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Dalla Riviera delle Palme all'Appennino

Difficoltà media
Le varietà di una zona favolosa

Con la sua immensa distesa di acqua e sabbia, la Riserva naturale regionale Sentina, a S. Benedetto del Tronto, è una rara testimonianza di ambiente palustre affacciato sul litorale Adriatico e ideale per tante attività all’aperto. Potrete camminare sulla lunga spiaggia selvaggia, fare birdwatching nei tanti punti di osservazione, pedalare tra i percorsi ciclopedonali e fotografare la Torre del Porto, antico punto d’avvistamento dei pirati.

Sarà poi il momento di tuffarvi nella movimentata S. Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno e cuore pulsante della Riviera delle Palme, dove fare una pedalata sul lungomare Bandiera Blu, lasciarsi trasportare dal Museo d’arte sul mare al Molo sud, importante esposizione all’aperto, gustare un buon brodetto alla Sambenedettese, tipico per l’aggiunta di peperoni e aceto, osservare acquari, anfore e crostacei al Museo del Mare Molo Nord e, infine, scoprire la Torre dei Gualtieri al Paese alto, dalla singolare pianta che ricorda lo scafo di una nave.

Respirerete aria salmastra anche nella vicina Grottammare, città dai mille scorci sull’Adriatico, dove salire col trenino fino al borgo antico e visitare così l’imponente chiesa di S. Lucia, eretta da Papa Sisto V, e affacciarvi sul terrazzino panoramico del Teatro dell’Arancio. Potrete concedervi una pausa alle tiepide vasche termali di S. Maria di Acquasanta Terme, dette ‘Lu Vurghe’, e poi una visita al Monastero di S. Benedetto in Valledacqua, oasi di spiritualità sull’Appennino.

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Target: Benessere
Stagionalità: Estate

Le tappe dell'itinerario

  • Riserva Naturale Regionale Sentina
    0735.794278/279
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Riserva Naturale Regionale Sentina

    Nata il 14 dicembre 2004, la Riserva Naturale Regionale Sentina è la più piccola area protetta marchigiana, ma con una grande valenza ambientale (Deliberazione di Consiglio n. 156). Un paesaggio di acqua e sabbia che si sviluppa per circa 180 ettari all'interno del Comune di San Benedetto del Tronto, tra l'abitato di Porto d'Ascoli a Nord e il fiume Tronto a Sud. La Sentina si estende su un’area sita immediatamente a nord della foce del fiume Tronto. Presenta una morfologia riconducibile ad un ambiente di fondovalle costiero, interamente caratterizzato da depositi alluvionali attuali e recenti (Olocene).  Per il particolare assetto naturale essa costituisce un sistema omogeneo di zone terrestri, fluviali e lacuali: un dolce paesaggio di acque e sabbia che si sviluppa lungo la costa per circa 1,7 Km.  Antiche testimonianze risalenti al 1600 ed al 1860 ricordano peraltro la presenza di un bacino lacustre che però, a causa di successive urbanizzazioni ed opere di bonifica, è gradualmente scomparso.  Ciò nonostante, gli studi ne testimoniano lo straordinario valore naturalistico e biogeografico.  La Sentina è costituita da ambienti unici come cordoni sabbiosi, zone umide retrodunali, e praterie salmastre che ospitano una ricca e peculiare flora ormai scomparsa in quasi tutto il litorale adriatico devastato dall'antropizzazione.

    Floristicamente sono infatti qui rinvenibili specie che nelle Marche risultano minacciate d'estinzione come Aster tripolium e Ammophila arenaria o vulnerabili come Crypsis aculeia, Sueda maritima, Eryngium maritimum e Medicago marina.  Notevole è l'importanza dell'area per l'avifauna migratoria, che trova nella Riserva l'unica possibilità di sosta costiera tra le aree umide del delta del Po e del Gargano.


    Ente Gestore
    Comune di San Benedetto del Tronto
    Viale De Gasperi, 124
    63074 San Benedetto del Tronto (AP)
    Tel. 0735 7941
    www.comunesbt.it

  • San Benedetto del Tronto
    Ufficio turismo: 0735.794587 -
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: San Benedetto del Tronto

    San Benedetto del Tronto è il comune litoraneo più meridionale delle Marche.
    Chiamata anche Riviera delle Palme, dicitura poi estesa anche alle località limitrofe della costa, richiama visitatori da ogni parte d’Italia e d’Europa; è una delle principali località turistiche delle Marche, grazie alle ampie spiagge sabbiose (Bandiera Blu 2018) incorniciate nell’affascinante sfondo delle palme e degli oleandri, in grado di evocare meravigliosi scenari esotici.

    OFFERTA TURISTICA BALNEARE
    Il Lungomare è costeggiato da lussureggianti giardini, una pineta, campi da tennis, una pista di pattinaggio e un edificio, la Palazzina Azzurra, storico locale della città, sulla foce del torrente Albula, che determina la fine del primo tratto, a sud del quale parte la zona più propriamente turistica, con stabilimenti balneari sulla spiaggia da un lato e ville e alberghi dall'altro lato della strada. 
    Ciò che rende le spiagge di San Benedetto del Tronto a misura di bambino sono la sabbia fine, adatta alla costruzione di castelli e a scavare buche, e i fondali bassi particolarmente indicati per immergersi con i braccioli o sopra un canottino. Da segnalare poi il Giardino Zio Marcello, situato di fronte alla spiaggia libera (tra le concessioni 36 e 37), una vasta area verde dotata di giochi per bambini. 
    Il Lungomare è inoltre caratterizzato dalla presenza di ben 8000 palme di varie specie e di numerose zone relax, giochi per bambini e giardini tematici, le oasi: giardino arido, giardino umido, giardino delle palme, giardino delle rose, giardino della macchia mediterranea. I materiali scelti sono compatibili con la nuova vocazione del lungomare, in modo da far apparire tali tratti come veri e propri spazi naturali sul mare, ove sostare per ammirare il panorama, o per l'accesso diretto alla spiaggia. 
    Un’ampia pista ciclabile costeggia ininterrottamente la spiaggia e prosegue senza interruzioni per oltre 15 km, fino a Cupra Marittima; a sud la pista arriva fino all’altezza di via del Mare a Porto d’Ascoli. 
    La cittadina è dotata di un porto turistico (Approdo Bandiera Blu 2018), un porto peschereccio e un mercato del pesce all’ingrosso tra i più importanti d’Italia.
    A nord della foce del fiume Tronto è situata la Riserva Naturale Sentina, che si caratterizza, oltre che per la migrazione dell'avifauna, per un tratto di spiaggia sabbiosa con retroterra non edificato. 


    COSA VISITARE
    San Benedetto del Tronto è da sempre strettamente legata al mare e alla tradizione della marineria. Il Polo Museale del Mare comprende il Museo della civiltà marinara delle Marche, il Museo delle Anfore, il Museo Ittico e l’Antiquarium Truentinum. La Pinacoteca del mare, inaugurata nell'aprile del 2009, anche se collocata nel cuore del vecchio abitato, è parte integrante del polo museale tematico dedicato al mare che l'Amministrazione Comunale ha allestito al Mercato Ittico. Interessante è il MAM, Museo d'Arte sul Mare, un museo permanente all'aperto, che si sviluppa lungo tutto il molo sud e ospita ben 145 opere d'arte, delle quali 135 sculture e 10 grandi murali. La città presenta un nucleo antico (il paese alto) a poca distanza dal mare, ai piedi del quale si sviluppa la marina, il borgo peschereccio sviluppatosi a partire dal Settecento. Il borgo antico è caratterizzato dalla trecentesca esagonale Torre dei Gualtieri; il torrione, che attraverso il suo orologio scandisce le ore della giornata, è il simbolo della città.
    Tra i siti di maggiore attrazione turistica ricordiamo: il Santuario della Madonna del Santissimo Sacramento, la Cattedrale di Santa Maria della Marina, la Chiesa di San Giuseppe, il Vescovado, la Palazzina Azzurra, il Teatro Comunale Concordia, il Faro.

    Il piatto tipico di San Benedetto del Tronto è il brodetto alla sambenedettese, una zuppa di pesce, con l'aggiunta di peperoni e aceto.

    Tra gli eventi più significativi che hanno luogo a San Benedetto del Tronto nel corso dell'anno ricordiamo: la mostra-mercato L'Antico e le Palme, che attira antiquari e collezionisti italiani ed esteri; la Festa della Madonna della Marina, che si svolge l'ultima domenica di luglio e consiste in una processione in mare con i pescherecci; il Premio Libero Bizzarri, uno dei concorsi più rinomati nel campo del cinema documentario a livello nazionale; Anghiò, il festival Internazionale del Pesce Azzurro.

  • Chiesa di S. Benedetto martire
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Benedetto martire
    Il primo insediamento risale all'XI secolo dove sorgeva l'antica pieve di San Benedetto sorta sul sepolcro di San Benedetto, patrono della città. Di questo vecchio edificio rimane ben poco, perchè, tra il 1775 e il 1778, venne modificato dall'architetto milanese Pietro Augustoni, il quale elaborò una chiesa in stile neoclassico, piuttosto semplice. Interamente in laterizio con facciata con cornici e paraste e timpano in pietra, all'interno spiccano i finestroni della navata adornati da artistiche vetrate policrome a mosaico che riproducono le simbologie dei sacramenti. Alla destra di chi entra si trova murata una lapide ritenuta da sempre una parte di quella posta sul sepolcro del martire Benedetto.  Nella chiesa sono conservate, oltre a reperti, epigrafi e lapidi, diverse altre opere: una pala del 1707 del pittore fermano Ubaldo Ricci relativa all'ultima cena, una pala della Madonna del Rosario del XVI secolo attribuita al pittore ascolano Nicola Antonio Monti e un'altra della Madonna del Carmelo, di anonimo, del XVIII secolo; inoltre il simulacro dell'Immacolata Concezione realizzata nel 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell'Ottocento e soprattutto l'altare di San Benedetto martire con reliquie del Santo.
  • Cattedrale della Madonna della Marina
    0735.586049
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cattedrale della Madonna della Marina

    Il progetto iniziale della cattedrale risale alla prima metà dell’Ottocento, opera dell’architetto bolognese Gaetano Ferri. Il protrarsi dei lavori per oltre un secolo (iniziati nel 1847) obbligarono a successivi interventi e modifiche progettuali, per far sì che risultasse essere un tempio adeguato alla costante crescita della popolazione del borgo marinaro. La chiesa fu aperta al pubblico nel 1908, benché i lavori non fossero ancora ultimati. Infatti solo nel nel dopoguerra si portarono a termine la gradinata esterna e la facciata in stile rinascimentale rivestita in travertino ascolano. Nel 1986 l'edificio è stato elevato a Cattedrale. Essa custodisce anche l'"Albo dei caduti civili del Mare", l'elenco dei marittimi sambenedettesi che nei secoli hanno perduto la vita sul lavoro.


    L'interno della chiesa è a tre navate, l'abside custodisce un recente affresco di 400 metri quadrati, opera dell'artista francescano padre Ugolino da Belluno, raffigurante le tradizioni marinare della città, assieme alla raffigurazione di Santi locali. La chiesa custodisce anche: un settecentesco dipinto della Vergine della Vittoria con bambino, reliquie dei martiri S. Urbica e S. Illuminato, un bassorilievo scolpito dall'artista Aldo Sergiacomi e un Battesimo di Gesù dell'artista Armando Marchegiani.

  • Chiesa di S. Giuseppe
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Giuseppe
    La chiesa è stata eretta al centro del centro storico nella zona del Mandracchio (il complesso di case di marittimi che sorgevano attorno alla retrostante via Laberinto) fra il 1870 e il 1880 dalla trasformazione di un precedente oratorio privato, su progetto dell'architetto ascolano Ignazio Cantalamessa. Nel 1958 la parrocchia è stata consegata ai Padri Sacramentini, presenti a San Benedetto già dal 1939 e custodi del Santuario dell'Adorazione, presente nel territorio della parrocchia.
    Il prospetto è in stile neoclassico ed è arricchito da elementi decorativi in laterizio e da un portale d'ingresso con timpani e fregi in pietra che si affaccia su piazza Matteotti. Nel corso dell'ultimo restauro, nel 1988, sono state realizzate dall'artista locale Marcello Sgattoni, le vetrate policrome.
    All'interno sono custodite le immagini della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier, una seicentesca Fuga in Egitto e la Sacra famiglia, opera del massimo pittore sambenedettese Armando Marchegiani.
    Foto: Facciata della Chiesa di S. Giuseppe Ph Cristiano Marchegiani
  • Chiesa di S. Lucia
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Lucia
    La chiesetta di Santa Lucia, sorge lungo la strada Panoramica, da cui è possibile godere di una vista stupenda sulla città. Si tratta di una piccola e suggestiva chiesetta rurale, a cui gli abitanti di San Benedetto sono molto dediti. L'edificio, nelle sue attuali e modeste forme architettoniche, venne fatto costruire nel 1776 da Bernardino Voltattorni, probabilmente sulle rovine di uno più antico, forse un tempio romano del locale forum o conciliabulum. E' da segnalare una lapide commemorativa accanto agli stemmi papale e lateranense. Il restauro del tempietto è opera del Circolo dei Sambenedettesi.
  • Museo della Civiltà Marinara delle Marche
    Il Museo si trova nel complesso del Mercato ittico all'ingrosso e fa parte di quel "Polo museale del Mare" che già comprende il Museo delle Anfore e l'Ittico "Capriotti", accolti nella stessa struttura portuale, e che si estende al Paese alto con la Pinacoteca del Mare ospitata a Palazzo Piacentini e che sta per essere completato con la sezione archeologica dell'Antiquarium (i lavori sono in fase di avvio). il Museo della Civiltà Marinara è organizzato per "unità narrative". Si parte da un cono sonoro che diffonde diversi rumori del mare (dalla bonaccia primaverile alla tempesta invernale).
  • San Benedetto del Tronto - Teatro San Filippo Neri
    347 0679640 - 347 0613570
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: San Benedetto del Tronto - Teatro San Filippo Neri
    ANNO DI COSTRUZIONE: 1960
    RESTAURATO: 2006

    LOCALIZZAZIONE:
    Periferia

    TIPOLOGIA STRUTTURA:
    Proprietà: Parrocchiale
    Gestione: Privata

    Forma organizzativa: Associazione

    SERVIZI:
    Biglietteria elettronica

    Accesso persone disabili
    Totale posti: 203
  • Grottammare
    0735 631087
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Grottammare

    Grottammare, la perla dell’Adriatico, è una località turistica della Riviera delle Palme celebrata da più di tre secoli per la bellezza del paesaggio, per le suggestive atmosfere di pace e di serenità, per le ricche memorie storiche e culturali che preserva e custodisce gelosamente come uno scrigno. L’ospitalità, la cura minuziosa del suo patrimonio architettonico ed un modello di crescita che ha conciliato armoniosamente il progresso urbano e il rispetto coscienzioso della natura e del mare, hanno consentito a Grottammare di ricevere importanti riconoscimenti, tra i quali spiccano la Bandiera Blu d’Europa, le Tre vele nella Guida Blu di Legambiente edita dal Touring Club Italiano e il diploma di Borghi più Belli d’Italia per il Vecchio Incasato, sulla parte collinare.

    OFFERTA TURISTICA BALNEARE
    La spiaggia, che si estende per cinque chilometri, è costeggiata da uno splendido lungomare ricco di palme, aranci ed oleandri, gioie di colori e profumi.
    Pedalando serenamente lungo la pista ciclo-pedonale che attraversa tutta la marina del paese, possiamo percorrere lontani dal traffico il Lungomare sud (Bandiera Blu 2018), impreziosito da fontane decorate e da originalissime rotonde che si protendono sulla spiaggia, per arrivare sul nuovo Lungomare nord (Bandiera Blu 2018) che, recentemente riqualificato, offre una splendida balconata verde sul mare. Uno spazio di sfogo e di svago per i bambini è rappresentato dalla Pineta dei Bersaglieri, che sorge davanti alle prime concessioni, venendo da sud. Una vasta area verde per riposarsi all’ombra o scorrazzare tra i suoi pini. Per intensi momenti di riflessione e di riposo basta stendersi sulle panchine di piazza Kursaal, nella parte nord della città, cuore ideale della marina. La piazza, lastricata in travertino, ornata da una fontana a raso e da pinete e palme, si affaccia direttamente sulla spiaggia per confluire nel Viale Marino, splendido nel suo genere, dove le palme e la pavimentazione in porfido e in marmo di carrara fanno da ideale cornice alle ville liberty costruite agli inizi del Novecento. Il viale prosegue, poi, nella bellissima pista ciclo-pedonale che si snoda tra gli scogli e il mare e consente di raggiungere l’ultima spiaggia a nord, un tratto molto ampio, libero ed ancora incontaminato.

    COSA VISITARE
    Come altri insediamenti di origine medievale, la marina di Grottammare è dominata dal Vecchio Incasato aggrappato alla collina che negli ultimi anni è stato oggetto di un meticoloso restauro. Tra i vicoli lastricati e antiche mura calcinate dal sole sorgono preziosi monumenti come la Chiesa di S. Agostino e la Chiesa di S. Lucia quest’ultima costruita sulla casa che diede i natali al papa Sisto V
    In Piazza Peretti, il cuore segreto del borgo che si apre su uno splendido loggiato panoramico, è possibile ammirare, inoltre, il Teatro dell’Arancio e la Chiesa di San Giovanni Battista, sede del Museo Sistino.
    Dal 2004, il Torrione della Battaglia, una fortificazione che risale al XVI secolo, è sede di un museo che conserva una prestigiosa collezione di opere dello sculture grottammarese Pericle Fazzini, autore della celebre Resurrezione nella Sala Nervi in Vaticano. Dal 2013, infine, nel nuovo Museo Il Tarpato dedicato a Giacomo Pomili detto “Il Tarpato” il visitatore può conoscere l’ampia ispirazione dell’artista, attraverso cinque stanze tematiche, dedicate alle opere d’esordio, alle leggende dipinte, alle tele religiose, ai quadri raffiguranti sensuali figure femminili e paesaggi. 

    Per offrire a cittadini e turisti occasioni di intrattenimento e di crescita, Grottammare è animata in ogni momento dell’anno da un’intensa vita culturale. Nei mesi estivi è possibile passeggiare lungo Corso Mazzini, l’arteria principale della città, tra mercatini, artisti di strada e cantastorie oppure ascoltare musica in Piazza Fazzini o ancora divertirsi con il grande Cabaret al Parco delle Rimembranze. Chi ama, invece, le atmosfere più romantiche e la quiete, può riscoprire la musica classica e la poesia nell’affascinante scenario del borgo medievale. E poi il cinema, l’arte, il teatro e tante altre opportunità di divertimento che non si limitano al periodo estivo ma proseguono nei mesi invernali, alternati a momenti di ricerca culturali, di confronto e di dibattito sulla letteratura, sulla politica, sulla filosofia, sulla storia dell’arte, sulla musica d’autore e su tante altre discipline.
    Tra gli eventi più significativi che hanno luogo a Grottammare ricordiamo: 

    • Cabaret amoremio! - Festival Internazionale dell'Umorismo (agosto),
    • Festival Liszt (luglio/agosto),
    • Juttenizie - passeggiata enogastronomica (agosto/settembre),
    • Presepe vivente (26 dicembre/1 e 6 gennaio).

    Grottammare ha ottenuto il riconoscimento Spiga Verde, grazie alle politiche da anni rivolte alla sostenibilità ambientale e, in particolare, al coinvolgimento attivo della cittadinanza a iniziative di sensibilizzazione nei confronti del territorio.

    Grottammare insomma è il luogo ideale per tutti coloro che desiderano trascorrere un periodo di pace tra mare e natura, senza rinunciare alla pienezza artistica che può offrire un territorio ricco di storia e di cultura.

  • Teatro dell'Arancio
    071 2075 880
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Teatro dell'Arancio

    Il teatro dell’Arancio è così denominato in ricordo della pianta che era collocata al centro della piazza antistante e custodita da un cittadino incaricato annualmente dal comune. Fu costruito, per volere delle classi dominanti della società, nell’ultimo decennio del ‘700 dall’architetto ticinese Pietro Maggi (1756-1817). La facciata del teatro è in mattoni a vista e si sviluppa su tre ordini di diversa altezza, sottolineati da cornici marcapiano e coronati da un alto cornicione. Il prospetto dell’edificio è concluso dalla torre civica.

    Al centro del secondo ordine, una profonda nicchia contenente una mostra sormontata da un piccolo timpano contiene la statua di Papa Sisto V, modellata dall’artista Stefano Interlenghi, per sottolineare il legame tra il papa e la sua terra natale. L’edificio venne certamente costruito sui resti di un edificio preesistente di epoca non accertata. Il teatro presenta un tetto a capanna con capriate a vista. All’interno della sala, la parete meridionale mostra dei lacerti di una decorazione a tempera. L’interno del teatro era costruito in legno ed era arredato molto accuratamente: presentava un palcoscenico, una platea e tre ordini di palchi lignei decorati.

    Purtroppo oggi non rimane più alcun resto degli arredi originari, in quanto, durante l’epidemia di spagnola, tra il 1916 e il 1918, mancando il legname per le bare, fu necessario prelevarlo dal teatro, chiuso precedentemente nel 1899 poiché inagibile. Venne riaperto nel 1908 e vi si svolse l’ultima stagione teatrale. Nel 2003, dopo quasi un secolo e un accurato restauro, l’edificio è tornato a essere agibile e la struttura è stata attrezzata come spazio espositivo.

  • Chiesa di S. Lucia
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Lucia

    La chiesa di Santa Lucia fu voluta dal Papa Sisto V, nativo di Grottammare, proprio sul luogo dove sorgeva la modesta abitazione della sua famiglia (famiglia Peretti) e fu dedicata alla patrona del suo giorno natale. Per far spazio alla nuova costruzione vennero abbattute numerose casupole.
    Il progetto iniziale venne affidato a Domenico Fontana, che era stato il progettista delle imponenti realizzazioni romane di Sisto V, e la costruzione venne avviata nell’aprile del 1590, ma dopo la morte del papa, nell’agosto dello stesso anno, il Fontana venne esonerato dall’incarico e i lavori si interruppero.
    I lavori vennero ripresi poi da Camilla Peretti, sorella del defunto pontefice, come testimoniato dalla scritta posta sull’architrave del portale d’ingresso. Molto probabilmente la chiesa venne costruita seguendo un progetto diverso da quello originario e venne terminata forse nel 1595, come fa supporre la data inpressa sulle due campane destinate alla chiesa. Nel 1597 la chiesa era certamente terminata perché venne elevata a collegiata dal Papa Clemente VIII.

    La facciata, orientata a est, si apre su una stretta piazza che insiste su tre archi, che fungono da sostegno, al di sotto dei quali si trovano dei lavatoi. Presenta uno stile sobrio ed essenziale, ispirato ai principi rigoristi dell’architettura tridentina. La struttura è un massiccio corpo squadrato dal quale emergono il tamburo ottagonale, che nasconde la cupola, e il campanile in laterizio, con due campane, a tre archi sovrapposti e coronamento curvilineo.
    La facciata presenta un paramento murario in laterizio, di colore uniforme, arricchito da elementi decorativi in travertino, come il cornicione di coronamento in pietra dentellata e la fascia marcapiano. È scandita verticalmente da quattro paraste che determinano tre partiture ed è caratterizzata dall’imponente portale d’ingresso con mostra in travertino, sormontato da un timpano curvilineo spezzato che presentava al centro lo stemma della famiglia Peretti, oggi all’interno della chiesa. Sopra il portale è collocato lo stemma papale di Sisto V: il leone rampante che stringe un ramo di pero, sormontato dai simboli papali delle chiavi decussate e della tiara. 

    L’interno è a pianta quadrata con croce greca inscritta. Lo spazio quadrangolare centrale è delimitato da quattro pilastri sui quali poggiano gli archi di sostegno della cupola e individuano quattro cappelle, sormontate da matronei balaustrati. I due matronei ai lati dell’ingresso comunicano con la cantoria lignea, sopra il portale, dove si trova un organo, costruito nel 1752 da Francesco Fedeli, restaurato nel 2002. L’altare maggiore è costituito da un pannello ligneo dipinto con motivi architettonici illusionistici in modo da creare un effetto prospettico. Inserita in questa cornice è la pala d’altare raffigurante il Martirio di Santa Lucia, olio su tela del XVII secolo. Nelle quattro cappelle della chiesa sono collocati altrettanti altari minori, in stile tardo barocco, collocati nella chiesa nel corso del XVIII secolo. Nella prima cappella a sinistra dell’ingresso, eretta nel 1731 da A. Fraccagnani, F. Palmaroli e F. Ottaviani, è collocato l’altare ligneo dedicato a San Francesco di Paola, con tela del XVII secolo raffigurante il santo. Subito dopo questo altare si trova la tela raffigurante l’Annunciazione, risalente al XVII secolo, poi l’altare di San Giuseppe, con statua lignea del santo, commissionato da Angelo Marconi nel 1754. Subito dopo l’altare principale si incontra la cappella elevata dalla famiglia Ottaviani nel 1754: ospita l’altare dedicato a San Nicola da Tolentino, corredato da una pala raffigurante la Madonna con Bambino, San Nicola e anime del Purgatorio. Lungo la parete destra della chiesa, è posta una tela del XVII secolo, raffigurante la Discesa dello Spirito Santo. A destra, rispetto all’ingresso principale, si trova l’altare in scagliola dedicato a San Vincenzo Ferreri, commissionato da Pietro Ravenna nel XVIII secolo e corredato da una tela raffigurante la Madonna con San Vincenzo Ferreri, recentemente attribuita al pittore fermano Ubaldo Ricci.

  • Santuario di S. Martino al Tesino
    0735.7391 (comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Santuario di S. Martino al Tesino

    La chiesa di San Martino venne fondata dai monaci benedettini dell’abbazia di Farfa probabilmente tra l’VIII e il IX secolo, risultando così una delle più antiche abbazie della provincia di Ascoli Piceno. Probabilmente essa sorge sui resti di un antico tempio pagano, come lascia ipotizzare la porzione di muro in opus caementicium antistante la facciata principale.
    Del complesso medievale di San Martino si è conservata la chiesa in un restauro del XVI secolo. La facciata della chiesa risulta molto lineare, compatta con la sola apertura del rosone centrale e rivela la partizione interna in tre navate: il corpo centrale è più alto ed è delimitato da due semipilastri che si interrompono all’altezza degli spioventi delle navate laterali più basse. Interessante e curioso è il frammento di piede di una statua romana murato al di sopra del portale d’ingresso. L'interno è a pianta basilicale, con abside semicilindrica e copertura a capriate lignee. Le navate laterali sono separate da quella centrale mediante pilastri che sorreggono cinque archi per lato.
    Nell'altare maggiore, rialzato di due gradini rispetto al pavimento della chiesa, è posto un affresco staccato raffigurante una Crocifissione con Madonna, Papa e Santo Vescovo, databile probabilmente attorno al XV-XVI sec. Molto interessante è anche l’affresco della Madonna del latte: l’opera originaria, probabilmente risalente al XII-XIII secolo, è stata recentemente sottoposta a un accurato restauro che ne ha permesso la leggibilità e ha fatto riaffiorare una bellissima cromia. Le due acquasantiere rappresentano un ottimo esempio di riuso di materiali precedenti: una è ricavata da un cippo quadrato sul quale è scolpito un elmo con corna di montone, l’altra è sorretta da una colonnina e presenta su un lato due colombe che bevono in un calice, sull’altro un animale beccato da un uccello.

  • Chiesa di S. Pio V
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Pio V

    A causa delle ripetute frane e dell'aumento demografico, nella seconda metà del XVIII secolo, si decise di sviluppare la città di Grottammare verso la costa. Il progetto del nuovo assetto urbanistico venne affidato all'architetto Pietro Augustoni  nel 1779, il quale ideò che il nuovo insediamento doveva essere organizzato intorno alla piazza centrale, aperta sulla Via Lauretana, e ospitante la nuova chiesa dedicata a San Pio V. I lavori di edificazione della chiesa ebbero inizio nel 1780 e seguirono in una prima fase il progetto originario, come si può vedere nella navata centrale e nell’abside. La costruzione si protrasse a lungo: infatti tra il 1847 e il 1850 la chiesa fu ampliata e a questo momento costruttivo risale il completamento della navata centrale e la realizzazione della nuova facciata progettata dall’architetto Virginio Vespignani. Invece, la costruzione del campanile fu iniziata nel 1929 e completata nel 1955 su disegno dell’architetto Emilio Ciucci.


    La facciata della chiesa, ispirata alle chiese romane del Vignola, è realizzata in mattoni a faccia a vista ed è divisa in due ordini, sottolineati da un cornicione aggettante decorato da dentelli. Nella sommità del prospetto, terminate con un timpano triangolare, è posto un rosone semicircolare sormontato da un orologio. L’ordine inferiore è scandito da quattro lesene ioniche che imitano il protiro classico e, al centro, il portale che ripete nella sua cornice architettonica il motivo del timpano triangolare. Il portale è un'opera moderna, poichè progettato dallo scultore Aldo Sergiacomi nel corso del XX, ma realizzato solo dopo la sua morte dalla sua collaboratrice, Fausta Derna Perozzi, e donato alla chiesa da Diego Scartozzi. Qui sono raffigurati: la Sacra Giubilare, la salita al seggio pontificio di Sisto V, San Francesco d’Assisi, il patrono di Grottammare San Paterniano, Santa Teresa e San Umberto, a ricordo dei genitori del committente.


    L’interno è molto ampio e luminoso e presenta una pianta a croce latina, con una navata centrale terminante con un’abside e due navate laterali, separate dalla principale con archi a tutto sesto. All’incontro tra navata principale e transetto si colloca la cupola, con copertura a ombrello a otto falde su tamburo ottagonale. Le pareti della navata principale ospitano la Via Crucis in ceramica di Cleto Capponi e l’ambone dello scultore Ubaldo Ferretti. Un pregevole battistero architettonico, culminante con una statua lignea raffigurante San Giovanni Battista è contenuoto nella chiesa.
    La pala dell’altare maggiore, opera del pittore recanatese Luigi Falconi, rappresenta San Pio V in preghiera davanti alla Vergine, nell’atto di ringraziare la Vergine Maria per la vittoria della flotta cristiana su quella turca. Al di sotto della pala, nella zona absidale, si trova il coro ligneo e il seggio ligneo. Altre pitture di pregio sono la tela raffigurante la Madonna, San Domenico e Santa Caterina di Luigi Fontana (1827-1908) e quella con San Filippo Neri del Felici.
    Inoltre nella chiesa si conserva anche un pregevole organo realizzato nel 1784 da Gaetano Callido per la Chiesa di Santa Maria ai Monti e trasferito nella chiesa di San Pio V nel 1864, in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi seguite all’unificazione dell’Italia.

  • Chiesa di S. Agostino
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Agostino

    La chiesa, molto probabilmente dono della comunità, fu fatta costruire dai padri agostiniani tra la fine del XV secolo e il 1517, come testimoniato da un mattone della facciata sul quale è stata posta questa data. Venne consacrata nel 1530 dal Vescovo di Fermo, Monsignor Gaddi. 

    Il complesso agostiniano, costituito dalla chiesa e dall’annesso convento, occupa l’area dove sorgeva una precedente chiesa e la sua edificazione la si ebbe in consegueanza al trasferimento dei monaci agostiniani dalla loro originaria sede franante. Il convento venne soppresso con bolla papale il 10 aprile 1653 in seguito alla decisione del Papa Innocenzo X, che aveva stabilito la soppressione dei piccoli conventi con meno di sei frati. Con l'Unità d'Italia seguì una nuova soppressione.

    Il prospetto della chiesa è sobrio ed essenziale, privo di qualsiasi elemento decorativo. La facciata, a due falde, è realizzata con con mattoni irregolari di dimensioni variabili e da materiale di recupero, rappresentato da antiche pietre incise e da lapidi con iscrizioni frammentarie. Nella sua parte sommitale  sono posti alcuni bacili in maiolica disposti a croce, secondo l'uso agostiniano. L'abside, orientato verso il mare, ha un assetto fortificato, con merlatura e due contrafforti.
    L'interno della chiesa è a pianta longitudinale a navata unica e coperta da capriate lignee. Attualmente nella chiesa sono visibili tre altari, ma probabilmente nel XVII sec. ne possedeva dieci, come testimoniato da alcuni documenti relativi alle visite pastorali.
    A destra dell’ingresso è situato un affresco, oggi parzialmente nascosto, raffigurante una Madonna della Misericordia, riferibile alla bottega di Vincenzo Pagani e probabilmente un ex-voto per lo scampato pericolo in occasione dell’attacco dei pirati. Sulla parete a destra dell’ingresso, sopra una nicchia, si può osservare la cosiddetta Lunetta della Natività, un dipinto del quale si legge solo la figura della Vergine in una scena che, forse, comprendeva anche le figure di S. Giuseppe e il Bambino in uno sfondo paesaggistico campestre. Subito dopo si trova l’altare fatto erigere nel 1741 da Francesco Palmaroli e ornato dalla cosiddetta Pala Palmaroli, che rappresenta una Sacra Conversazione, recentemente attribuita al pittore Filippo Ricci.
    L'altera maggiore presenta una struttura architettonica lignea di gusto barocco che racchiude due dipinti: quello superiore, di forma rettangolare, rappresenta una Pietà con San Nicola di Bari, mentre quello inferiore, di forma ovale, raffigura le Anime purganti. L’altare copre interamente l’abside retrostante, che ospita un coro ligneo. Più recente è, invece, il percorso della Via Crucis, opera dello scultore grottammarese Pericle Fazzini (1913-1987).
    Su un palco, sopra la porta d’ingresso, è posto un organo della prima metà del XIX secolo, di autore appartenente forse alla scuola neoclassica veneta.

  • Grottammare
    0735/736483
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Grottammare

    Definita la Perla dell’Adriatico, Grottammare si trova al centro della Riviera delle Palme, a sud delle Marche. La cittadina sorprende il visitatore per il verde delle pinete e delle palme, lo spettacolo degli oleandri e degli aranceti, le ville liberty e le spiagge di sabbia finissima attrezzate con numerosi stabilimenti balneari. La località è ideale per gli amanti dello sport; in particolare l’ampia pista ciclabile, che per alcuni tratti è a ridosso del mare, la collega a sud con San Benedetto del Tronto-Porto d’Ascoli e a nord con Cupra Marittima e Pedaso, per un totale di circa 20 km.
    La cittadina è adagiata ai piedi dell’altura del Monte Castello su cui si trova il nucleo medievale. Il borgo medievale si sviluppa attorno a piazza Peretti, sulla quale si affacciano il Palazzo Priorale, l'Altana dell'Orologio, il Teatro dell'Arancio, l'elegante loggia e lo splendido belvedere. Poco distante si trova la seicentesca chiesa di Santa Lucia, fatta erigere da Camilla Peretti in memoria del fratello Sisto V Felice Peretti divenuto papa. Al medesimo è dedicato il Museo Sistino allestito nella Chiesa di San Giovanni Battista. Nella passeggiata lungo le mura si può visitare il restaurato Torrione della Battaglia, che ora custodiscemolte opere del nativo Pericle Fazzini, uno dei più grandi artisti del Novecento. 

     

     

  • Grottammare alta
    0735.7391
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Grottammare alta

    Una piacevole passeggiata consente di raggiungere Grottammare alta, l’originario borgo medievale a picco sul mare, raccolto sul ciglio di un colle, con rustiche case e piccole vie, dove si espande il profumo degli aranceti. Lungo il cammino che vi conduce si trova la seicentesca villa del Cardinale Decio Azzolino, dove soggiornò Cristina di Svezia.
    A seguito dell’espugnazione della città nel 1525 da parte del pirata Dulcigno, il borgo fu fortificato con mura, porte e un Torrione detto della battaglia. Attualmente esso ospita molte delle opere del nativo scultore del vento, uno dei più grandi artisti del Novecento, Pericle Fazzini. Nella Chiesa di Sant’Agostino del XVI secolo è conservata una Madonna della Misericordia di Vincenzo Pagani (1577). Nella vicina Piazzetta Peretti si gode di una vista eccezionale dal portico balconato dell’edificio che ospita lo storico Teatro dell’Arancio, nei cui pressi sorge la Torre dell’Orologio. Merita una visita la nobile Chiesa di Santa Lucia (1597) fatta erigere da Camilla Peretti in memoria del fratello Sisto V Felice Peretti divenuto papa. Al medesimo è dedicato il Museo Sistino allestito nella Chiesa di San Giovanni Battista. Nella collina che domina il borgo si trovano i resti di una Rocca eretta nei secoli IX-X.

  • Giardini di Villa Sgariglia

    La villa è situata a meridione dell’abitato di Grottammare, lungo la pendice collinare di fronte alla costa. Uno stemma in ferro posto sopra il portone di ingresso riporta una scritta che ricorda l’acquisto avvenuto nel 1793 da parte di Pietro Sgariglia della proprietà, fino ad allora appartenuta ad un altro membro della famiglia. Con questo acquisto la proprietà, compreso il giardino, fu probabilmente ampliata e ristrutturata. Altri ampliamenti che interessarono il giardino furono eseguiti nel XIX secolo, con l’aggiunta di nuovi ambienti.
    Villa Sgariglia offre uno dei più interessanti esempi di giardino settecentesco della Regione.
    Si trova alle spalle della villa, venne progettato da Lazzaro Giosafatti e presenta un andamento irregolare a terrazzi, dovuto all’andamento orografico del terreno. Questa configurazione èabilmente sfruttata per creare un giardino in forma di vero e proprio teatro verde.
    Il livello inferiore del giardino, di pianta quadrata, è addossato alla fronte posteriore della villa ed è chiuso alla sua estremità da uno scenografico fondale terrazzato ad apice curvilineo, il quale si eleva, per l’altezza di due piani, ad abbracciare l’intero cavo del giardino. Quest’ultimo risulta chiuso sul lato destro da due terrazzamenti che si appoggiano alla collina, posti alla medesima altezza dei due piani superiori dell’edificio a cui sono raccordati; il lato sinistro, parzialmente limitato dal corpo edilizio, si apre invece alla sua estremità con un balcone che si affaccia direttamente sulla campagna sottostante, creando un grande effetto scenografico.
    Il giardino inferiore è ripartito da vialetti ortogonali in compartimenti piantati ad agrumi, limitati da siepi e arricchiti da sfere e anfore in pietra. Al centro della fronte terminale èposto un vasto bacino lobato con pesci e ninfee, ai cui lati due aperture danno l’accesso ad un sistema di grotte, mentre alle spalle si trova un fondale il cui scopo oltre che decorativo èanche strutturale: serve infatti a sostenere la pendice del colle.
    Nel giardino si trovano piante rare ed esotiche come l’agave, la palma, il fico rampicante e la ninfea.

  • Chiesa di S. Giovanni Battista
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Giovanni Battista

    L'attuale chiesa di San Giovanni Battista venne edificata sul luogo di una preesistente antica fondazione (IX-X secolo), orientata ortogonalmente rispetto all’attuale e di dimensioni ridotte. Si hanno testimonianze di questa nuova chiesa già nel 1391, poi subì un ampliamneto fra il 1620 e il 1624, e un successivo restauro nel 1791 per opera dell'architetto ticinese Pietro Maggi, per volere del vescovo di Ripatransone Bartolomeo Bacher.
    Il progetto previde la completa demolizione della chiesa originaria e il nuovo edificio venne eretto nel 1802, come è testimoniato dal mattone con la data incisa collocato sul lato occidentale. Il progetto del Maggi era caratterizzato da linee architettoniche sobrie e rigorose, secondo gli austeri canoni delle regole architettoniche controriformiste, riaffermate nella metà del Settecento, negli anni del pontificato di Benedetto XIV.
    Infatti la facciata è semplice sia per lo stile architettonico che per il materiale costruttivo. Il prospetto è concluso da un timpano triangolare e presenta il tradizionale ordine a fascia, evidenziato da una cornice modanata e da lesene leggermente aggettanti che salgono fino al frontone e che tripartiscono la facciata. Si aprivano nella muratura quattro nicchie, disposte simmetricamente che avrebbero dovuto accogliere altrettante statue e un’ampia finestra quadrangolare centrale che ripete le forme del portale sottostante. La chiesa presenta tre ingressi che ripropongono il typum Trinitatis delle basiliche paleocristiane e al tempo stesso contribuiscono ad accrescere la molteplicità di prospettive della piazza, con le vie, le porte, gli archi che si aprono tra gli edifici che ne delimitano lo spazio come in una scena del teatro classico.

    L'interno è ad un'unica navata coperta con una volta a botte ribassata, scandita in cinque campate che si contraggono alle estremità. Le pareti della chiesa sono interamente ornate da una trabeazione dorica su lesene, semicolonne e colonne scanalate e rudentate che si staccano dalla parete per sottolineare il presbiterio e la campata d’ingresso. L’altare principale, realizzato dal Maggi, è perfettamente inserito della struttura perimetrale della chiesa e se ne differenzia solo per il timpano triangolare sporgente che determina una struttura a edicola classica. La nicchia centrale ospita la statua lignea della Madonna Addolorata. Ai lati dell’altare maggiore sono presenti due coretti con grate lignee a fogliami che erano accessibili dall’attiguo palazzo e realizzate dopo il 1804, quando le autorità ecclesiastiche ne permisero l’apertura in cambio di una servitù di passaggio per il pievano. La chiesa presenta anche due altari laterali con i busti reliquiari di Santa Lucia e di San Giovanni Battista, entrambi in stile barocco.
    Nella cantoria, sopra la bussola d’ingresso, si trova un organo donato dal vescovo grottammarese Vincenzo Franceschini, che aveva ricevuto il battesimo nella chiesa. L’organo, attribuito a Carlo Carletti (1828-1895), sostituì nel 1884 uno strumento più antico, mantenendone la cassa che presenta infatti caratteri databili alla metà del XVIII secolo. L’attuale decorazione dell’aula, che ha modificato profondamente l’originaria percezione interna, risale, invece, agli inizi del secondo decennio del XX secolo ed è opera del pittore sambenedettese Giuseppe Pauri. L’artista ha tracciato in due tondi della volta il suo nome e la data dell’intervento.
    Il programma iconografico della chiesa è visibile nelle decorazioni del soffitto: si inizia, al di sopra dell’altare maggiore, con un dipinto raffigurante San Giovanni nel deserto e, ai lati, i due patroni di Grottammare, San Patrizio, a destra, e San Paterniano, a sinistra, si continua poi nella volta della navata con la Glorificazione di San Giovanni Battista e il Compianto di Cristo.

    Museo Sistino di Grottammare

    Dal 2002, dopo un lungo restauro, la chiesa è stata riaperta e ospita il Museo Sistino di Grottammare, una delle sedi della rete dei Musei Sistini del Piceno. Il museo conserva dipinti, arredi, suppellettili ecclesiastiche e opere cartacee, provenienti soprattutto dalle chiese di Grottammare.

  • Museo Sistino
    347 3804444
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Museo Sistino
    Il museo, collocato fino al 2002 nella chiesa di Sant'Agostino a Grottammare, è ora ospitato nella Chiesa di San Giovanni Battista, che ha accolto la collezione originaria arricchendosi di altri pregevoli pezzi. Il museo, inserito nella rete di musei di arte sacra, promossa dalle Diocesi di San Benedetto del Tronto, Ripatransone e Montalto Marche, ripropone oggetti che testimoniano il felice rapporto tra il pontefice Sisto V, nativo di Grottammare, e la sua terra. 
  • Grottammare
    0735.631087
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Grottammare
    Nel litorale del Comune di Grottammare sono presenti 31 spiagge libere:


    - spiaggia libera n. 1, prima della concessione n. 1;

    - spiaggia libera n. 2, tra la concessione n. 8 e la n. 9;

    - spiaggia libera n. 3, tra la concessione n. 9 e la n. 10;

    - spiaggia libera n. 4, tra la concessione n. 10 e il circolo nautico n. 1;

    - spiaggia libera n. 5, tra la concessione n. 15 e la n. 16;

    - spiaggia libera n. 6, tra la concessione n. 16 e l’area di rimessaggio libero delle imbarcazioni n. 1;

    - spiaggia libera n. 7, tra la concessione n. 17 e la n. 18;

    - spiaggia libera n. 8, tra la concessione n. 22-23 e la n. 24;

    - spiaggia libera n. 9, tra la concessione n. 24 e la n. 25;

    - spiaggia libera n. 10, tra la concessione n. 25 e la n. 26;

    - spiaggia libera n. 11, tra la concessione n. 26 e la n. 27;

    - spiaggia libera n. 12 tra la concessione n. 27 e la n. 27/C;

    - spiaggia libera n. 13 e 14 tra la concessione n. 27/B e la n. 27/D;

    - spiaggia libera n. 15 tra la concessione n. 35 e la n. 35/BIS;

    - spiaggia libera n. 16 tra la concessione n. 35/TER e la n. 36;

    - spiaggia libera n. 17 tra la concessione n. 36 e la n. 37;

    - spiaggia libera n. 18, 19 e 20 tra la concessione n. 37 e la n. 38;

    - spiaggia libera n. 21 tra la concessione n. 39 e la n. 40;

    - spiaggia libera n. 22 tra la concessione n. 41 e la n. 42;

    - spiaggia libera n. 23 tra la concessione n. 42 e la n. 43;

    - spiaggia libera n. 24 tra la concessione n. 43 e la n. 44;

    - spiaggia libera n. 25 tra la concessione n. 46 e la n. 47;

    - spiaggia libera n. 26 tra la concessione n. 49 e la n. 51;

    - spiaggia libera n. 27 tra la concessione n. 53 e la n. 54;

    - spiaggia libera n. 28 tra la concessione n. 54 e il circolo velico n. 2;

    - spiaggia libera n. 29 tra il circolo velico n. 2 e la concessione n. 56;

    - spiaggia libera n. 30 tra la concessione n. 58 e l’area di rimessaggio libero delle imbarcazioni n. 2;

    - spiaggia libera n. 31 tra il circolo velico n. 3 e il confine con il Comune di Cupra Marittima.
  • Il Vecchio Incasato di Grottammare, Teatro dell'Arancio e Antiche Logge

    La caratteristica cittadina è una delle più note località balneari della Riviera delle Palme e della costa marchigiana. Adagiata ai piedi dell'altura di Monte Castello, su cui è posizionata la parte antica e fortificata denominata Vecchio Incasato, Grottamare si presenta con tutto il suo fascino romantico.  Un luogo ideale per i fiori d’arancio. Il suo centro storico offre uno scenario originale per sposarsi in rito civile: qui si trovano il Teatro dell’Arancio, uno dei settantatre teatri storici presenti nelle Marche, e, nella piazzetta, le antiche logge. Il panorama che si apre da questo luogo è stupendo e veramente suggestivo.

  • Acquasanta Terme
    0736.801262
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Acquasanta Terme

    Acquasanta Terme è un comune della provincia di Ascoli Piceno che si trova lungo la via Salaria, strada consolare del sale che collega Ascoli Piceno a Roma, dove il torrente Garrafo confluisce nel Tronto. La località è inserita in un particolare contesto naturale, caratterizzato da colline e dalle montagne del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nel cui territorio è compresa, e dai Monti Sibillini.

    Gli amanti delle escursioni troveranno meta ideale tra i suoi boschi di castagni, abeti, faggi e querce. A partire dalle frazioni Pito, Pozza e Umito si possono raggiungere le suggestive mete del Parco della Laga quali le cascate della Volpara e Prata, e la Macera della Morte.

    Le castagne, i funghi e i tartufi dei boschi che la circondano sono apprezzati dagli amanti della buona tavola. 

    La località è conosciuta sin dal tempo dei Romani per le sue preziose acque termali. Il complesso termale propone un accattivante pacchetto di trattamenti (fangoterapia, centro benessere, centro estetico, piscina solfurea, ecc.).

    Il territorio comunale è inoltre arricchito dalla presenza di importanti bacini estrattivi di travertino.

    Acquasanta propone anche interessanti itinerari di tipo culturale, come l’affascinate Castel di Luco, una fortezza a pianta ellittica edificata nel XIV secolo, situata a breve distanza dal centro abitato, eretta sul bordo di uno sperone roccioso (a seguito del sisma del 2016 la struttura è stata danneggiata). Dell’epoca romana rimangono monumenti imponenti quali il ponte sul Garrafo, primo ponte in pietra della Salaria, ad una sola arcata a tutto sesto che sorregge ancora un ponte sovrapposto dell'Ottocento. Nella frazione Ponte d’Arli si possono ammirare i muraglioni romani di sostegno della Salaria del periodo augusteo e il cinquecentesco Ponte Vecchio, edificato dai maestri Comacini nel più rigoroso rispetto dei sistemi costruttivi utilizzati dai romani, singolare esempio di connubio tra architettura civile ed ambiente naturale. In adiacenza al ponte vi è un mulino ad acqua del XVII secolo.

    Tra gli edifici religiosi si ricordano, nel centro città, la Chiesa di San Giovanni Battista, con due dipinti di Giulio Cantalamessa, pittore e critico d’arte dell’ 800 ascolano, e la Chiesa a pianta circolare di Santa Maria Maddalena, risalente al XIV sec., la quale conserva all’interno una Maddalena, dipinto settecentesco di Cardi da Cagli. Nelle frazioni, invece, la Chiesa di San Giovanni ad Acquasanta (XIII secolo) con pala d'altare di Cola dell'Amatrice; la Chiesa di San Lorenzo a Paggese (XIII secolo) con un pregevole Trittico cinquecentesco “La Madonna con il Bambino tra S.Marco e S.Lorenzo” attribuito a Pietro Alemanno, un baldacchino in travertino del XIV secolo di pregevole fattura e le splendide pietre tombali in travertino incastonate nel pavimento della chiesa; la duecentesca abbazia-monastero farfense di San Benedetto nella frazione Matera con resti di affreschi a Valledacqua.

    Si ricorda inoltre, per gli interessati alla storia, il Cimitero partigiano internazionale di Pozza, situato a metà strada tra le due frazioni di Pozza ed Umito, dedicato alle vittime dell'eccidio nazifascista qui compiutosi nella notte tra il 10 e l’11 marzo 1944, vi sono sepolte le spoglie di 36 partigiani e di una bambina di nemmeno un anno.

    Tra le feste tradizionali si ricorda il Carnevale storico del Piceno che fa tappa nelle frazioni di Pozza e Umito. Nel periodo estivo, il simposio di scultura "Le forme del travertino” e il 10 agosto la Festa di San Lorenzo, con la rievocazione storica in costume e la cena medievale nella piazza di Paggese. Si svolgono inoltre la Festa d’Autunno, che si tiene la terza domenica di ottobre e consiste in una coloratissima mostra-mercato dei prodotti del bosco oltre a mostre fotografiche e spettacoli a tema e, nel periodo natalizio, la Rassegna dei Presepi Artigianali del piccolo borgo di Quintodecimo.

    Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili. Per informazioni scrivere al Numero Verde del Turismo della Regione Marche (numeroverde.turismo@regione.marche.it) o contattare i telefoni indicati.

  • Monastero di San Benedetto in Valledacqua
    0736.801262 (Comune)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Monastero di San Benedetto in Valledacqua

    Immerso fra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga sorge il Monastero di San Benedetto in Valledacqua risalente al 970 d. C.
    Nasce dai resti dell'antica Abbazia dei monaci di Farfa, costruita alla fine del X secolo, di cui sono ancora ben visibili gli armoniosi affreschi riscoperti sulle pareti. La facciata molto semplice presenta una torretta a vela risalente con tutta probabilità al secolo XIII. 
    Il sisma del 1972 ha danneggiato profondamente l’intero complesso che, grazie ai restauri a cura della Curia Vescovile di Ascoli e del Ministero dei Beni Culturali, è recentemente tornato ai suoi antichi splendori. 
    Completamente restaurato nel 2002, ospita una comunità femminile di Monache Camaldolesi. Oggi la vita monastica si esprime attraverso la liturgia, guidata dalla Comunità femminile della Congregazione Benedettina Camaldolese.

    Il Monastero include la foresteria, composta da 38 camere, aperta tutto l'anno e che accoglie quanti desiderano condividere l'esperienza di preghiera con la comunità monastica in comunione con Dio.