opera di Francesco di Giorgio Martini. L'esterno è costituito da una compatta massa in pietra e mattoni, sinuosa e fortemente scarpata per rendere difficili gli eventuali assalti nemici. Quattro torrioni sporgono sui lati lunghi, uniti da brevi tratti di mura.
    Vi si svolge il premio dedicato a Pasquale Rotondi, in ricordo dell'importante operazione di salvaguardia di opere da lui operata durante la seconda guerra mondiale quando trasferì nella fortezza circa 10.000 capolavori dell'arte italiana.
  • Urbino città UNESCO e patria di Raffaello
    0722.3091
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Urbino città UNESCO e patria di Raffaello

    Urbino è uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano, di cui ancora oggi conserva appieno l'eredità architettonica; dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell'umanità UNESCO. È sede di una delle più antiche ed importanti università d'Europa, fondata nel 1506.

    COSA VEDERE
    Palazzo Ducale è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell'intero Rinascimento italiano. "Palazzo in forma di città" lo definì Baldassarre Castiglione, impressionato dalla reggia dove dimorò Federico da Montefeltro. Il palazzo, caratteristico per i suoi torricini, è sede della Galleria Nazionale delle Marche: la splendida cornice architettonica degli interni, creati dal Laurana, ospita una delle più belle ed importanti collezioni d'arte del Rinascimento italiano.
    Sono presenti splendide pitture di artisti quali Raffaello, Piero della Francesca, di cui spicca la famosa Flagellazione di Cristo, Paolo Uccello, Tiziano e Melozzo da Forlì.
    Lo studiolo del duca Federico, all’interno del Palazzo, custodisce un pregevole soffitto a cassettoni ed è rivestito nella fascia inferiore di legni intarsiati da Baccio Pontelli su disegni di Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante

    Tra gli edifici di architettura civile e religiosa si segnalano: la Casa Museo di Raffaello Sanzio, dove visse il celebre pittore; il Duomo realizzato in stile neoclassico, che contiene alcune tele di Federico Barocci, e l'annesso Museo Diocesano Albani; il Teatro Sanzio, sorto verso la metà del XIX secolo, sul bastione della Rampa elicoidale; l’Oratorio di San Giovanni, dove è possibile ammirare un imponente ciclo d'affreschi realizzati dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche tra il 1415 e il 1416; l’Oratorio di San Giuseppe, dove è conservato il complesso scultoreo raffigurante la Natività di Cristo, opera di Federico Brandani e pregevoli decorazioni ed opere d'arte nella prima metà del XVIII secolo, grazie alle committenze e alle donazioni di vari membri della famiglia Albani; il Mausoleo dei Duchi, che fa parte di un complesso conventuale a cui è annesso il cimitero cittadino, è situato poco fuori della cinta muraria della città, venne realizzato, probabilmente, da Francesco di Giorgio Martini nella seconda metà del XV secolo per volere del duca Federico III da Montefeltro, per ospitare la propria tomba e quelle dei suoi successori, ovvero Guidobaldo I Da Montefeltro, ultimo duca della dinastia; il collegio Raffaello, istituito per volere di Papa Clemente XI agli inizi del XVIII secolo, che ospita la sala del consiglio comunale, alcuni uffici della Prefettura e il museo del Gabinetto di Fisica dell'Università; la Fortezza Albornoz, realizzata nella seconda metà del XIV secolo per volontà del cardinale Egidio Alvares de Albornoz.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Tra le specialità locali, rinomata è la "Casciotta d'Urbino", riconosciuto prodotto DOP: si tratta di un formaggio a pasta semicruda da tavola, realizzato sin dall'antichità. Gustosissima è anche la crescia urbinate, definita anche crescia sfogliata, una sorta di focaccia che si mangia calda con salsiccia, erbe di campo, prosciutto, lonza o formaggio.

    Gli eventi di maggior rilievo che hanno luogo a Urbino durante l’anno sono il Festival di Musica Antica (luglio), la Festa del Duca (agosto) e la Festa dell’Aquilone (settembre).

  • Palazzo Ducale
    0722 2760
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Palazzo Ducale

    Federico da Montefeltro, valoroso capitano di ventura e illuminato mecenate, signore del Ducato dal 1444 al 1482, volle la realizzazione di quella che ancora oggi è considerata una delle più belle opere del Rinascimento: il Palazzo Ducale di Urbino. Nonostante la scarsità di documenti che attestino la nascita e lo sviluppo di questa maestosa costruzione, è riconosciuto dagli studiosi che vi parteciparono alcuni fra gli artisti più grandi dell'epoca. Fra le innumerevoli maestranze che furono impiegate per la costruzione, spiccano i nomi di tre architetti: il fiorentino Maso di Bartolomeo, il dalmata Luciano Laurana, il senese Francesco di Giorgio Martini e di diversi decoratori e artisti che resero il palazzo della città di Urbino un punto focale del Rinascimento Italiano. Il Palazzo Ducale ebbe diverse fasi di sviluppo; il nucleo più antico, (conosciuto come l'appartamento della Jole) fu edificato per volontà del conte Guidantonio, padre di Federico. Si affaccia con il suo lato lungo su piazza del Rinascimento ed è stato il punto di partenza per l'ampliamento e l'assetto successivo del palazzo. A Luciano Laurana si devono la facciata con i suggestivi torricini, lo studiolo, e numerosi ambienti del piano nobile. Intorno al 1474, l'architetto senese Francesco Di Giorgio Martini sostituì Laurana nell'ultimazione delle parti incompiute e progettò il complesso impianto idrico, all'avanguardia per l'epoca. Con l'architetto senese, il Palazzo conobbe il suo massimo splendore. Durante il XVI secolo, con la successione della famiglia Della Rovere ai Montefeltro, il palazzo subì ulteriori ampliamenti con l'aggiunta del secondo piano nobile.
    Il Palazzo Ducale di Urbino ospita la Galleria Nazionale delle Marche.

  • Piero della Francesca - La Flagellazione
    Il Mecenate di Urbino, il duca Federico da Montefeltro ampliò la vecchia dimora medievale, trasformandola da castello fortificato a città palazzo. I lavori di costruzione del Palazzo Ducale di Urbino, iniziati nel 1445, vennero eseguiti da Luciano Laurana, da Francesco di Giorgio Martini e da Girolamo Genga. Il Duca Federico da Montefeltro colto ed illuminato, mecenate e condottiero valoroso fece del suo Palazzo la culla dell’arte italiana, chiamando alla sua corte gli artisti più illustri del tempo: Piero della Francesca, Paolo Uccello, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, Giusto di Gand e Pedro Berruguete, scrittori come Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo e Ottaviano Fregoso, architetti come Leon Battista Alberti e Baccio Pontelli, filosofi, matematici come Luca Pacioli e Paulus von Middelburg, poeti come Bernardo e Torquato Tasso e musicisti come Ottaviano Petrucci da Fossombrone.
    La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, realizzata tra il 1444 e il 1469, è uno dei capolavori custoditi all'interno del Palazzo Ducale.  La scena si svolge all’interno di un’architettura classica e rinascimentale, con la scacchiera del pavimento e i cassettoni del soffitto che contribuiscono a dare l’impressione della profondità. Infatti, la tavoletta nonostante le sue dimensioni ridotte, mostra grandi spazi grazie all’applicazione magistrale della prospettiva. La luce proviene da due punti differenti, da sinistra e da destra, e illumina anche il riquadro del soffitto sotto cui è collocato il Cristo; la forza straordinaria dell'arte di Piero sta propriamente nell'avere connaturato il colore, che in lui è immediatamente luce, con la forma, fino a fargli assumere valore plastico. Tutta la scena è bloccata e immobile e tale impressione è accentuata dall’uso di una luce chiara e diffusa che deriva dall’angelico ma non ha più alcun valore religioso. La composizione è molto equilibrata: all’ambiente chiuso di sinistra corrisponde a destra un ambiente aperto; agli uomini attorno a Cristo corrispondono quelli in primo piano che con molta probabilità sono il cardinale Bessarione, Buonconte da Montefeltro e Giovanni Bacci, caratterizzati da una gestualità “congelata”in una specie di vitalità sospesa. La tavoletta molto probabilmente era stata inviata in dono a Federico da Montefeltro per convincerlo ad appoggiare la crociata propugnata da papa Pio II Piccolòmini nel 1459 e caldeggiata dallo stesso Bessarione per liberare Costantinopoli dai Turchi. Questo giustifica la presenza del giovane Buonconte da Montefeltro rappresentato scalzo e pallido, come se già fosse morto. Il ragazzo infatti era morto di peste nel 1458. Le sue sofferenza vengono paragonate a quelle di Cristo flagellato, di cui richiama la posa e di conseguenza anche quelle dei cristiani orientali.
    Per ulteriori informazioni:
    www.artimarche.beniculturali.it/index.php/galleria-nazionale-delle-marche
    http://www.montefeltroveduterinascimentali.eu/
  • Chiesa e Convento di S. Bernardino
    0722 369559
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa e Convento di S. Bernardino

    La Chiesa di San Bernardino, eretta alla fine del Quattrocento, sorge sul colle di San Donato, nella zona delle Cesane, a circa due chilometri dal centro storico.

    La tradizione attribuisce la costruzione a Donato Bramante, tuttavia il disegno dell’edificio sarebbe da attribuire a Francesco di Giorgio Martini: soprattutto all’esterno, la chiesa rivela infatti la mano dell'architetto senese, sia nelle linee generali sia negli elementi architettonici particolari. La chiesa, di eccezionale ampiezza per quei tempi, concepita come il mausoleo di Federico da Montefeltro e della sua famiglia, all’interno ricorda volutamente, grazie alle tre absidi e alle quattro colonne agli angoli della crociera, le tombe antiche. 

    Nelle vicinanze dell’ingresso si fronteggiano i due sarcofagi barocchi in marmo di Federico da Montefeltro e del figlio Guidobaldo. Fino al 1810, la chiesa conservava la bella Pala Montefeltro, di Piero della Francesca, poi trasferita a Milano nella Pinacoteca di Brera.


  • Ex Monastero di Santa Chiara
    0722 309602-222 (Assessorato a
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Ex Monastero di Santa Chiara

    Il Monastero di Santa Chiara è l'antico monastero delle monache clarisse di Urbino. Si tratta di uno dei principali monumenti cittadini ed uno dei massimi esempi di architettura rinascimentale. Attualmente è sede dell'Istituto superiore per le industrie artistiche di Urbino.  Fu costruito nel 1420 per ospitare il Conservatorio delle donne vedove; nel 1456 ricevette la regola dell'osservanza di Santa Chiara da Papa Callisto III per intercessione del duca Federico III da Montefeltro. Nel 1457 vi si ritirò in clausura la prima moglie del duca Federico III, Gentile Brancaleoni, e nel 1472 vi fu sepolta la seconda moglie del duca, Battista Sforza. Nel 1482 anche Elisabetta da Montefeltro, una delle figlie del duca Federico III, si ritirò in questo monastero, dopo la morte del marito Roberto Malatesta; dopo alcuni anni divenne suora e con la sua dote avviò la ristrutturazione del monastero, su progetto dell'architetto senese Francesco di Giorgio Martini, rimasto incompiuto per le sfavorevoli contingenze storiche. Successivamente i Della Rovere intervennero sulla chiesa conventuale tra XVI e XVII secolo; dal 1538 divenne il Mausoleo ducale con la sepoltura del duca Francesco Maria I Della Rovere, della moglie Eleonora Gonzaga, del figlio, il cardinale Giulio Della Rovere, della nuora Giulia Varano e della nipote Eleonora o Lavinia Della Rovere. Nel 1864 la struttura fu confiscata dal Comune, che la destinò a Istituto di educazione femminile, destinazione che mantenne fino al 1904 quando vi fu istituito l'ospedale civile. Negli anni settanta l'ospedale venne trasferito in un nuovo fabbricato, nella periferia della città, e così l'ex-monastero divenne sede dell'Istituto superiore per le industrie artistiche (ISIA).

  • Palazzo Ducale
    0722/313151
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Palazzo Ducale

    A Casteldurante - l'odierna Urbania - esisteva un complesso fortificato (rocca-abitazione) eretto dai Brancaleone ed ubicato lungo l'ansa settentrionale del fiume Metauro. Cacciati i Brancaleone, Federico da Montefeltro intraprese i lavori per modificare radicalmente tale residenza fortificata, trasformandola in parte in un vero e proprio Palazzo Ducale, per opera di Francesco di Giorgio Martini. L'edificio subì successivi interventi ad opera di Gerolamo Genga e fu la sede prediletta dell'ultimo duca d'Urbino, Francesco Maria II Della Rovere. Attualmente le sue sale e saloni ospitano le raccolte librarie e d'arte della Biblioteca Comunale, della Pinacoteca e del Museo civico di cui fanno parte due preziosi globi del Mercatore (sfera terrestre del 1541 e sfera celeste del 1551), l'Archivio comunale e il Museo di storia dell'agricoltura e dell'artigianato. 

     

  • Rocca e Torrione
    0721 780731 (Uff Cultura); Iat
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Rocca e Torrione

    Episodio di rilievo dell’architettura martiniana per la complessità dell'intervento e per la qualità formale raggiunta, è la Rocca, costruita da Francesco di Giorgio nel 1481, per volere di Federico II di Urbino e distrutta nel 1502 dal figlio di questi, Guidobaldo affinché Cesare Borgia, il Duca Valentino, non se ne impadronisse.
    Originariamente  di forma romboidale con torri circolari lungo il perimetro e un alto mastio, oggi la Rocca sopravvive nell’imponente torrione di testa, percorso da un giro di caditoie e dalla pianta vagamente ellittica.
    In origine la fortezza, ubicata sul colle dei Cappuccini, costituiva un complesso sistema difensivo formato dal torrione a pianta ellittica nel centro della città e da un lungo cunicolo sotterraneo, il ‘soccorso coverto’ recentemente restaurato, che collegava i due edifici. Della struttura difensiva martiniana rimane integro il solo Torrione al cui interno è allestito il Centro di scultura contemporanea voluto e ispirato dall’artista cagliese Eliseo Mattiacci.

  • Fossombrone
    0721 7231; 0721 723263
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Fossombrone

    Fossombrone è un'antica cittadina di origini romane posta nella media valle del Metauro, lungo il percorso dell'antica Flaminia. Sorge poco più a monte della piana fluviale dove si estendeva l'abitato di Forum Sempronii, così forse denominato dal tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco quando sorse in applicazione della lex Sempronia (attorno al 130 a.C.). Testimonianza dell'epoca è il parco archeologico di Forum Sempronii.

    COSA VISITARE
    Tra gli edifici di architettura religiosa si segnalano la Chiesa di San Filippo, la trecentesca Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di San Francesco e la Cattedrale dalla facciata neoclassica.
    Nel centro storico spiccano alcuni palazzi: la Corte Bassa, residenza dei Duchi di Urbino, la Corte Alta, detto anche Palazzo Ducale ampliato da Francesco Di Giorgio Martini nel 1466-1470, che oggi custodisce la Pinacoteca Civica e il Museo Civico “Augusto Venarucci”, che contiene reperti relativi alla preistoria, alla cultura subappenninica e picena e un’ampia sezione dedicata alla romana Forum Sempronii; il cinquecentesco Palazzo Cattabeni, Palazzo Dedi, caratterizzato da una facciata in bugnato piatto, e il Palazzo Comunale.

    Nella Cittadella fortificata che domina la città ci sono i resti dell'antica Rocca Malatestiana, a pianta pentagonale, nel cui cortile sorge la Chiesa di S. Aldebrando. Lungo Via Pergamino, in direzione di Urbino, si trova Palazzo Pergamini-Negri, dove è custodita la Quadreria Cesarini, che comprende oltre 60 dipinti e realizzazione grafiche di Anselmo Bucci, oltre che opere d’arte moderna e contemporanea.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Tra le prelibatezze di Fossomobrone ricordiamo le ciambelle di Pasqua, il coniglio in porchetta e la crescia sfogliata.
    A Marzo si tiene la Mostra Mercato del Tartufo Bianchetto, organizzata dall’Associazione Tartufai di Fossombrone; a Maggio si svolge invece la Rievocazione Storica Rinascimentale "Trionfo del Carnevale".

  • Rocca
    0721 7231 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Rocca Malatestiana

    La Rocca, situata alla sommità del colle di Sant’Aldebrando, nella cittadella che domina l’abitato di Fossombrone, costituiva uno dei caposaldi del sistema fortificatorio del ducato di Urbino, a controllo della media valle del Metauro e della via Flaminia.
    La rocca assunse l’assetto definitivo a partire dal 1444, quando il feudo passò sotto il dominio di Federico da Montefeltro. Per adeguarsi alle esigenze militari e alle nuove tecniche difensive conseguenti all’uso delle armi da fuoco, la Rocca fu trasformata da Francesco di Giorgio Martini in una fortificazione articolata e complessa.
    Della struttura martiniana rimangono le mura perimetrali con i tre torrioni ed il mastio.
    Smantellata nel 1502, in seguito alla guerra contro il Valentino, la rocca cadde in rovina e tra le sue mura venne successivamente eretta la chiesetta di S. Aldebrando.

  • Rocca di Frontone
    3534109466
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Rocca di Frontone
    La Rocca ricorda, nella forma, una nave dotata di prua.
    L’assetto attuale è il risultato, tuttavia, di numerose modifiche subite nel corso dei secoli. Peculiare è il suo puntone triangolare scarpato, che ricorda la rocca di San Leo: per questo è stato ipotizzato che anche qui i lavori di potenziamento del sistema difensivo del castello siano stati realizzati dal Martini.
    Ospita al suo interno la Raccolta di arte sacra proveniente dalla vicina Chiesa della Madonna del Soccorso.

    La Rocca è anche una location da fiaba per la celebrazione del proprio matrimonio.
  • Mondavio
    0721 977758
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Mondavio

    Adagiato su una collina a 280 mt. sul livello del mare, fra le valli dei fiumi Metauro e Cesano, con vedute che si dispiegano fra l’Adriatico e l’Appennino, Mondavio vanta un centro storico fra i meglio conservati delle Marche. Ancora oggi il borgo è racchiuso in una cinta muraria che si estende per 780 metri di lunghezza e rientra tra "I Borghi più belli d'Italia", “Paesi Bandiera Arancione”.

    La Rocca è il principale monumento di Mondavio: commissionata da Giovanni della Rovere, insieme ad altre rocche del ducato, all'architetto senese Francesco di Giorgio Martini e costruita tra il 1482 e il 1492. Non avendo mai subito attacchi è ancora in ottimo stato. Il mastio ad otto facce domina la maestosa fortezza e si collega ad un camminamento, protetto da un torrioncino, che porta ad una massiccia torre semi-circolare, unita con un ponte al rivellino d'ingresso. Il progetto originale prevedeva verso ovest un ulteriore torrione rotondeggiante che non fu mai realizzato. Le sale interne conservano ancora, per la maggior parte, la pianta originale; oggi è sede del "Museo di Rievocazione storica e armeria", con manichini in costume e armi dal '400 al '700. Nel fossato della Rocca è stato allestito il parco di "macchine da guerra" di Francesco di Giorgio Martini, con fedeli ricostruzioni in dimensione reale di catapulte, trabucchi, bombarde e altre macchine da assedio. 

    Oltre alla rocca, il centro storico custodisce altri monumenti di rilievo: il Palazzo dei Malatesta, la Chiesa di San Francesco, il Palazzo Municipale, la Collegiata dei Ss. Pietro e Paterniano, il trecentesco Palazzo della Comunanza, l'antico istituto che amministrava i beni della comunità e il Teatro Apollo, realizzato alla metà del Settecento sui resti di una chiesa quattrocentesca. Nell'ex convento di San Francesco è ospitato il Museo Civico, che conserva interessanti testimonianze d'arte e di storia e il dipinto “Madonna in trono col Bambino e due donatori; Crocifissione” (1390-1400 ca.) di Olivuccio di Ciccarello da Camerino.

    Piatto tipico del luogo sono i tacconi, una pasta fatta con farina di fave. Alla metà di agosto imperdibile è la "Caccia al Cinghiale", che rievoca l'arrivo a Mondavio di Giovanni della Rovere e dei Dignitari del Ducato di Urbino, per la presa di possesso del Vicariato avuto in dono da Papa Sisto IV in occasione delle sue nozze con Giovanna, figlia di Federico di Montefeltro. Il programma inizia il 13 agosto con un sontuoso banchetto rinascimentale, e termina il 15 con cortei, giochi e scene vita rinascimentale, spettacoli pirotecnici, nella cornice della Rocca Roveresca. Animatore della festa è il Gruppo Arcieri Storici di Mondavio.

  • Rocca Roveresca
    0721.977758
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Rocca Roveresca

    Lungo la vallata del Cesano si trova l'imponente Rocca di Mondavio, sorta su una precedente costruzione per volere di Giovanni della Rovere.
    Francesco di Giorgio Martini, lasciandola incompiuta, vi lavorò dal 1488 al 1501 anno della sua morte. Notevole è il mastio su base poligonale, con il tipico giro di caditoie e merli. Insieme al mastio, torri e torrioni avevano la funzione di offrire prospettive sfuggenti ai micidiali colpi di bombarda, invece di contrastarli con grosse muraglie come si era fatto fino ad allora. Questo ingegnoso apparato rimase tuttavia inutilizzato, dato che dalla rocca non partì e non arrivò mai alcun colpo di bombarda.
    Il museo, ubicato all’ interno, si articola in due sezioni dedicate rispettivamente alle armi antiche e alla rievocazione storica della vita del castello in età rinascimentale. L’allestimento di diverse ambientazioni della rocca con statue di cera, offre, soprattutto ai più piccoli, un divertente spaccato dell’epoca rinascimentale. È possibile inoltre visitare le antiche prigioni, la sala del forno, il deposito delle munizioni e la stalla.

  • Jesi città di Federico II, di G.B. Pergolesi e del Verdicchio
    0731 538420 - 0731.5381
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Jesi città di Federico II, di G.B. Pergolesi e del Verdicchio

    Jesi è situata nella valle bassa del fiume Esino ed è la città più importante della Vallesina. È la terza maggiore città della provincia di Ancona, dopo il capoluogo e Senigallia.
    Nel1969 è stata segnalata dall'UNESCO come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.

    COSA VISITARE
    La cinta muraria, perfettamente conservata, fu edificata sul precedente tracciato romano tra il XIII e il XIV secolo. Dotata di porte, torrioni quadrati, poligonali e cilindrici e cortine coronate da beccatelli, fu ampliata dal grande architetto militare Baccio Pontelli nel Quattrocento.

    In Piazza Federico II, l’area dell’antico foro romano, dove nacque l’imperatore Federico II di Svevia il 26 dicembre 1194, si erge la Cattedrale di San Settimio.
    Nei pressi sono situati l’ex chiesa di San Floriano, ora adibita a Teatro Studio, e il Museo Diocesano, allestito all'interno di Palazzo Ripanti.

    In Piazza Ghislieri si trova il Museo Federico II Stupor Mundi, primo grande museo multimediale dedicato alla figura dell'imperatore di Svevia, che attraverso sedici sale tematiche racconta la vita e le gesta di Federico II.

    In Piazza Colocci, si erge il Palazzo della Signoria, della fine del sec. XV, capolavoro di architettura civile rinascimentale, progettato da Francesco di Giorgio Martini, che ospita la Biblioteca Planettiana e l’Archivio storico comunale.
    Notevole è la Sala Maggiore, con soffitto ligneo del ‘500 e antica scaffalatura del ‘700 proveniente da Palazzo Pianetti Vecchio di via Valle, oggi sede dello Studio per le Arti della Stampa.

    In Piazza della Repubblica prospetta il Teatro Pergolesi, originariamente denominato “della Concordia”, edificato tra il 1790 e il 1798. e dedicato al noto compositore Giovan Battista Pergolesi, nato a Jesi nel 1710.
    Nella parallela di Corso Matteotti, in via XV Settembre, si erge Palazzo Pianetti (sec. XVIII), con giardino all’italiana, sede della Pinacoteca Civica, che vanta un consistente gruppo di opere di Lorenzo Lotto e una magnifica Galleria a stucchi Rococò.
    Degna di nota è la Chiesa di San Nicolò, lungo Corso Matteotti, la più antica di cui si conservi memoria scritta, di origine romanica ma rimodellata in forme gotiche.
    Fuori dalla cinta muraria sorge la Chiesa benedettina di San Marco, del sec. XIII, in stile gotico.

    TIPICITÀ ED EVENTI
    Il prodotto tipico della zona è il vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei vini DOC più famosi e conosciuti delle Marche; il vino Verdicchio Castelli di Jesi Riserva è anche riconosciuto DOCG.
    Tra i vini rossi si segnala il vino Doc Lacrima di Morro d’Alba, prodotto nel territorio del comune di Morro d’Alba .
    Un vino tradizionale dello jesino è il vino di visciola, bevanda alcolica, dolce e aromatizzata, ottenuta da ciliegie selvatiche fatte fermentare nel vino rosso.

    La lonza di fico, una leccornia di fichi essiccati, noci, mandorle e sapa, è una golosa specialità locale.
    L’Enoteca Regionale, ubicata presso Palazzo Pianetti, è un centro di promozione e degustazione di vini tipici e delle prelibatezze della zona; nello stesso Palazzo ha sede Italcook, una scuola italiana di cucina.

    Tra gli eventi di rilievo che hanno luogo a Jesi durante l’anno si segnalano: il Monsano Folk Festival in agosto, il Festival Pergolesi Spontini in autunno, la Fiera di San Settimio a settembre e la rievocazione storica del Palio di San Floriano, la prima settimana di maggio, in occasione del quale la città si tuffa nel medioevo e nel pomeriggio del Palio stesso, con l'annuncio dell’araldo banditore, si dà il via ad un ricchissimo calendario di appuntamenti con la storia.

  • Palazzo della Signoria
    0731 538345
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Palazzo della Signoria
    Mirabile esempio di architettura civile è il Palazzo della Signoria eretto, su progetto di Francesco di Giorgio Martini, fra il 1486 ed il 1498.
    Legato alle forme del Rinascimento toscano, ha pianta quadrangolare e tre piani sottolineati da cornici aggettanti. Innovative sono le belle finestre a croce guelfa, mentre, durante la costruzione, rispetto al progetto iniziale elaborato dal Martini, furono modificati la torre ed il cortile. 
    Il palazzo è attualmente sede della biblioteca comunale, dell'archivio storico comunale e di altri 17 archivi e conserva anche il prezioso fondo donato dalla famiglia Pianetti al Comune agli inizi del XX secolo; i manoscritti conservati sono oltre 800. 
    In biblioteca sono anche presenti due globi della seconda metà del XVII secolo, di oltre 3 metri di circonferenza realizzati dal cosmografo Vincenzo Coronelli.